L'economista di Harvard ammette di aver giudicato male il Bitcoin mentre l'università sostiene l'ETF sul BTC
Tra i principali esponenti dell'economia, della finanza e della regolamentazione sta emergendo una netta divisione ideologica sul futuro degli asset digitali.
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L'economista di Harvard Kenneth Rogoff ha ammesso che le sue prime previsioni sul Bitcoin erano sbagliate, ammettendo di aver sottovalutato sia la sua resilienza sia l'incapacità delle autorità di regolamentazione statunitensi di contenerlo, riporta BeInCrypto.
Rogoff ora cita l'ambiguità legale del Bitcoin e il suo ruolo nell'aggirare i sistemi tradizionali come fattori centrali della sua sorprendente resistenza. In risposta, Matt Hougan, CIO di Bitwise, ha affermato che a Rogoff sfugge il valore essenziale del Bitcoin: la decentralizzazione. Mentre Rogoff continua a esprimere scetticismo, l'investimento di 116,6 milioni di dollari di Harvard nell'ETF Bitcoin di BlackRock riflette una forte approvazione della rilevanza istituzionale della criptovaluta, anche se contraddice le opinioni del più importante economista dell'università.
La Fed dà segnali di apertura mentre la politica sulle criptovalute rimane frammentata
Ad aggravare la crescente complessità della regolamentazione degli asset digitali, la vicepresidente della Federal Reserve Michelle Bowman ha tenuto un discorso inaspettatamente lungimirante al 2025 Wyoming Blockchain Symposium. La Bowman ha paragonato la rivoluzione della blockchain all'avvento di Internet e ha proposto di consentire al personale della Fed di detenere asset digitali limitati a scopo educativo.
Questo appello sfumato all'impegno, piuttosto che alla restrizione, suggerisce una mentalità in evoluzione all'interno delle istituzioni normative statunitensi. Le sue osservazioni contrastano nettamente con le precedenti posizioni rigide, aprendo potenzialmente la strada a una definizione delle politiche più informata ed equilibrata. Tuttavia, evidenziano anche la mancanza di una direzione unitaria a Washington, dove la chiarezza normativa è stata elusiva nonostante l'aumento dell'adozione da parte degli investitori sia retail che istituzionali.
Wall Street abbraccia le criptovalute mentre Washington è in ritardo
Il contrasto tra l'azione istituzionale e l'esitazione dei politici non è mai stato così chiaro. L'investimento di Harvard, l'evoluzione del tono della Fed e la difesa rialzista di Hougan indicano una crescente integrazione delle criptovalute nella finanza tradizionale. Nel frattempo, quadri normativi obsoleti e messaggi pubblici contrastanti continuano a ostacolare una strategia nazionale coerente. Mentre gli economisti tradizionali rimangono scettici, i mercati sembrano scrivere le proprie regole, come dimostrano le grandi dotazioni universitarie e i gestori patrimoniali che allocano capitali in Bitcoin.
Il divario tra la cautela teorica e l'investimento pratico si sta allargando e, a meno che i legislatori non agiscano rapidamente, rischiano di rimanere indietro rispetto a un movimento finanziario che continua ad accelerare, guidato meno dall'ideologia e più dalla convinzione a lungo termine nella sovranità digitale e nella finanza decentralizzata.
Recentemente abbiamo scritto che, in occasione del Simposio Blockchain 2025 del Wyoming, la vicepresidente della Federal Reserve per la supervisione Michelle Bowman ha esortato le autorità di regolamentazione e i leader del settore ad abbracciare attivamente l'innovazione salvaguardando la stabilità finanziaria.
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