Gli Houthi minacciano la navigazione saudita mentre si aggravano i rischi per il mercato petrolifero
Gli Houthi dello Yemen, sostenuti dall'Iran, hanno dichiarato lunedì di voler imporre un blocco navale all'Arabia Saudita. La mossa potrebbe interrompere la navigazione attraverso il Mar Rosso e creare nuovi rischi per il commercio regionale e le forniture energetiche.
In evidenza
- Gli Houthi hanno dichiarato un blocco immediato all'Arabia Saudita.
- La minaccia estende i rischi di navigazione a Bab el Mandeb.
- Una chiusura totale potrebbe interessare circa il 7% dell'offerta globale di petrolio.
- I mediatori hanno proposto un cessate il fuoco di 10 giorni.
Questo articolo è stato tradotto dall'originale. Leggi la versione originale del nostro corrispondente qui.
Il blocco entrerà in vigore immediatamente ed è una risposta a quello che il gruppo ha definito l'assedio dello Yemen da parte dell'Arabia Saudita, riferisce Reuters. Le autorità saudite non hanno ancora commentato, mentre gli Stati Uniti e l'Iran hanno mostrato un interesse limitato per nuovi contatti diplomatici dopo gli ultimi attacchi.
Bab el Mandeb emerge come un nuovo punto di pressione
L'attenzione si sta ora spostando sullo stretto di Bab el Mandeb, che collega il Mar Rosso con il Golfo di Aden. La rotta è utilizzata da petroliere, navi cisterna e portacontainer che viaggiano tra Asia, Europa e Medio Oriente.
L'Iran sta facendo pressione sugli Houthi affinché chiudano lo stretto se gli attacchi degli Stati Uniti alle infrastrutture energetiche iraniane dovessero continuare. Non è chiaro se il gruppo possa imporre un blocco totale, ma i precedenti attacchi hanno dimostrato la sua capacità di interrompere la navigazione commerciale e far lievitare i costi di sicurezza.
Una chiusura prolungata potrebbe costringere le navi a circumnavigare l'Africa meridionale. Ciò allungherebbe i tempi di consegna, aumenterebbe le spese per il carburante e l'assicurazione e metterebbe ulteriormente sotto pressione le catene di approvvigionamento globali.
Una chiusura totale potrebbe interessare circa il 7% dell'offerta globale di petrolio, limitando la capacità dell'Arabia Saudita di spostare le esportazioni attraverso il Mar Rosso. La minaccia arriva mentre le interruzioni legate al più ampio conflitto nel Golfo hanno già ridotto i flussi globali di petrolio di circa il 10%.
Continuano gli sforzi per il cessate il fuoco nonostante gli attacchi
L'annuncio è arrivato mentre l'attività diplomatica mostrava segni di intensificazione. Un alto funzionario iraniano ha dichiarato che i mediatori hanno presentato a Teheran una proposta per un cessate il fuoco di 10 giorni, volto a preservare un accordo provvisorio raggiunto il mese scorso.
Anche il ministro degli Interni iraniano Eskandar Momeni ha chiesto al Pakistan di riprendere il suo ruolo di mediazione durante una visita a Islamabad. Tali contatti hanno fatto seguito agli attacchi iraniani contro asset militari statunitensi e a un'altra notte di attacchi degli Stati Uniti sulle città iraniane.
I mercati petroliferi assorbono un'altra minaccia all'offerta
I futures sul petrolio sono rimasti elevati mentre i trader bilanciavano la minaccia del blocco con la possibilità di una ripresa della diplomazia. I futures Brent di settembre sono stati scambiati vicino a $87,82 al barile, mentre i futures WTI statunitensi si attestavano intorno a $81,30. Il Brent era salito brevemente sopra i $90 all'inizio di lunedì dopo nuove interruzioni intorno allo Stretto di Hormuz.
Una grave interruzione a Bab el Mandeb potrebbe aggiungere un ulteriore premio al rischio sui prezzi del greggio. Minaccerebbe le rotte di esportazione saudite, costringerebbe alcune petroliere a viaggi più lunghi e aggraverebbe le preoccupazioni sulla disponibilità dell'offerta globale.
Abbiamo anche riportato che la navigazione a Hormuz rallenta mentre il conflitto tra Stati Uniti e Iran si amplia.
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