Italia guida il surplus del nuovo Made in Italy

Italia guida il surplus del nuovo Made in Italy
Made in Italy al top

Il report presentato al ministero delle Imprese e illustrato dalla Fondazione Edison indica che il cosiddetto nuovo Made in Italy porta l'Italia al vertice mondiale per saldo commerciale, con un surplus di 62 miliardi di euro nel 2024. L'analisi colloca davanti a tutti i comparti farmaceutico, alimentare e nautico, mentre il confronto con Germania e Francia mostra un vantaggio rispettivamente di 20,3 e 23,7 miliardi. Il quadro viene proposto come base di confronto sulle potenzialità del sistema produttivo nazionale e sulla sua capacità di diversificazione.

In evidenza

  • Italia guida il surplus del nuovo Made in Italy nel 2025 con un export farmaceutico superiore a 69 miliardi di euro, sostenuto anche da alimentare e nautica.
  • Nei primi nove mesi del 2025, il surplus del nuovo Made in Italy raggiunge 60,8 miliardi di euro, mentre quello tradizionale scende di circa un miliardo rispetto all'anno precedente.
  • L'esclusione di energia e autoveicoli porterebbe l'Italia al terzo posto mondiale per surplus commerciale, ma i costi energetici e la debolezza auto restano principali freni.

Farmaceutica, alimentare e nautica spingono il saldo

La Fondazione Edison suddivide il sistema in tre aggregazioni da quindici categorie di prodotto ciascuna, distinguendo tra beni tradizionali, meccanica e nuovo Made in Italy. In quest'ultima area il contributo maggiore arriva dal farmaceutico, che nel 2025 raggiunge un export superiore a 69 miliardi di euro, insieme a prodotti alimentari e nautica. Nel confronto internazionale, l'Italia occupa nel 2024 il primo posto mondiale per surplus nelle paste alimentari, negli yacht e nei pomodori preparati o conservati. Il Paese si colloca inoltre al secondo posto per vini e spumanti, occhiali, formaggi e latticini.

Il report segnala che il balzo più marcato si concentra proprio nel nuovo Made in Italy. Nei primi nove mesi del 2025 il surplus di questo aggregato arriva a 60,8 miliardi di euro, dopo i 62 miliardi registrati nell'intero 2024. Il dato conferma il peso crescente dei settori ad alto valore aggiunto e di quelli legati all'agroalimentare nelle esportazioni italiane. Per il ministro Adolfo Urso, il quadro rappresenta un punto di partenza per valutare la forza del sistema produttivo.

Beni tradizionali e meccanica mantengono un ruolo rilevante

Nel Made in Italy tradizionale, che comprende tra gli altri l'abbigliamento, l'Italia risulta seconda al mondo nel 2024 con un surplus di 38 miliardi di euro, a distanza dalla Cina che chiude con 210,5 miliardi. Il saldo italiano cresce di 5 miliardi rispetto al 2014, ma il report osserva che l'avanzata di Paesi emergenti come il Vietnam potrebbe mettere sotto pressione questa posizione. Nei primi nove mesi del 2025 il dato risulta inoltre inferiore di circa un miliardo rispetto all'anno precedente. Tra i prodotti tradizionali, il surplus più elevato riguarda borse, valigie, beauty-case e portadocumenti, con export di 10,4 miliardi e import di 3,8 miliardi.

Per la meccanica, l'aggregato Mec chiude con un surplus di 44,7 miliardi di euro, che vale il terzo posto mondiale dietro Cina e Germania. L'export più elevato arriva dagli oggetti di rubinetteria, oltre a caldaie, serbatoi e vasche, per 9,3 miliardi di euro. Il surplus più alto del comparto deriva invece dalle macchine per imballare le merci, a quota 6,7 miliardi. In questo caso, i primi nove mesi del 2025 risultano migliori di 1,2 miliardi rispetto allo stesso periodo dell'anno precedente.

Energia e veicoli frenano il posizionamento italiano nel G20

Secondo la Fondazione Edison, il peso di energia e autoveicoli continua a limitare il ranking complessivo dell'Italia tra i Paesi del G20. Il presidente Marco Fortis afferma che, escludendo queste due componenti, il Paese conquista il terzo posto assoluto per surplus commerciale dietro Cina e Germania. La valutazione mette in evidenza come la struttura industriale italiana resti competitiva in diversi segmenti manifatturieri e ad alta specializzazione. Allo stesso tempo, il report richiama l'attenzione sui costi energetici e sulla debolezza del settore auto come principali zavorre del sistema.

Il quadro che emerge rafforza l'idea di una crescita sempre meno concentrata solo sui comparti storici del Made in Italy. La diversificazione tra farmaci, alimentari di qualità, nautica e meccanica sostiene la tenuta dell'export e amplia la base del surplus commerciale. Per l'industria italiana, questo riequilibrio può tradursi in maggiore resilienza rispetto ai cicli dei singoli settori. Resta però centrale il nodo della competitività energetica per consolidare il vantaggio sui principali partner europei.

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