Confindustria sostiene il rifinanziamento di Transizione 5.0 in Italia

Confindustria sostiene il rifinanziamento di Transizione 5.0 in Italia
Transizione 5.0 rilanciata

Intervenendo a Focus Economia su Radio 24, il presidente di Confindustria Emanuele Orsini afferma che al tavolo del ministero delle Imprese e del Made in Italy il ministro Adolfo Urso conferma le risorse inizialmente previste per Transizione 5.0, pari a 1,3 miliardi di euro, con altri 200 milioni aggiunti. Orsini collega la decisione alla necessità di tutelare la fiducia delle imprese nelle misure pubbliche, dopo i timori emersi nei giorni precedenti sul credito d'imposta. Nel suo intervento richiama anche il peggioramento del quadro internazionale legato alla guerra in Medio Oriente e i possibili effetti sulla crescita italiana.

In evidenza

  • Il rifinanziamento di Transizione 5.0 con 1,5 miliardi di euro e credito d'imposta del 100% per i pannelli fotovoltaici mantiene la continuità per il sistema produttivo italiano.
  • Orsini avverte che un prolungamento del conflitto in Medio Oriente fino a quattro mesi annullerebbe la crescita del Pil italiano, evidenziando pesanti pressioni geopolitiche su industria e investimenti.
  • Confindustria considera cruciale mantenere operativa l'ex Ilva, suggerendo il coinvolgimento di una cordata di imprenditori per sostenere la produzione di acciaio e la competitività nazionale.

Risorse confermate per Transizione 5.0

Orsini dice che le imprese avevano vissuto giorni di forte preoccupazione, perché si aspettavano che gli impegni annunciati dal governo venissero rispettati. Spiega che l'ipotesi di un credito d'imposta al 35% aveva colpito gli imprenditori che avevano già investito nella misura. A suo giudizio, l'uscita dal tavolo con una dotazione complessiva di 1,5 miliardi di euro e con il 100% per i pannelli fotovoltaici rappresenta un segnale di continuità verso il sistema produttivo.

Il presidente di Confindustria aggiunge che il chiarimento riduce l'incertezza creatasi nei giorni precedenti e rafforza il rapporto di fiducia tra imprese e istituzioni. Sottolinea che questo aspetto è rilevante anche in vista di altri interventi attesi per il mondo industriale. Il tema, secondo Orsini, non riguarda solo le risorse, ma anche l'affidabilità delle politiche industriali.

Pressioni del conflitto sul quadro economico

Nel corso dell'intervista, Orsini sostiene che di fronte al contesto internazionale aggravato dalla guerra in Medio Oriente servono misure straordinarie a livello europeo. Afferma che l'Italia, come gli altri Paesi, non può affrontare da sola una fase di questa portata. Richiama quindi un ruolo più incisivo dell'Ue nel sostenere le economie nazionali.

Citando le stime del Centro studi Confindustria, Orsini indica che se il conflitto prosegue ancora per tre settimane la crescita del Pil si ferma allo 0,5%. Se invece la durata si estende per altri quattro mesi, la crescita si azzera, mentre un prolungamento fino alla fine dell'anno mette a rischio il Pil italiano. Le valutazioni inseriscono il tema geopolitico tra i principali fattori di pressione per industria e investimenti.

Ex Ilva vista come nodo competitivo

Orsini definisce fondamentale mantenere aperta l'ex Ilva, collegando il dossier alla competitività del sistema industriale italiano. Osserva che una soluzione potrebbe passare anche da una cordata di imprenditori interessati non necessariamente alla società, ma a parte dell'acciaio prodotto dal sito. In questo modo, secondo il presidente di Confindustria, il settore privato potrebbe contribuire alla continuità operativa dell'impianto.

Pur rilevando l'assenza di imprenditori italiani pronti a entrare direttamente nell'azionariato del gruppo siderurgico, Orsini dice che esiste disponibilità a sostenere la produzione attraverso gli acquisti di acciaio. Ricorda inoltre che il tema è stato portato anche in Europa, dove a suo avviso non si può perdere l'industria di base. La tenuta dell'ex Ilva resta quindi, nelle sue parole, un passaggio strategico per la manifattura nazionale.

In un nostro precedente articolo abbiamo ricostruito la firma dell’Accordo di Sviluppo per sostenere il programma industriale di Silicon Box a Novara, un investimento da 3,2 miliardi di euro con supporto pubblico fino a 1,3 miliardi. L’intesa, promossa dal Ministero delle Imprese e del Made in Italy con Invitalia, punta a rafforzare la filiera europea dei semiconduttori nei segmenti di back-end, packaging e testing, considerati strategici per la sovranità tecnologica e la competitività industriale.

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