Il petrolio sale tra le nuove minacce iraniane alle petroliere

Il petrolio sale tra le nuove minacce iraniane alle petroliere
Il petrolio sale tra gli attacchi iraniani e i rischi per l'offerta saudita

​I prezzi del petrolio sono saliti mercoledì, dopo che nuovi attacchi contro le navi nei pressi dello Stretto di Hormuz e un attacco a un impianto di Saudi Aramco hanno accresciuto i timori sulle forniture energetiche mediorientali. Il passaggio dell'Iran a nuove tattiche contro le navi commerciali ha aumentato l'incertezza sulla sicurezza di una rotta cruciale per le esportazioni globali di petrolio.

Punti chiave

  • Il petrolio sale mentre l'Iran intensifica gli attacchi alla navigazione nel Golfo.
  • Gli attacchi degli Houthi aumentano i rischi per gli asset energetici sauditi.
  • Le esportazioni russe di diesel offrono un sollievo limitato all'offerta.

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I futures sul greggio Brent di dicembre sono saliti dello 0,24%, a 105,94 $ al barile, mentre i futures sul West Texas Intermediate di novembre hanno guadagnato l'1,20%, a 95,27 $. Entrambi i benchmark sono avanzati mentre i trader valutavano l'escalation delle minacce alla navigazione regionale e alle infrastrutture energetiche saudite, sebbene i rialzi siano stati più contenuti rispetto a quelli registrati a inizio sessione, riferisce Reuters.

L'Iran cambia tattica mentre aumentano le minacce alla navigazione

Funzionari iraniani hanno riconosciuto l'adozione di metodi diversi per colpire le navi commerciali; uno di loro ha indicato che il cambiamento è iniziato circa 10 giorni fa. La strategia mira a mantenere la pressione sui mercati petroliferi mentre Washington cerca di contenere i costi dell'energia in vista delle elezioni di metà mandato negli Stati Uniti. Sebbene i funzionari abbiano fornito pochi dettagli operativi, gli incidenti recenti suggeriscono che la navigazione commerciale rimane vulnerabile, mentre proseguono gli sforzi militari per proteggere le rotte marittime della regione.

Una nave portacontainer è affondata a sud dello Stretto di Hormuz dopo aver presumibilmente urtato una mina navale e aver preso fuoco, secondo la Marina delle Guardie Rivoluzionarie iraniane. L'incidente è seguito alle segnalazioni dell'UK Maritime Trade Operations, secondo cui una petroliera e un'altra nave portacontainer erano state colpite da proiettili non identificati all'interno dello stretto. Nel complesso, gli attacchi hanno riacceso i timori di interruzioni della navigazione, aumento dei costi assicurativi e possibile riduzione delle esportazioni energetiche.

L'attacco a Saudi Aramco alimenta i timori sull'offerta regionale

Il conflitto si è esteso anche all'Arabia Saudita, dove le forze Houthi allineate con l'Iran hanno colpito un edificio amministrativo di Saudi Aramco a Dhahran. Le autorità saudite hanno riferito di un incendio di entità limitata, mentre gli Houthi hanno continuato a lanciare missili e droni in ritorsione per il sostegno saudita alle forze governative yemenite.

Secondo quanto riferito, l'aeroporto internazionale di Riyadh è stato colpito quattro volte nell'ultima settimana, compreso un attacco sabato che ha causato 13 vittime. Sebbene l'incidente di Aramco non abbia provocato una grave interruzione della produzione di greggio, l'ampliamento degli obiettivi ha aumentato l'incertezza sulle infrastrutture energetiche regionali.

Le forniture di diesel russo offrono un sollievo limitato

La prospettiva di ulteriori esportazioni russe di carburante potrebbe moderare i rialzi del petrolio, ma l'impatto immediato appare limitato. Il presidente Donald Trump ha annunciato venerdì scorso che la Russia aveva accettato di fornire diesel ai mercati internazionali, spingendo Washington ad allentare temporaneamente le restrizioni sulle esportazioni russe di carburante. Tuttavia, l'Agenzia internazionale dell'energia ha indicato che l'insufficiente capacità operativa delle raffinerie impedirebbe alle modifiche di migliorare in modo significativo la disponibilità globale di diesel.

Secondo l'AIE, la produzione russa di greggio è aumentata di 65.000 barili al giorno a settembre, raggiungendo 8,43 milioni di barili giornalieri, ma è rimasta inferiore di 870.000 barili al giorno rispetto al livello dell'anno precedente. Questi dati suggeriscono che le ulteriori forniture russe potrebbero fare poco per compensare potenziali interruzioni delle esportazioni energetiche mediorientali.

Per i mercati petroliferi, la principale preoccupazione resta il rischio di interruzioni prolungate della navigazione nei pressi dello Stretto di Hormuz e di ulteriori attacchi alle infrastrutture saudite. Anche in assenza di perdite produttive significative, l'instabilità persistente potrebbe aumentare i costi di trasporto e mantenere sotto pressione i prezzi globali dell'energia.

In precedenza, avevamo riferito che gli attacchi degli Houthi contro l'Arabia Saudita alimentano i timori di una guerra più ampia in Medio Oriente.

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