Eni vede utili e ricavi in calo nella gestione 2024 approvata dalla Corte dei conti

Eni vede utili e ricavi in calo nella gestione 2024 approvata dalla Corte dei conti
Eni, utili e ricavi in calo

Nel 2024 Eni opera in uno scenario segnato da volatilità delle materie prime, debolezza del mercato del gas e incertezze internazionali che incidono sui risultati del gruppo. La società è presente in 64 Paesi a fine esercizio con 32.492 dipendenti, mentre emerge anche l'esigenza di salvaguardare le riserve energetiche nazionali.

In evidenza

  • Eni chiude il 2024 con utile netto in calo del 43,13% a 2.764 milioni di euro e ricavi in flessione del 5,25% a 88.797 milioni.
  • Il flusso di cassa netto da attività operativa scende a 13.092 milioni di euro (-2.027 milioni), mentre l'indebitamento finanziario netto sale a 18.628 milioni (+2.393 milioni).
  • Enilive e Plenitude ottengono rappresentazione pro-forma adjusted grazie a quote di mercato significative, indicando maggiore maturità economico-patrimoniale nel gruppo Eni.

Relazione approvata e risultati della gestione 2024

Come riportato dalla Corte dei conti, la Sezione controllo enti ha approvato con Delibera n. 83/2026 la relazione sulla gestione 2024 di Eni s.p.a., gruppo energetico attivo nell'esplorazione, estrazione, produzione, distribuzione e commercializzazione di prodotti energetici, oltre che nello sviluppo di processi di economia circolare.

A fine 2024 Eni controlla 479 società, di cui 115 in Italia e 364 all'estero, e detiene partecipazioni in altre 153 società controllate congiuntamente, tra joint venture e joint operation, di cui 32 in Italia e 121 all'estero. La società conta inoltre 23 partecipazioni rilevanti, di cui 4 in Italia e 19 all'estero.

Nel periodo in esame, il Brent si attesta in media a 81 dollari al barile, in calo rispetto agli 83 dollari del 2023, in un contesto di sostanziale equilibrio tra domanda e offerta. Presso gli hub europei, le quotazioni del gas naturale registrano un valore medio di circa 35 euro per MWh, in diminuzione del 15% rispetto al 2023, mentre la stagione invernale 2024-2025 mostra segnali di tensione sull'approvvigionamento.

Sul piano economico, il patrimonio netto di Eni scende a 50.735 milioni di euro da 51.019 milioni, mentre l'utile netto si riduce a 2.764 milioni da 4.860 milioni, con una flessione del 43,13%. L'utile operativo adjusted si attesta a 10.348 milioni, in diminuzione di 3.457 milioni, e i ricavi della gestione caratteristica calano del 5,25% a 88.797 milioni da 93.717 milioni. Anche l'utile netto adjusted di competenza degli azionisti Eni diminuisce di 2.147 milioni, fermandosi a 2.624 milioni.

Struttura finanziaria e rilievo per il settore energetico

Il flusso di cassa netto da attività operativa nel 2024 ammonta a 13.092 milioni di euro, in calo di 2.027 milioni, e include 1.946 milioni di dividendi incassati dalle partecipate. L'indebitamento finanziario netto sale a fine esercizio a 18.628 milioni di euro, con un aumento di 2.393 milioni, mentre i debiti finanziari e obbligazionari raggiungono 30.390 milioni, di cui 8.820 milioni a breve termine e 21.570 milioni a lungo termine.

Il patrimonio netto consolidato cresce invece a 55.648 milioni di euro da 53.644 milioni, con un aumento del 3,74%. Nella relazione vengono inoltre segnalate Enilive e Plenitude come due società che hanno ormai acquisito quote di mercato significative, al punto da essere rappresentate su base pro-forma adjusted, elemento che indica una maggiore maturità economica e patrimoniale.

Il quadro delineato evidenzia come i risultati finanziari del 2024 risentano del difficile governo dei prezzi e delle tensioni internazionali. Per il settore energetico italiano, questo contesto rafforza l'attenzione sulla sicurezza degli approvvigionamenti e sulla tutela delle riserve nazionali.

Nel nostro precedente articolo sul calo dei prezzi del petrolio legato ai colloqui USA-Iran e allo Stretto di Hormuz, abbiamo spiegato come Brent e WTI siano scesi mentre il mercato attendeva segnali concreti di normalizzazione dei flussi di petroliere. L’allentamento temporaneo delle sanzioni e la ripresa del traffico marittimo hanno ridotto il premio al rischio, ma i trader sono rimasti cauti perché un’eventuale nuova interruzione a Hormuz potrebbe incidere rapidamente sulle aspettative di offerta globale.

Questo materiale può contenere opinioni di terze parti, nessuno dei dati e delle informazioni su questa pagina web costituisce consulenza sugli investimenti secondo il nostro Disclaimer. Sebbene aderiamo a una rigorosa Integrità Editoriale, questo post può contenere riferimenti a prodotti dei nostri partner.