I mercati si aspettano un rialzo dei tassi della BCE mentre l’inflazione raggiunge il 3,3%

I mercati si aspettano un rialzo dei tassi della BCE mentre l’inflazione raggiunge il 3,3%
La BCE si prepara ad aumentare i tassi

La Banca centrale europea dovrebbe ampiamente aumentare i tassi d’interesse giovedì, mentre lo shock energetico causato dalla guerra tra Stati Uniti e Iran mantiene l’inflazione ben al di sopra del suo obiettivo. La decisione in sé è in gran parte già scontata, ma gli investitori restano profondamente divisi sul fatto che rappresenti un ulteriore passo in un ciclo di restrizione più lungo o l’inizio di una pausa prolungata.

Punti chiave

  • I mercati considerano certo un rialzo della BCE di almeno 25 punti base.
  • L’inflazione nell’Eurozona ha raggiunto il 3,3%, mentre quella energetica è salita al 14,3%.
  • Un aumento di un quarto di punto porterebbe il tasso di riferimento della BCE al 2,5%.
  • Gli investitori non concordano sul fatto che i tassi arriveranno infine al 2,75% o al 3%.

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I mercati stanno scontando una probabilità del 100% che la BCE aumenti il tasso di riferimento di almeno 25 punti base, ha riferito CNBC, citando i dati LSEG. Un aumento di un quarto di punto porterebbe il tasso di riferimento al 2,5%, dopo il primo rialzo della banca dal 2023, effettuato a giugno, e la successiva decisione di mantenere invariati i tassi.

Lo shock energetico mantiene la pressione sulla BCE

L’inflazione nell’Eurozona è accelerata al 3,3% ad agosto, allontanandosi ulteriormente dall’obiettivo del 2% della BCE, mentre l’inflazione energetica è salita al 14,3%. La regione resta particolarmente esposta perché è un importatore netto di energia.

Il conflitto tra Stati Uniti e Iran ha sconvolto i mercati energetici: i rischi per il transito delle materie prime attraverso lo Stretto di Hormuz, uno dei corridoi energetici marittimi più importanti al mondo, hanno spinto al rialzo i prezzi del petrolio e aumentato la volatilità. Ora i responsabili della politica monetaria devono valutare se lo shock si propagherà più ampiamente ai salari e ai prezzi al consumo.

I mercati obbligazionari aggiungono un’ulteriore complicazione. I costi di finanziamento dei governi europei sono aumentati bruscamente, con i rendimenti ai massimi degli ultimi decenni mentre gli investitori rivedono le aspettative sull’inflazione e sulla politica monetaria. Mercoledì il rendimento dei titoli di Stato tedeschi a 10 anni si aggirava intorno al 3,45%.

Gli investitori discutono fin dove saliranno i tassi

L’incertezza principale riguarda ciò che accadrà dopo giovedì. L’attività economica ha retto meglio del previsto, mentre i prezzi elevati dell’energia e le aspettative d’inflazione spingono la BCE a essere prudente prima di dichiarare concluso il ciclo di restrizione.

Allo stesso tempo, l’inflazione di fondo ha continuato a rallentare e le pressioni salariali restano relativamente contenute. Le prove limitate di effetti di secondo impatto generalizzati derivanti dallo shock energetico lasciano aperta la possibilità che la BCE mantenga il tasso di riferimento al 2,5% dopo l’aumento di questa settimana.

Un sondaggio tra i clienti di Deutsche Bank illustra la divisione. Più di un terzo degli intervistati si aspettava che il tasso di riferimento raggiungesse il 2,75%, circa un quarto prevedeva un solo ulteriore rialzo, mentre un altro quarto riteneva che il ciclo di restrizione sarebbe terminato al 3%.

Le indicazioni di giovedì potrebbero contare più del rialzo

La BCE si trova quindi a dover trovare un difficile equilibrio tra i persistenti rischi d’inflazione e il pericolo di inasprire la politica monetaria in modo eccessivo in un contesto economico incerto. Anche i suoi commenti sui rendimenti dei titoli di Stato saranno attentamente monitorati, poiché l’aumento dei costi di finanziamento incide sempre più sui governi dell’area valutaria.

Con l’inflazione al 3,3%, i prezzi dell’energia elevati e i rendimenti obbligazionari in aumento, le ragioni immediate per un altro rialzo appaiono solide. La questione principale per i mercati è se il 2,5% diventerà il punto di arresto o soltanto un’altra tappa verso tassi del 2,75% o del 3%.

In precedenza, avevamo riferito che Christine Lagarde potrebbe lasciare la BCE prima del previsto.

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