Eni assume l'operatività di Junin-5 in Venezuela con un contratto da 25 anni
L'intesa rafforza la presenza industriale di Eni in Venezuela e amplia il suo ruolo in uno dei principali bacini petroliferi dell'America Latina. Il gruppo assume la gestione esclusiva dello sviluppo del giacimento Junin-5 nella Faja dell'Orinoco, con un piano che punta a portare la produzione a 400mila barili al giorno entro la fine del decennio.
Punti chiave
- Eni firma con Pdvsa un contratto di 25 anni per l’operatività esclusiva del giacimento Junin-5, sostituendo la joint venture Petrojunín.
- La nuova governance prevede investimenti di circa 1,5 miliardi di dollari l’anno e punta a incrementare la produzione di Junin-5 fino a 400mila barili al giorno entro il 2030.
- Nel 2025 Eni produce circa 64mila barili equivalenti/giorno in Venezuela, con il giacimento di gas Perla che copre il 35% del fabbisogno nazionale di gas naturale.
Sviluppo di Junin-5 e nuova struttura contrattuale
Come riporta Il Sole 24 Ore, Eni firma a Caracas un accordo strategico con la compagnia statale Pdvsa per diventare operatore esclusivo dello sviluppo del giacimento a olio pesante Junin-5. L'intesa assume la forma di un Contrato de Participación Productiva de Hidrocarburos, CPPH, con durata di 25 anni ed eventuale estensione, nel quadro del nuovo assetto normativo introdotto dalla riforma della Legge Organica degli Idrocarburi approvata dall'assemblea di Caracas.Il contratto sostituisce il precedente modello della empresa mixta Petrojunín, partecipata da Eni al 40% e da Pdvsa al 60%, e assegna al gruppo italiano la responsabilità tecnica, finanziaria e commerciale del progetto. Junin-5 è accreditato di riserve per 35 miliardi di barili in posto e produce attualmente circa 12mila barili al giorno.
La nuova governance punta ad accelerare il ramp-up del campo fino a 400mila barili al giorno entro la fine del decennio, con investimenti indicati in circa 1,5 miliardi di dollari l'anno a carico della joint venture. L'accordo formalizza inoltre l'head of terms sottoscritto alla fine di aprile e consolida una presenza che Eni mantiene nel Paese dal 1998, anche nelle fasi di maggiore tensione geopolitica.
Impatto sull'upstream venezuelano e posizione di Eni
Alla firma partecipano l'amministratore delegato di Eni Claudio Descalzi, il presidente di Pdvsa Héctor Obregón, la presidente incaricata venezuelana Delcy Rodriguez, la ministra degli Idrocarburi Paula Henao e il Segretario all'Energia U.S. Chris Wright. La presenza dei vertici istituzionali evidenzia il rilievo geopolitico dell'operazione nel quadro del rinnovato interesse di Washington per il dossier energetico venezuelano.Descalzi definisce l'accordo un nuovo pilastro per il rilancio del settore oil&gas del Paese e afferma che l'operatività diretta su Junin-5 riconosce la capacità di Eni di eseguire rapidamente progetti complessi. Secondo fonti di mercato citate nel testo, considerando l'insieme delle produzioni petrolifere del gruppo, Eni potrebbe raggiungere nel lungo termine 1 milione di barili al giorno.
Nel 2025 Eni registra in Venezuela una produzione di circa 64mila barili equivalenti al giorno, sostenuta soprattutto dal giacimento di gas Perla nella licenza offshore Cardón IV, gestita in joint venture paritetica con Repsol. Quel campo copre circa il 35% del fabbisogno venezuelano di gas naturale, mentre un recente Sustainability Agreement su Cardón IV mira ad aumentare i volumi per il mercato interno e a preparare future quote per l'export. Il perimetro locale include anche il 26% del campo offshore Corocoro, tramite PetroSucre, e la partecipazione in Supermetanol, rafforzando il posizionamento del gruppo nella riapertura dell'upstream venezuelano verso i mercati internazionali.
Nella nostra precedente analisi sul decreto italiano che proroga il taglio delle accise sui carburanti, abbiamo spiegato come il governo intenda finanziare la misura introducendo un anticipo d’imposta del 39% sugli utili distribuiti 2025 dei grandi gruppi energetici con ricavi oltre 20 miliardi di euro. Il provvedimento, con versamento entro il 30 novembre e trasformazione dell’anticipo in credito d’imposta compensabile, si inserisce nel dibattito su un contributo “strutturale” del settore energia e sulla ricerca di strumenti che non penalizzino la competitività nel mercato unico.
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