Goldman Sachs considera altamente improbabile un rialzo dei tassi della Fed a settembre

Goldman Sachs considera altamente improbabile un rialzo dei tassi della Fed a settembre
Goldman ritiene ancora eccessive le scommesse su un rialzo della Fed

​Goldman Sachs afferma che gli investitori stanno ancora attribuendo un peso eccessivo a un altro rialzo dei tassi d’interesse da parte della Federal Reserve, sostenendo che i dati più deboli sull’occupazione, sulle vendite al dettaglio e sull’inflazione hanno ridotto sostanzialmente le ragioni a favore di una politica monetaria più restrittiva. La banca considera altamente improbabile un rialzo a settembre e prevede un ulteriore miglioramento dell’inflazione con il progredire dell’anno.

Punti chiave

  • Goldman Sachs afferma che le scommesse su un rialzo della Fed restano troppo aggressive.
  • I dati più deboli degli Stati Uniti riducono le ragioni a favore di tassi più elevati.
  • I rendimenti dei Treasury a breve termine potrebbero scendere ulteriormente.

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Secondo Bloomberg, i trader hanno già spostato a gennaio le aspettative per il prossimo rialzo di 25 punti base, dopo aver scontato pienamente un intervento a dicembre appena una settimana prima. Goldman ritiene che questo aggiustamento non sia ancora concluso, lasciando i rendimenti dei Treasury a breve termine esposti a ulteriori cali qualora i prossimi dati economici restassero deboli.

Dati più deboli ridisegnano le prospettive sui tassi

Il cambiamento nelle aspettative segue due mesi di dati più deboli sul mercato del lavoro e sull’inflazione. Il capo economista di Goldman, Jan Hatzius, prevede che questi sviluppi renderanno difficile per i responsabili della politica monetaria favorevoli a un approccio prudente sostenere tassi più elevati quest’anno.

La revisione delle aspettative ha già raggiunto il mercato dei Treasury. I rendimenti dei titoli a due anni, che reagiscono strettamente ai cambiamenti nelle aspettative sulla politica della Fed, sono diminuiti mentre gli investitori riducono le scommesse su un inasprimento nel breve termine, pur rimanendo sopra il 4%.

Ciò non significa che l’intero mercato obbligazionario sia posizionato per un rialzo lineare. I rendimenti dei Treasury a più lunga scadenza sono soggetti a pressioni diverse, poiché l’elevato ricorso al debito da parte del governo e le preoccupazioni sulla situazione fiscale degli Stati Uniti aumentano il premio richiesto dagli investitori per detenere titoli con scadenze più lunghe.

Goldman prevede quindi un ulteriore irripidimento della curva dei rendimenti dei Treasury. Un’inflazione più contenuta e il calo delle aspettative di un inasprimento da parte della Fed potrebbero spingere al ribasso i rendimenti sulla parte breve della curva, mentre le preoccupazioni fiscali potrebbero mantenere sotto pressione le scadenze più lunghe.

Il mercato obbligazionario guarda oltre la Fed

Il dibattito è importante ben oltre la tempistica della prossima riunione della Fed. La politica monetaria statunitense influenza i costi di finanziamento sui mercati globali, rendendo importanti i cambiamenti nelle aspettative sul tasso dei federal funds per i titoli di Stato, le valute e il finanziamento delle imprese.

La questione più complessa riguarda ora la parte lunga della curva dei Treasury. Un’inflazione in calo sosterrebbe normalmente le obbligazioni, ma le ingenti esigenze di finanziamento del governo potrebbero impedire ai rendimenti a lungo termine di diminuire allo stesso ritmo delle scadenze più brevi.

Questa divergenza è centrale nelle prospettive di Goldman. Con i rendimenti dei Treasury a due anni ancora sopra il 4% e i trader che spostano da dicembre a gennaio la tempistica prevista per il prossimo rialzo di 25 punti base, il mercato è già diventato meno aggressivo riguardo a un ulteriore inasprimento. L’argomentazione di Goldman è che gli investitori non si siano spinti abbastanza lontano.  

In precedenza abbiamo evidenziato che gli esponenti della Fed spingono per un rialzo dei tassi per contenere l’inflazione.

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