FiberCop affronta ricorsi al Tar sullo status wholesale only e sui prezzi all’ingrosso
Lo scontro tra FiberCop e gli operatori retail si allarga dal tema degli aumenti dei prezzi all’ingrosso al quadro regolatorio che disciplina la società della rete ex Tim. Alcune telco contestano infatti davanti al Tar del Lazio anche il riconoscimento di operatore non verticalmente integrato, da cui deriva per FiberCop un alleggerimento regolatorio.
In evidenza
- iliad, Fastweb+Vodafone e altri operatori hanno presentato ricorsi al Tar del Lazio contro il riconoscimento wholesale only e il nuovo listino FiberCop.
- Fastweb+Vodafone, Wind Tre, Iliad e Sky Italia hanno chiesto ad Agcom di intervenire per bloccare gli aumenti dei prezzi all’ingrosso annunciati da FiberCop.
- I ricorsi e le contestazioni aumentano il rischio regolatorio e legale sull’assetto e sulla governance dei prezzi della rete fissa italiana gestita da FiberCop.
Ricorsi e contestazioni sul quadro regolatorio
Secondo quanto riportato da Il Sole 24 Ore Radiocor, tra gli operatori che hanno impugnato davanti al Tar del Lazio il riconoscimento figurano anche iliad e Fastweb+Vodafone, in una contestazione che si affianca alle iniziative contro il nuovo listino all’ingrosso di FiberCop.Al centro del contenzioso c’è la delibera 58/26/Cons dell’Agcom sull’analisi di mercato, che identifica FiberCop come operatore wholesale only, cioè attivo solo all’ingrosso e non verticalmente integrato, a differenza della situazione precedente quando la rete fissa faceva capo a Tim. Da questo riconoscimento è derivato un alleggerimento regolatorio per la società in cui è confluita l’ex rete fissa del gruppo.
Su un piano parallelo, Fastweb+Vodafone, Wind Tre, Iliad e Sky Italia hanno scritto all’Agcom per chiedere un intervento che blocchi gli aumenti dei prezzi all’ingrosso annunciati da FiberCop. La mossa amplia il confronto tra operatori e regolatore, portando la disputa sia sul terreno amministrativo sia su quello tariffario.
Impatto per il mercato tlc italiano
La contestazione sullo status di operatore solo all’ingrosso pesa sugli equilibri del mercato italiano delle telecomunicazioni, perché incide sulle condizioni regolatorie applicate alla rete e sui margini di manovra commerciali della società. Un eventuale riesame del riconoscimento potrebbe quindi avere effetti sulle relazioni contrattuali tra FiberCop e gli operatori retail che acquistano accesso all’infrastruttura.Alla pressione delle telco si aggiunge anche il ricorso di Tim, reso noto il giorno precedente, focalizzato in particolare sul disallineamento tra il nuovo listino e l’Msa, il Master service agreement firmato con FiberCop. L’insieme delle iniziative segnala un aumento del rischio regolatorio e legale attorno alla governance dei prezzi di accesso e al nuovo assetto della rete fissa italiana.
Nella nostra precedente analisi sul titolo Telecom Italia (TIT) abbiamo evidenziato che le quotazioni restavano sopra le principali medie mobili, con momentum complessivamente positivo ma segnali di ipercomprato nel breve periodo. L’articolo indicava come livelli chiave l’area di resistenza a €8,15 e il supporto a €7,83, sottolineando la possibilità di una fase di consolidamento e l’importanza di monitorare i fattori di rischio che possono influenzare il sentiment sul comparto tlc italiano.
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