Italia, la leadership nell'economia circolare non riduce la dipendenza dall'import di materie prime

Italia, la leadership nell'economia circolare non riduce la dipendenza dall'import di materie prime
Circolarità e dipendenza import

L'Italia mantiene nel 2024 il primo posto in Europa per tasso di utilizzo circolare della materia, ma resta la grande economia dell'Ue più esposta alle forniture estere di materie prime. Questa dipendenza spinge il costo delle importazioni verso i 600 miliardi di euro nel 2025 e rafforza il peso della circolarità come leva di sicurezza industriale e competitività.

In evidenza

  • Italia mantiene una forte dipendenza dall'import di materie prime nonostante la sua leadership nell'economia circolare, aggravata dalla crisi dello stretto di Hormuz.
  • Edo Ronchi evidenzia che l'efficienza nell'uso dei materiali, riciclo e modelli di consumo sobri sono ormai imposti da crisi climatica, scarsità e rischi geopolitici.
  • Il rapporto sottolinea che la circolarità ora costituisce elemento centrale di politica industriale italiana per attenuare rincari e rafforzare la competitività in Europa.

Sicurezza degli approvvigionamenti e competitività industriale

La dinamica protezionistica precede la crisi dello stretto di Hormuz, ma quest'ultima la aggrava e la rende ancora più evidente per un Paese fortemente dipendente dall'estero. In questo contesto, la maggiore circolarità dell'economia emerge al centro della conferenza non solo come scelta ambientale, ma come necessità per contenere i rischi sugli approvvigionamenti e sui prezzi.

Edo Ronchi, presidente della Fondazione per lo sviluppo sostenibile, sottolinea che il dibattito sulla riduzione della vulnerabilità legata ai combustibili fossili trascura ancora quella, altrettanto critica, connessa a numerose materie prime strategiche. Secondo Ronchi, un uso più efficiente dei materiali, il riciclo dei rifiuti, il ricorso a riparazione, riutilizzo e uso condiviso, insieme a modelli di consumo più sobri, diventano una condizione imposta non solo dalla crisi climatica e dalla scarsità delle risorse, ma anche dal contesto geopolitico.

Per l'industria italiana, il messaggio del rapporto è che la circolarità assume ormai un ruolo centrale di politica industriale. La capacità di ridurre il fabbisogno di materie prime vergini può attenuare l'esposizione ai rincari internazionali e rafforzare la competitività in un mercato europeo segnato da tensioni geopolitiche e crescente volatilità.

In un nostro precedente approfondimento sulla volatilità del mercato petrolifero, abbiamo esaminato il WTI intorno ai 100 dollari al barile e come i rischi geopolitici legati a Iran e Stretto di Hormuz possano sostenere le quotazioni. Abbiamo anche evidenziato il ruolo delle dinamiche su scorte e politiche di USA, Cina e OPEC+ nel limitare uno shock immediato, pur mantenendo elevata l’incertezza sull’evoluzione dei prezzi nei mesi successivi.

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