Emilia-Romagna rallenta i piani di investimento nel 2026 e chiede meno burocrazia per sostenere la crescita

Emilia-Romagna rallenta i piani di investimento nel 2026 e chiede meno burocrazia per sostenere la crescita
Investimenti rallentano nel 2026

Le imprese dell'Emilia-Romagna continuano a investire anche nel 2026, ma con programmi più selettivi in un contesto segnato da incertezza geopolitica, domanda poco prevedibile e maggior attenzione al rischio. L'indagine annuale di Confindustria Emilia-Romagna indica che gli investimenti programmati scendono a 611 milioni di euro dai 690 milioni del 2025, mentre l'86% delle aziende prevede comunque di investire.

Punti chiave

  • Secondo l'indagine di Confindustria Emilia-Romagna, nel 2026 le grandi imprese riducono gli investimenti del 18%, mentre le piccole li aumentano del 6%.
  • Il 35,6% delle aziende cita l'incertezza geopolitica come ostacolo principale agli investimenti, seguita da burocrazia e difficoltà nel prevedere la domanda.
  • Confindustria propone un taglio del 30% dei tempi autorizzativi per stimolare gli investimenti, con priorità su macchinari (72%), software (64%) e formazione (63%).

Indagine sugli investimenti e ostacoli operativi

Come riportato da Il Sole 24 Ore, il quadro emerge dall'indagine annuale di Confindustria Emilia-Romagna, costruita su 329 imprese con 17,7 miliardi di euro di fatturato. Il presidente regionale Riccardo Fava afferma che le aziende continuano a investire per rafforzare la propria competitività, pur rinviando alcuni progetti e valutando con maggiore cautela i rischi.

Nel 2025 gli investimenti assorbono in media il 4,9% del fatturato, poco sotto il 5,3% del 2024. La flessione dei programmi 2026 non è uniforme, perché le piccole imprese aumentano la spesa del 6%, mentre le medie arretrano e le grandi la riducono del 18%, un andamento che riflette anche cicli di investimento più discontinui nei gruppi maggiori.

Tra i principali fattori che frenano le decisioni figurano l'incertezza geopolitica, indicata dal 35,6% delle imprese, la burocrazia e la difficoltà di prevedere la domanda. Per le medie imprese gli adempimenti rappresentano il principale ostacolo, mentre per le grandi pesa soprattutto la ricerca di competenze adeguate, un elemento che secondo Fava rende il capitale umano sempre più strategico per la competitività regionale.

Priorità industriali e impatto sul sistema regionale

Le priorità di investimento restano concentrate su macchinari, indicati dal 72% del campione, software al 64% e formazione al 63%. Cresce inoltre il peso di digitalizzazione, ricerca e competenze, segnalando che l'investimento industriale si distribuisce sempre più tra capitale fisico, tecnologia e persone.

In questo quadro emerge il ritardo delle imprese più piccole nei progetti di ricerca, sostenibilità e innovazione digitale, una debolezza che secondo Confindustria rischia di ampliare il divario di produttività interno alla regione. Per questo l'associazione propone alla Regione uno "shock burocratico" con un taglio del 30% dei tempi autorizzativi, misura che considera decisiva per dare ulteriore spinta agli investimenti.

Il giudizio sull'azione regionale non è però solo critico. Confindustria riconosce il valore del percorso legato al Patto per il lavoro e per il clima e dello sblocco del Passante di Bologna, ma segnala che restano aperti nodi ritenuti centrali per la crescita industriale, dalla Cispadana alle infrastrutture fino all'energia.

Nel nostro precedente articolo sulle nuove misure del Piano per l’export, abbiamo spiegato come il governo stia rafforzando gli strumenti finanziari per sostenere l’internazionalizzazione delle imprese italiane, dalle joint venture all’estero alla finanza agevolata per l’ingresso in nuovi mercati. L’approfondimento evidenziava anche il ruolo del Fondo 394/81 e di interventi mirati per progetti di transizione ecologica e digitale, oltre a misure a supporto delle aziende esposte a shock geopolitici come la crisi nello Stretto di Hormuz.

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