Distretto ceramico di Sassuolo chiede all'Ue di rivedere i benchmark Ets per il 2026-2030
Alla vigilia della proposta europea sulla revisione dell'Ets, il distretto ceramico di Sassuolo porta a Bruxelles una posizione comune tra imprese e sindacati sui nuovi parametri per le quote di CO2. Il settore sostiene che i benchmark previsti per il 2026-2030 non riflettano le tecnologie oggi disponibili e rischino di aumentare i costi senza benefici ambientali equivalenti.
In evidenza
- Confindustria Ceramica e i sindacati chiedono all'Ue di mantenere i benchmark Ets attuali per il 2026-2030, definendo i nuovi valori non allineati alla realtà produttiva.
- Secondo stime del settore, l'adozione dei nuovi benchmark farebbe salire i costi Ets per le aziende ceramiche italiane da 70 a 120 milioni di euro l'anno.
- Le imprese avvertono che un Ets più oneroso riduce la competitività del distretto di Sassuolo e rischia di favorire importazioni dall'India e dalla Cina con maggiore carbon leakage.
Richiesta congiunta sui parametri Ets
Come riporta Il Sole 24 Ore, Confindustria Ceramica e Filctem Cgil, Femca Cisl e Uiltec Uil sottoscrivono una posizione condivisa in vista della proposta che la Commissione europea presenta il 10 giugno sulla revisione dell'Emission trading system. Le parti chiedono di mantenere i valori attuali dei benchmark almeno fino alla revisione complessiva del sistema, giudicando i nuovi parametri distanti dalla realtà produttiva del comparto.Nel sistema europeo, i benchmark determinano quante quote gratuite spettano alle imprese esposte alla concorrenza internazionale, per limitare il rischio di delocalizzazione. Se il parametro scende, la quota gratuita si riduce e cresce la parte di permessi da acquistare sul mercato, con un impatto diretto sui costi per un settore ad alto consumo energetico come la ceramica.
Secondo le stime di Confindustria Ceramica e dei sindacati, per le aziende italiane produttrici di piastrelle i nuovi benchmark farebbero salire i costi diretti Ets da circa 70 a 120 milioni di euro l'anno. Le organizzazioni sostengono che questo aumento aggraverebbe una sotto-allocazione di quote già presente, senza produrre una riduzione delle emissioni proporzionata ai maggiori oneri.
Pressione competitiva e timori sul carbon leakage
Il tema torna al centro del confronto nel distretto di Sassuolo anche dopo la riunione della federazione europea dei produttori ceramici tenuta venerdì a Milano Marittima. Per il polo emiliano, indicato come cuore della ceramica italiana ed europea, la revisione dell'Ets incide sulla competitività industriale più che su un semplice passaggio regolatorio.Le imprese ricordano di avere investito oltre 4,3 miliardi di euro negli ultimi dieci anni in innovazione ed efficienza energetica, con un'incidenza media pari al 7% del fatturato. Da qui la richiesta che le risorse generate dall'Ets tornino alle aziende e siano vincolate a ricerca e sviluppo, rinnovabili e investimenti a tutela di competitività e occupazione.
Sul piano politico, il ministro delle Imprese e del Made in Italy Adolfo Urso afferma che la proposta italiana di riforma dell'Ets è stata accolta e che il 10 giugno arriva la proposta europea. Imprese e sindacati avvertono inoltre che, senza correzioni, l'Ue rischia di indebolire la manifattura interna senza ridurre le emissioni globali, favorendo importazioni da India e Cina, dove i livelli emissivi sono più elevati.
Nel nostro precedente articolo sul via libera della Commissione europea al decreto FER X abbiamo ricostruito come l’Italia intenda sostenere fino a 37,15 GW di nuova capacità da rinnovabili mature, attraverso contratti per differenza ventennali con un valore complessivo stimato fino a 23 miliardi di euro. Abbiamo anche evidenziato i prossimi passaggi formali e l’obiettivo di dare maggiore certezza agli investimenti per accelerare la transizione energetica verso i target 2030.
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