Miliardi rubati: Come la Corea del Nord trae profitto dalle criptovalute

Miliardi rubati: Come la Corea del Nord trae profitto dalle criptovalute
Come la Corea del Nord acquisisce le criptovalute

La Repubblica Popolare Democratica di Corea (RPDC) fa regolarmente notizia, e quasi sempre per le ragioni sbagliate. Il Paese isolato ha guadagnato notorietà grazie ai suoi aggressivi attacchi informatici. Negli ultimi 20 anni, la Corea del Nord ha rubato miliardi di dollari in criptovalute, collocandosi tra i primi cinque Stati detentori di BTC a livello mondiale.

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Per anni, la Repubblica Democratica Popolare di Corea è stata uno Stato paria, che ha dovuto affrontare pesanti sanzioni internazionali e l'isolamento diplomatico a causa delle violazioni dei diritti umani e dei test sulle armi nucleari. All'interno del Paese persiste un duro regime totalitario, caratterizzato da un culto della personalità, da libertà limitate e da una totale censura di Stato. Ai cittadini è negato l'accesso al mondo esterno, compresi Internet, i media indipendenti e la comunicazione globale.

Nonostante l'isolamento, la Corea del Nord si è adattata molto bene a nuove forme di attività economica segreta. Oltre al tradizionale contrabbando di armi e al commercio illecito, il Paese sfrutta ora la tecnologia informatica per generare entrate.

I gruppi di hacker più famosi della Corea del Nord

Gli hacker nordcoreani sono diventati una minaccia globale, prendendo di mira banche e istituzioni strategiche, ma soprattutto società di criptovaluta. Il gruppo più famoso è il Lazarus Group, responsabile di una serie di cyberattacchi globali di alto profilo. È stato collegato all'hack di Sony Pictures del 2014, all'attacco ransomware WannaCry del 2017 e a numerosi furti di criptovalute.

Oltre a Lazarus, altri gruppi attivi includono APT38, che si concentra sulle rapine alle cyberbanche, e Andariel, che conduce spionaggio militare e governativo. Questi gruppi operano con un alto grado di organizzazione e, secondo le agenzie di intelligence occidentali, sono coordinati dal principale organo di intelligence della Corea del Nord, il Reconnaissance General Bureau.

Quanta criptovaluta ha rubato la Corea del Nord?

Secondo il National Intelligence Service della Corea del Sud, gli hacker nordcoreani hanno rubato 1,5 miliardi di dollari in criptovalute tra il 2015 e il 2023. Una parte di questi fondi ha sostenuto il programma di missili balistici del Paese. Gli sforzi si sono intensificati: TRM Labs ha riferito che solo nel 2023 la Corea del Nord ha rubato oltre 600 milioni di dollari in criptovalute, pari a più di un terzo di tutti gli hack globali di criptovalute.

Le loro tattiche prevedono tipicamente l'ingegneria sociale per accedere alle chiavi private e alle frasi di semina. I fondi rubati vengono convertiti in USDT o Tron e successivamente incassati in fiat.

Negli ultimi anni, gli scambi di criptovalute sono diventati obiettivi primari. Un incidente degno di nota si è verificato nel luglio 2024, quando la borsa indiana WazirX ha subito un exploit.

Gli hacker hanno sfruttato una vulnerabilità della piattaforma per rubare 235 milioni di dollari di token Pepe (PEPE), Gala (GALA) e USDT. La maggior parte dei fondi è stata incanalata attraverso Tornado Cash e convertita in Ethereum.

L'hack di Bybit

Il più grande furto di criptovalute che ha coinvolto hacker nordcoreani è avvenuto di recente. Il 21 febbraio 2025, il Lazarus Group ha rubato circa 1,46 miliardi di dollari in Ethereum da Bybit.

Come hanno fatto? Utilizzando tecniche avanzate, tra cui l'ingegneria sociale, hanno ottenuto l'accesso al sistema di sicurezza della piattaforma e infine ai portafogli Ethereum di Bybit.

I beni rubati sono stati spostati attraverso una complessa rete di portafogli intermediari e piattaforme cross-chain. Gli hacker hanno riciclato oltre 1 miliardo di dollari attraverso THORChain.

Secondo Arkham Intelligence, tutti i fondi Bybit rubati sono stati infine convertiti in Bitcoin. All'epoca, la Corea del Nord deteneva 13.518 BTC per un valore di circa 1,12 miliardi di dollari, entrando così nella top five dei Paesi che detengono Bitcoin, davanti a Bhutan e El Salvador.

Ad oggi, il Paese controlla 12.210 BTC per un valore di 950 milioni di dollari, rimanendo un attore importante e imprescindibile nel panorama globale delle criptovalute.

Controllo e ambizione

A differenza della maggior parte dei Paesi che estraggono, acquistano o sequestrano criptovalute con mezzi legali, la Corea del Nord le ruba semplicemente. Per anni, i gruppi di hacker sostenuti dallo Stato hanno condotto attacchi informatici mirati contro borse, portafogli e piattaforme DeFi in tutto il mondo.

Queste operazioni informatiche non sono solo un mezzo per aggirare le sanzioni, ma sono diventate una pietra miliare dell'economia sommersa del Paese. I fondi, riciclati attraverso i mixer e i protocolli cross-chain, vengono poi convertiti in Bitcoin e incanalati nelle riserve statali.

La Corea del Nord non costruisce piattaforme blockchain, non attrae investimenti e non partecipa allo sviluppo del Web3, eppure è tra i primi possessori di BTC al mondo. Si tratta di un caso unico in cui le criptovalute non sono uno strumento di innovazione, ma un'arma in una guerra cyber-economica volta a sostenere il regime e ad avanzare ambizioni geopolitiche.

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