I rendimenti dei titoli giapponesi salgono ai massimi da 30 anni mentre aumentano le aspettative sui tassi

I rendimenti dei titoli giapponesi salgono ai massimi da 30 anni mentre aumentano le aspettative sui tassi
Il rendimento dei titoli di Stato giapponesi a 10 anni raggiunge il 3% dopo 30 anni

​Il rendimento del titolo di Stato benchmark giapponese ha raggiunto martedì il 3% per la prima volta dal 1996, segnando un’ulteriore e decisiva rottura con l’era dei costi di finanziamento prossimi allo zero. Il movimento riflette un mercato obbligazionario sempre più guidato dall’inflazione, dal rischio fiscale e dalle aspettative di tassi d’interesse più elevati, anziché dal controllo diretto della Bank of Japan.

Punti chiave

  • Il rendimento dei titoli di Stato giapponesi a 10 anni ha toccato il 3%.
  • Il livello era stato raggiunto l’ultima volta nel 1996.
  • Gli investitori esteri dominano ora il trading cash sui JGB.
  • I mercati si aspettano un altro rialzo dei tassi da parte della BOJ.

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Il rendimento dei titoli di Stato giapponesi a 10 anni è salito fino a sei punti base, raggiungendo il 3%, circa il doppio del livello di un anno fa, ha riferito Bloomberg. Il rendimento è poi leggermente diminuito dopo che un’asta di titoli decennali ha attirato una domanda sostanzialmente in linea con la media degli ultimi 12 mesi.

Il mercato dei JGB si adatta alla fine dei tassi negativi

Il cambiamento ha accelerato da quando la BOJ ha posto fine alla politica dei tassi d’interesse negativi nel 2024. Sebbene la banca centrale detenga ancora una quota significativa del debito pubblico in essere, gli investitori esercitano ora una maggiore influenza sui prezzi lungo tutta la curva dei rendimenti.

Questo ha modificato le valutazioni di banche, compagnie assicurative e fondi pensione nazionali. L’aumento dei rendimenti provoca perdite valutate al mercato sui portafogli esistenti, ma rende anche il nuovo debito giapponese più competitivo rispetto ad altri strumenti a reddito fisso.

Gli investitori esteri sono diventati particolarmente importanti. I fondi internazionali rappresentano ora circa due terzi delle transazioni mensili in contanti sui JGB, rispetto ad appena il 12% nel 2009, aumentando l’esposizione del Giappone alle variazioni dei tassi globali e del sentiment degli investitori.

Il movimento interno fa inoltre parte di una più ampia svendita sul mercato obbligazionario. I rendimenti dei titoli di Stato globali hanno raggiunto il 3,72%, il livello più alto dal 2008, mentre i prezzi del petrolio in aumento hanno riacceso i timori sull’inflazione e i mercati hanno rafforzato le aspettative di una politica monetaria statunitense più restrittiva.

Le aspettative sulla BOJ e i rischi fiscali spingono i rendimenti

Gli investitori si stanno posizionando sempre più in vista di un altro rialzo dei tassi da parte della BOJ. Gli overnight index swap indicano una probabilità di circa il 92% di una mossa entro settembre, mentre un rialzo a ottobre è già più che pienamente scontato.

La politica fiscale aggiunge un’ulteriore fonte di pressione. Il governo della Prima ministra Sanae Takaichi ha delineato un programma di spesa insolitamente ampio, mentre restano dubbi su come verrebbe finanziata la proposta di riduzione dell’imposta sui consumi per gli alimenti.

L’aumento dei rendimenti accresce anche l’onere finanziario dello stesso governo. Il Ministero delle Finanze giapponese richiede 36.600 miliardi di yen, pari a circa 230 miliardi di dollari, per i costi del servizio del debito nella richiesta di bilancio iniziale per il prossimo anno fiscale.

Il reset dei tassi giapponesi entra in una nuova fase

Il ritorno del rendimento decennale al 3% rappresenta più di una semplice tappa su un grafico obbligazionario. Il Giappone si sta dirigendo verso un mercato in cui il ricorso al debito pubblico comporta nuovamente un costo significativo e gli investitori richiedono un compenso per l’inflazione, la politica monetaria e l’incertezza fiscale.

Per gli investitori globali, rendimenti giapponesi più elevati potrebbero rendere gradualmente le obbligazioni nazionali più interessanti rispetto agli asset esteri. In patria, tuttavia, lo stesso aggiustamento aumenta i costi di finanziamento per il governo ed espone i portafogli obbligazionari esistenti a ulteriori perdite se i rendimenti continueranno a salire.

Come abbiamo riportato in precedenza, i mercati obbligazionari sono sottoposti a pressioni di vendita con il ritorno dei rischi inflazionistici.

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