Pavlo Kot

Italia proroga le flat tax sugli stipendi nella Manovra 2027

Italia proroga le flat tax sugli stipendi nella Manovra 2027
Flat tax prorogata al 2027

Il Governo conferma nella bozza della legge di bilancio 2027 il quadro di detassazione su alcune componenti degli stipendi, mantenendo gran parte delle misure già previste e introducendo agevolazioni aggiuntive per i lavoratori più giovani. Le misure restano però temporanee, perché tutte le agevolazioni indicate nel disegno di legge scadono alla fine del 2027.

Punti chiave

  • Italia proroga al 2027 la flat tax del 5 per cento sugli aumenti salariali da rinnovi contrattuali per dipendenti privati con reddito fino a 33.000 euro, coinvolgendo 7,2 milioni di lavoratori e costando circa 1 miliardo di euro.
  • La flat tax del 15 per cento su lavoro notturno, turni e festivi per salari fino a 40.000 euro viene estesa al 2027 su un massimo di 1.500 euro, con una spesa prevista di 300 milioni di euro.
  • Introdotta nel 2027 una flat tax dell'1 per cento per aumenti di stipendio fino a 2.500 euro per under 30 con reddito fino a 28.000 euro, con costi stimati a 480 milioni di euro.

Proroghe su aumenti salariali e lavoro a turni

Come riportato da Fisco - Informazione Fiscale, il testo del disegno di legge di bilancio predisposto dal Governo conferma per il 2027 la flat tax del 5 per cento sugli aumenti di stipendio legati ai rinnovi contrattuali nel settore privato, per i dipendenti con reddito da lavoro fino a 33.000 euro.

Sugli incrementi collegati ai rinnovi dei contratti nazionali non si applica quindi l'IRPEF ordinaria, ma un'imposta sostitutiva. L'agevolazione riguarda le sottoscrizioni comprese tra il 1° gennaio 2024 e il 31 dicembre 2027, con decorrenza prevista per il 2025, 2026 e 2027.

Secondo la relazione tecnica allegata al ddl bilancio, la misura interessa circa 7,2 milioni di dipendenti e comporta un costo stimato di circa 1 miliardo di euro nel prossimo triennio. La proroga per tutto il 2027 si estende anche alle componenti retributive legate al lavoro notturno, ai turni e alle prestazioni rese nei giorni festivi o di riposo, con una flat tax del 15 per cento su un importo massimo di 1.500 euro per chi ha un reddito fino a 40.000 euro.

Per questo intervento la spesa prevista per lo Stato è di circa 300 milioni di euro. Resta inoltre il canale dedicato al turismo, con un trattamento integrativo del 15 per cento per chi lavora in bar, ristoranti e strutture ricettive nei primi nove mesi del 2027, fino al 30 settembre.

Misure aggiuntive per under 30 e fringe benefit

La manovra introduce anche nuove misure per giovani lavoratrici e lavoratori del settore privato, con una spesa complessiva indicata in circa 480 milioni di euro. Tra queste figura una flat tax dell'1 per cento sugli aumenti di stipendio per gli under 30 con reddito fino a 28.000 euro.

L'agevolazione vale nel 2027 e si applica alla quota aggiuntiva del reddito di lavoro dipendente rispetto all'anno precedente, fino a un massimo di 2.500 euro. Il beneficio non è automatico, perché dipende da un aumento riconosciuto dallo stesso datore di lavoro oppure dal passaggio a un nuovo impiego con retribuzione più elevata.

Le novità riguardano anche i fringe benefit, che a regime sono esenti da imposte e contributi fino a 258,23 euro annui. Dopo gli aumenti introdotti negli ultimi anni, la soglia più alta già prevista per i dipendenti con figli a carico viene estesa anche a chi non ha ancora compiuto 31 anni, ampliando di 1.000 euro l'esenzione potenziale sui bonus erogati dal datore di lavoro.

La misura non garantisce però un incremento certo in busta paga, perché l'erogazione dei bonus resta una scelta aziendale. Senza ulteriori proroghe dal 2028 cessano sia le diverse flat tax sugli stipendi sia l'ampliamento dell'esenzione sui fringe benefit, con ritorno alla soglia ordinaria.

Nel nostro precedente articolo sui rinnovi dei contratti nazionali nel settore privato abbiamo evidenziato che i tempi di attesa per gli aumenti contrattuali si sono allungati e che, nonostante la crescita nominale, i salari hanno perso terreno in termini reali, soprattutto dopo l’ondata inflattiva del 2021-2023. L’analisi sottolineava anche differenze marcate tra industria e servizi e il ricorso crescente a pagamenti una tantum per compensare i ritardi nei rinnovi.

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