Funzionari della Fed spingono per un rialzo dei tassi per contenere l'inflazione
Una crescente spaccatura all'interno della Federal Reserve sta mettendo in discussione la decisione della banca centrale di mantenere invariati i tassi d'interesse. Tre responsabili delle politiche sostengono che siano necessari modesti aumenti ora per evitare che l'inflazione persistente costringa a una stretta più aggressiva in seguito.
Punti chiave
- Tre funzionari della Fed hanno favorito un aumento dei tassi di un quarto di punto.
- Il tasso di riferimento rimane tra il 3,5% e il 3,75%.
- I dissidenti vedono un rischio crescente di inflazione radicata.
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CNBC ha riportato che la Presidente della Fed di Cleveland Beth Hammack e il Presidente della Fed di Minneapolis Neel Kashkari hanno difeso i loro voti contrari al mantenimento del tasso sui federal funds tra il 3,5% e il 3,75%. Insieme alla Presidente della Fed di Dallas Lorie Logan, hanno preferito un aumento di un quarto di punto nella riunione di luglio, mentre gli altri nove membri votanti hanno sostenuto l'assenza di variazioni.
I dissidenti favoriscono un intervento tempestivo
Hammack ha sostenuto che è improbabile che l'inflazione torni all'obiettivo del 2% della Fed senza ulteriori azioni di politica monetaria. Ritiene che la pressione sui prezzi si stia estendendo oltre l'energia e altre interruzioni dell'offerta verso aree dell'economia sensibili alla domanda, aumentando il rischio che un'inflazione elevata diventi più difficile e costosa da invertire.
Kashkari è giunto a una conclusione simile, favorendo una sequenza di aggiustamenti limitati piuttosto che attendere che diventino necessarie manovre più ampie. La sua posizione riflette la preoccupazione che ripetuti shock dell'offerta possano alla fine influenzare le aspettative e il comportamento generale dei prezzi, anche quando la politica monetaria non può risolvere direttamente l'interruzione originale.
Il voto di luglio ha prodotto una divisione insolitamente visibile all'interno del Federal Open Market Committee. La Fed ha mantenuto i tassi invariati, ma Hammack, Kashkari e Logan hanno tutti sostenuto l'innalzamento dell'intervallo target di 25 punti base.
L'inflazione complica la pausa della Fed
La Fed ha mantenuto i tassi stabili per tutto il 2026 dopo tre riduzioni alla fine dello scorso anno. Tale pausa è messa alla prova da una rinnovata pressione sui prezzi legata ai mercati energetici, ai dazi e a una resiliente domanda interna.
La dichiarazione di luglio della banca centrale ha riconosciuto che l'inflazione è rimasta al di sopra del suo obiettivo del 2%, in parte a causa di shock dell'offerta che hanno colpito settori tra cui quello energetico. Il suo ultimo rapporto sulla politica monetaria ha inoltre affermato che l'inflazione è aumentata notevolmente negli ultimi mesi a seguito degli incrementi dei prezzi legati ai dazi e ad altre pressioni sui costi.
Il Presidente della Fed Kevin Warsh ha sostenuto la decisione di mantenere i tassi, ma ha ribadito che il ripristino della stabilità dei prezzi rimane la priorità della banca centrale. Il disaccordo riguarda quindi meno l'obiettivo che la tempistica: se i funzionari debbano rispondere immediatamente o attendere prove più chiare che l'inflazione stia diventando persistente.
Soglia più alta per futuri tagli dei tassi
I tre dissensi suggeriscono che ulteriori riduzioni dei tassi stiano diventando più difficili da giustificare. Anche senza una maggioranza immediata per una stretta, dati sull'inflazione più forti potrebbero spingere il comitato verso un rialzo o prolungare l'attuale pausa.
Per i mercati, il dibattito solleva la prospettiva che i costi di finanziamento rimangano elevati più a lungo del previsto. Con l'inflazione sopra l'obiettivo da oltre cinque anni e tre dei 12 votanti già favorevoli a tassi più alti, i prossimi dati sui prezzi e sull'occupazione avranno un peso maggiore nel determinare la prossima mossa della Fed.
Come riportato in precedenza, la Bank of Japan mantiene i tassi stabili mentre lo yen debole aggiunge pressione.
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