Le spedizioni a Hormuz affrontano nuove pressioni mentre l’Iran intensifica gli attacchi
I prezzi del petrolio sono saliti mercoledì, mentre una serie crescente di attacchi alle navi nello Stretto di Hormuz ha riacceso le preoccupazioni per una rotta marittima che trasporta volumi sempre maggiori di greggio mediorientale. L’escalation arriva proprio mentre i flussi di petrolio attraverso lo stretto si sono avvicinati ai livelli precedenti alla guerra con l’Iran.
Punti chiave
- Questo mese sono stati segnalati nove attacchi a Hormuz.
- I flussi di petrolio mediorientali sono circa all’80% dei livelli prebellici.
- Le tariffe delle petroliere dal Golfo alla Cina hanno raggiunto 1,3 milioni di dollari al giorno.
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La UK Maritime Trade Operations ha registrato nove attacchi nello stretto questo mese, già pari alla metà del totale segnalato in tutto lo Stretto di Hormuz e il Golfo Persico durante settembre. Il recente aumento degli incidenti non ha ancora causato una riduzione evidente delle spedizioni, lasciando che l’offerta fisica e i rischi per la sicurezza spingano il mercato in direzioni opposte, riferisce Bloomberg.
Più petrolio nonostante gli attacchi
I flussi di petrolio attraverso Hormuz si sono ripresi costantemente dall’estate. I principali trader di commodity stimano le spedizioni mediorientali a circa l’80% dei livelli prebellici, mentre alcune banche di Wall Street hanno dichiarato la scorsa settimana che i volumi si stavano avvicinando al ritmo precedente alla guerra.
Anche il traffico di LNG è aumentato, sebbene più lentamente. Le spedizioni di gas dipendono da una flotta più ridotta di navi specializzate, rendendo più difficile ripristinarle quando gli armatori considerano la rotta non sicura.
Gli ultimi attacchi sottolineano questo rischio. Martedì l’Oman ha dichiarato di aver soccorso 10 membri dell’equipaggio della petroliera On Peace, dopo che la nave era stata attaccata e aveva preso fuoco. Molte navi attraversano la zona vicino alla costa omanita con i segnali di tracciamento digitale disattivati, complicando gli sforzi per misurare i flussi effettivi.
Il pericolo è sempre più visibile nei costi di trasporto. Lunedì il costo per trasportare petrolio dal Golfo Persico alla Cina ha raggiunto il record di 1,3 milioni di dollari al giorno, rispetto a una media vicina ai 60.000 dollari al giorno dello scorso anno, poiché un numero sempre minore di armatori è disposto a entrare nello stretto.
La diplomazia resta legata all’accesso a Hormuz
Lo scontro marittimo è inoltre collegato ai negoziati tra Washington e Teheran per porre fine alla guerra durata sette mesi e ripristinare un passaggio più sicuro attraverso Hormuz. Il vicepresidente degli Stati Uniti JD Vance ha dichiarato che Washington richiede una significativa riduzione della capacità iraniana di arricchimento dell’uranio come parte di qualsiasi accordo.
Vance ha affermato che i funzionari statunitensi hanno comunicato con il presidente iraniano Masoud Pezeshkian e il ministro degli Esteri Abbas Araqchi, mentre a Washington permane l’incertezza sulla struttura decisionale dell’Iran. Teheran ha contestato questa ricostruzione.
L’aumento dei costi energetici ha accresciuto la posta in gioco economica dei negoziati. I Paesi consumatori hanno annunciato il rilascio di scorte petrolifere di emergenza, mentre i prezzi più elevati del greggio alimentano i timori sull’inflazione e sulla possibilità di una politica monetaria più restrittiva nelle principali economie.
Il petrolio sale mentre torna il rischio per la sicurezza
Il petrolio è salito mercoledì, mentre i trader valutavano un’offerta fisica più solida a fronte dell’aumento della frequenza degli attacchi alle navi. Il greggio Brent è stato scambiato a 101,44 dollari al barile, in rialzo dello 0,37%, mentre il WTI è salito dello 0,18% a 90,08 dollari, secondo le ultime rilevazioni di mercato.
I guadagni relativamente contenuti mostrano le forze contrapposte che stanno orientando i prezzi. La ripresa delle esportazioni sta immettendo più barili sul mercato, ma ogni petroliera aggiuntiva che attraversa Hormuz è esposta a una rotta in cui gli attacchi hanno accelerato e i costi di spedizione sono aumentati vertiginosamente. Un’interruzione prolungata cambierebbe rapidamente questo equilibrio, soprattutto con l’avvicinarsi della domanda invernale dell’emisfero settentrionale.
In precedenza avevamo riferito che il Kuwait aumenta la produzione di petrolio mentre il traffico di petroliere attraverso Hormuz cresce.
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