L'UE prepara misure commerciali più dure per contrastare l'impennata delle importazioni cinesi
L'Unione europea sta preparando difese commerciali più rigide contro la Cina, compreso un meccanismo di emergenza che potrebbe bloccare le merci cinesi dal suo mercato unico. La proposta riflette la crescente preoccupazione per il fatto che le importazioni a basso costo, i sussidi industriali e l'eccesso di capacità produttiva stiano esercitando una pressione costante sui produttori europei.
Punti chiave
- L'UE valuta il potere di bloccare le importazioni cinesi.
- La Cina minaccia ritorsioni per le nuove quote dell'UE.
- Un deficit commerciale di $34,8 miliardi spinge l'UE ad agire.
Questo articolo è stato tradotto dall'originale. Leggi la versione originale del nostro corrispondente qui.
I leader dell'UE riuniti giovedì a Bruxelles hanno chiesto alla Commissione europea di elaborare i poteri proposti entro la fine del 2026, riferisce Bloomberg. Il meccanismo sarebbe riservato a circostanze eccezionali in cui un altro Paese fosse ritenuto responsabile di danneggiare deliberatamente l'economia europea, anziché costituire un divieto immediato alle importazioni cinesi.
L'UE valuta barriere più rigide alle importazioni cinesi
Le restrizioni proposte offrirebbero a Bruxelles una risposta incisiva alle pratiche commerciali ritenute dannose. Il presidente lituano Gitanas Nauseda ha descritto la chiusura completa del mercato come un'opzione estrema, da adottare nelle situazioni in cui misure meno severe si fossero rivelate insufficienti.
La Commissione sta inoltre esaminando l'andamento delle importazioni per individuare i settori che potrebbero aver bisogno di misure di salvaguardia. Tra i comparti sotto esame figurano quello chimico e quello dei macchinari, dopo un accordo con Pechino per limitare a 350,000 unità le importazioni annuali di veicoli ibridi cinesi.
La Germania è diventata un importante sostenitore di un'azione più incisiva. Il cancelliere Friedrich Merz ha assunto una posizione più dura dopo che i produttori hanno espresso preoccupazione per i concorrenti cinesi sovvenzionati e per il calo dei prezzi.
La Cina mette in guardia da ulteriori restrizioni commerciali
Pechino ha avvertito che potrebbe reagire se l'UE introdurrà misure discriminatorie oltre all'accordo sui veicoli ibridi recentemente negoziato.
L'accordo prevede inoltre dazi cinesi più bassi su alcune esportazioni europee, tra cui componenti automobilistici, olio d'oliva e gelato. Bruxelles sta cercando ulteriori concessioni sull'accesso al mercato cinese e sulle procedure di esportazione di minerali critici e magneti permanenti.
La Commissione sta cercando di bilanciare la protezione industriale con il rischio di un conflitto commerciale più ampio. Il meccanismo di emergenza proposto fungerebbe principalmente da deterrente, mentre quote d'importazione specifiche per settore potrebbero offrire un sollievo più immediato.
Lo squilibrio commerciale record alza la posta in gioco per l'Europa
La pressione economica alla base del cambiamento di posizione dell'UE è considerevole. Il surplus commerciale della Cina nei confronti del blocco ha raggiunto il record di $34,8 miliardi a settembre, mentre le esportazioni cinesi sono aumentate del 36% rispetto a un anno prima, secondo i dati delle dogane cinesi.
I funzionari europei sono particolarmente preoccupati per i macchinari e i prodotti chimici, dove l'aumento dei volumi d'importazione e il calo dei prezzi hanno portato a un esame più approfondito. I dati della Commissione relativi al periodo da aprile 2025 a marzo 2026 hanno segnalato 869 categorie di prodotti che mostrano questi segnali d'allarme.
Si attendono ulteriori proposte prima del vertice dei leader europei di dicembre, sebbene la Commissione non abbia stabilito un calendario per nuove misure di salvaguardia specifiche per settore.
La sfida centrale è capire se Bruxelles riuscirà a proteggere la produzione interna senza interrompere le catene di approvvigionamento o provocare ritorsioni cinesi. Per i produttori europei, difese più solide contro le importazioni potrebbero migliorare le condizioni competitive. Per le imprese dipendenti dai componenti cinesi, potrebbero anche significare costi più elevati e maggiore incertezza.
Come abbiamo riferito in precedenza, l'Europa può sfruttare la concorrenza della Cina per rafforzare l'industria.
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