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Ma abbiamo salvato tutto 🙂.
La tokenizzazione degli asset finanziari sta accelerando, ma anche le autorità di regolamentazione sono preoccupate. Il Fondo Monetario Internazionale ha affermato che lo spostamento di attività, regolamenti e gestione del rischio in un ambiente programmabile può rendere i mercati più veloci e meno costosi, ma allo stesso tempo crea nuove vulnerabilità per il sistema finanziario globale.
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In una nuova nota redatta dal Consigliere finanziario del FMI e Direttore del Dipartimento Monetario e dei Mercati dei Capitali Tobias Adrian, la tokenizzazione viene descritta non come un aggiornamento tecnologico locale, ma come una rimodulazione strutturale del funzionamento della fiducia, del regolamento e del controllo del rischio nella finanza.
Il primo rischio è la frammentazione e la mancanza di interoperabilità. Se le piattaforme tokenizzate operano senza standard comuni, la liquidità potrebbe dividersi in silos digitali separati, mentre l'efficienza del netting e la convertibilità degli asset alla pari potrebbero diminuire.
Il secondo rischio riguarda la stabilità finanziaria: le richieste di margine automatizzate, il regolamento continuo e i cicli di feedback algoritmici riducono il tempo disponibile per gli interventi in caso di stress, il che significa che gli shock possono diffondersi più rapidamente rispetto alle infrastrutture tradizionali.
Il terzo rischio individuato dal FMI riguarda le controversie transfrontaliere. Le transazioni tokenizzate si muovono tra più giurisdizioni e ledger condivisi, mentre i meccanismi di risoluzione delle controversie rimangono per lo più nazionali.
Il quarto rischio riguarda i mercati emergenti e le economie in via di sviluppo: le stablecoin denominate in dollari potrebbero accelerare la sostituzione della valuta, aumentare la volatilità dei flussi di capitale e indebolire la sovranità monetaria nei Paesi con sistemi finanziari più fragili.
In risposta, il FMI propone una strategia in cinque parti. Essa comprende l'ancoraggio del regolamento al denaro sicuro, l'applicazione di un approccio normativo coerente ad attività economicamente simili, la garanzia di certezza giuridica per gli asset tokenizzati, la promozione di standard di interoperabilità e l'adattamento degli strumenti di liquidità delle banche centrali a un ambiente automatizzato 24/7.
Il Fondo osserva separatamente che la finestra per la definizione delle regole è ancora aperta, ma non lo sarà a tempo indeterminato.
L'avvertimento del FMI arriva in un momento in cui la tokenizzazione non è più una storia di nicchia. Il valore degli asset distribuiti onchain si attesta oggi a 26,71 miliardi di dollari, mentre il numero di titolari di tali asset ha raggiunto 698.200 unità. Ciò conferma che il settore ha già raggiunto una dimensione tale per cui le carenze infrastrutturali o le discrepanze normative potrebbero diventare un problema sistemico piuttosto che locale.
Allo stesso tempo, le stime sul futuro del mercato rimangono molto ampie. Boston Consulting Group nel 2022 ha previsto che la tokenizzazione potrebbe raggiungere i 16.000 miliardi di dollari entro il 2030, mentre McKinsey nel 2024 ha offerto una previsione più conservativa di 2.000 miliardi di dollari. Per questo motivo il dibattito attuale non riguarda più se la tokenizzazione si svilupperà, ma se la regolamentazione sarà in grado di tenere il passo con la sua crescita.
Abbiamo già sottolineato che il FMI avverte che la tokenizzazione potrebbe peggiorare i crolli improvvisi dei mercati e innescare un "effetto domino", nonostante le promesse di mercati più veloci e meno costosi, costringendo alla fine l'intervento del governo.