Italia, oltre metà della popolazione si colloca sotto il ceto medio secondo l'indagine Ipsos per Legacoop

Italia, oltre metà della popolazione si colloca sotto il ceto medio secondo l'indagine Ipsos per Legacoop
Metà Italia sotto il ceto medio

La fragilità economica e sociale si amplia in Italia e coinvolge ormai una quota crescente di famiglie che non si riconoscono più nel ceto medio. L'indagine FragilItalia 2026 rileva che il 54% degli italiani si posiziona sotto questa soglia, segnalando pressioni su reddito, lavoro, casa, salute e prospettive future.

Punti chiave

  • Italia registra un crollo del ceto medio con solo il 37% stabile e il 34% in caduta secondo l'indagine Ipsos-Legacoop FragilItalia 2026.
  • Il 68% degli italiani si sente economicamente più fragile rispetto a cinque anni fa e il 25% ha difficoltà ad arrivare a fine mese.
  • Le difficoltà economiche impattano consumi e accesso a servizi essenziali: il 26% rinuncia a cure mediche, il 29% rinvia manutenzioni e il 23% prova solitudine.

Indagine su reddito, lavoro e mobilità sociale

Come riportato da Teleborsa, il quadro emerge da FragilItalia 2026, l'indagine realizzata da Ipsos per Legacoop sulle povertà contemporanee. La rilevazione indica che il 34% degli italiani si definisce "in caduta", il 16% fragile e il 4% lower class, mentre il 25% dichiara di essere sceso nella scala sociale e solo il 7% ritiene di avere migliorato la propria posizione.

Il rapporto descrive questa dinamica come una progressiva "de-cetomedizzazione", con il ceto medio in caduta al 34%, ormai vicino al ceto medio fermo al 37%. La povertà, secondo questa lettura, non appare più come una condizione statica ma come un percorso di arretramento che coinvolge in misura crescente anche chi lavora e mantiene una casa.

La percezione di vulnerabilità risulta diffusa: il 68% degli intervistati si sente economicamente più fragile rispetto a cinque anni fa. Inoltre il 25% ha difficoltà ad arrivare a fine mese, il 19% rinuncia a spese necessarie e il 17% afferma che non sarebbe in grado di sostenere una spesa imprevista di 600 euro.

Il lavoro resta uno dei principali fattori di pressione sui bilanci familiari. Il 39% giudica il proprio stipendio insufficiente rispetto al costo della vita, quota che sale al 49% tra i 31 e i 50 anni, al 50% nelle Isole e al 54% nel ceto popolare.

Impatto su consumi essenziali, casa e coesione sociale

Le difficoltà economiche si riflettono direttamente sui bisogni essenziali e sui consumi. Il 26% ha rinunciato a cure mediche o dentistiche per ragioni economiche, percentuale che raggiunge il 57% nel ceto popolare; il 29% ha rinviato la manutenzione della casa o dell'auto e il 22% l'acquisto di vestiti o calzature necessari.

Nel ceto popolare il 23% dichiara inoltre di avere ridotto qualità e varietà dell'alimentazione. Anche il fronte abitativo mostra segnali di vulnerabilità, con il 31% che rimanda lavori di manutenzione necessari per motivi economici, mentre solo un intervistato su quattro si sente in una condizione abitativa stabile e sicura.

La ricerca segnala poi una dimensione non solo materiale delle nuove povertà. Negli ultimi dodici mesi il 24% ha avuto poche o nessuna occasione di socialità e il 23% si è sentito solo; tra le condizioni di difficoltà che hanno colpito direttamente l'intervistato o il suo nucleo familiare, dopo i problemi economici al 29%, emergono il senso di vuoto o la mancanza di prospettive al 21%, le difficoltà di accesso alle cure sanitarie al 19% e l'isolamento o la solitudine al 15%.

Secondo il presidente di Legacoop, Simone Gamberini, questi dati indicano che la povertà riguarda sempre meno soltanto le fasce marginali e sempre più una parte della società che vede ridursi sicurezze, opportunità e fiducia nel futuro. Sul piano generazionale, nel ceto popolare il 48% teme che i propri figli scenderanno ulteriormente nella scala sociale, un segnale che amplia le implicazioni del fenomeno per il modello di sviluppo del Paese.

Nella nostra precedente analisi sulla povertà assoluta in Italia nel 2025 abbiamo evidenziato che il fenomeno resta su livelli elevati, coinvolgendo oltre 5,4 milioni di persone, con un’incidenza sostanzialmente stabile rispetto al 2024. L’approfondimento metteva in luce forti differenze legate a cittadinanza e composizione familiare, e sottolineava come istruzione e lavoro continuino a rappresentare fattori di protezione importanti.

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