Sace prevede export italiano in crescita fino a oltre 690 miliardi entro il 2028
In un contesto segnato da incertezza globale, tensioni geopolitiche e fragilità delle catene di approvvigionamento, le esportazioni italiane sono attese in aumento del 2% a fine 2026. La progressione dovrebbe poi accelerare al 2,5% nel 2027 e al 2,8% nel 2028, secondo le stime presentate a Roma nel Rapporto Export 2026 di Sace.
In evidenza
- Italian exports are projected by Sace to exceed €690 billion by 2028, buoyed by a proactive international market strategy despite ongoing global trade barriers.
- Asia-Pacific exports are forecast to reach €60.3 billion in 2025, growing by 3.5% in 2026 and averaging 3.4% annually from 2027 to 2028, led by innovation and sustainable investments.
- Sace identifies 16 strategic countries—including China, India, and Mexico—with exports to these markets expected to grow 4.4% annually in 2027-2028 to €92 billion, outpacing the overall average.
Previsioni di crescita e mercati prioritari
Secondo Borsa Italiana, citando Sace, il Rapporto Export 2026, intitolato "RE-Agire: l'Italia alla sfida dell'export globale", indica una traiettoria positiva per le vendite italiane all'estero nonostante barriere commerciali e conflitti, con un valore complessivo atteso oltre i 690 miliardi di euro entro il 2028. Guglielmo Picchi, presidente di Sace, afferma che la crescita sui mercati internazionali richiede un approccio più proattivo e coordinato.Tra le aree più dinamiche, l'Asia-Pacifico registra esportazioni pari a 60,3 miliardi di euro nel 2025 ed è attesa crescere del 3,5% nel 2026 e del 3,4% medio annuo nel biennio 2027-2028, sostenuta da investimenti in innovazione, transizione verde, infrastrutture sostenibili e nuove catene di approvvigionamento. Il Medio Oriente, dopo una contrazione prevista nel 2026 legata alla crisi nell'area del Golfo, è atteso tornare a crescere nel biennio successivo con un incremento medio del 5,3%.
Sace individua inoltre 16 Paesi strategici, tra cui Cina, Turchia, Emirati Arabi Uniti, Arabia Saudita, Messico, India e Vietnam, come piattaforma di diversificazione intelligente. Per queste destinazioni è prevista una crescita media del 4,4% nel 2027-2028, superiore a quella dell'export complessivo, fino a raggiungere 92 miliardi di euro.
Impatto geografico e strategia per le imprese
In America Latina le vendite italiane sono previste in aumento del 2% nel 2026 e del 3,1% medio annuo nel 2027-2028, spinte dai progetti energetici e dalla riorganizzazione delle catene del valore. In Africa, anche grazie al Piano Mattei della Presidenza del Consiglio dei Ministri, emergono spazi di sviluppo per macchinari, tecnologie e beni intermedi, con export verso i 18 Paesi prioritari pari a 14,4 miliardi di euro, in crescita del 4,1% rispetto al 2024.L'Europa avanzata resta il principale mercato di destinazione, con 346 miliardi di euro di export nel 2025 e una crescita attesa del 2,5% nel 2026, mentre l'Europa centro-orientale mostra ritmi superiori alla media nell'intero triennio. Anche il Nord America mantiene prospettive positive, con un incremento previsto dell'1,9% nel 2026 e del 3,2% medio annuo nel biennio successivo.
Secondo Alessandro Terzulli, chief economist di Sace, la competitività internazionale delle imprese italiane dipende da una diversificazione che combini mercati maturi e nuove geografie ad alto potenziale, affiancata da adeguati strumenti di protezione dai rischi. Alla presentazione romana intervengono inoltre Antonio Tajani, Giovanni Gorno Tempini, Regina Corradini D'Arienzo e Matteo Zoppas, a conferma della rilevanza istituzionale e industriale del dossier.
Nel nostro precedente approfondimento sulle leve per rafforzare l’export italiano nel nuovo contesto geoeconomico internazionale abbiamo spiegato come, nonostante l’indebolimento delle regole multilaterali, le esportazioni di beni mantengano una buona tenuta e possano trovare nuovi margini di crescita. In particolare, avevamo evidenziato il ruolo delle politiche industriali Ue, della diversificazione extra-UE e del maggiore sviluppo dei servizi (soprattutto tecnico‑ingegneristici) come fattori in grado di sostenere e ampliare la presenza delle imprese italiane sui mercati esteri.
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