Tim disdice il contratto con Inwit, si amplia il rischio legale sulle torri
Tim comunica al termine di un consiglio di amministrazione straordinario di avere deliberato la disdetta del Master service agreement con Inwit, con efficacia alla scadenza contrattuale che il gruppo individua in agosto 2030. La decisione, secondo la nota della società, rientra nel piano di ottimizzazione dei costi infrastrutturali e apre una nuova fase di confronto su tempi, validità delle clausole di change of control e continuità operativa della rete mobile.
In evidenza
- Tim ha disdetto il contratto con Inwit invocando la clausola sul cambio di controllo, contestando la scadenza e ampliando il rischio legale sul settore torri.
- Inwit sostiene che i contratti con Tim e Fastweb valgono fino al 2038, ma l'80% del suo fatturato dipende dai due operatori, con forti implicazioni industriali e finanziarie.
- Tim e Fastweb+Vodafone hanno avviato una joint venture non vincolante per realizzare 6mila nuovi siti alternativi, indicando strategie per ridurre la dipendenza da Inwit.
Scadenze contestate e piano di migrazione
La società precisa che la disdetta segue la clausola sul cambio di controllo esercitata nel 2022. Tim considera valido il termine del 2030, mentre Fastweb, dopo l'integrazione di Vodafone Italia, sostiene che il proprio contratto con Inwit termini nel 2028. Inwit, invece, ritiene che entrambi gli accordi restino efficaci fino al 2038, includendo otto anni aggiuntivi di rinnovo.
Nella comunicazione diffusa dopo il cda, Tim aggiunge che, se in sede giudiziale o tramite intesa tra le parti venisse riconosciuta l'applicabilità della clausola collegata al cambio di controllo del dicembre 2020, l'atto odierno varrebbe anche come disdetta con efficacia al 31 marzo 2028. Il gruppo afferma inoltre che avvierà trattative con Inwit per definire un piano di migrazione pluriennale. L'obiettivo dichiarato è assicurare la continuità operativa dopo la scadenza del contratto, nel rispetto degli obblighi previsti dall'Msa.
Impatto sul settore tlc e sui ricavi di Inwit
La vicenda si inserisce in un confronto più ampio sulle condizioni economiche delle infrastrutture di rete. Prima della disdetta, sia Fastweb sia Tim avevano cercato senza successo di rinegoziare i termini del contratto, ritenuti dai due operatori superiori alla media europea. Il contenzioso potenziale riguarda quindi non solo la durata degli accordi, ma anche la sostenibilità dei costi per gli operatori mobili in Italia.
Inwit dispone oggi di circa 26mila siti, costruiti integrando nel tempo i principali portafogli di torri del mercato nazionale. Per Tim e Fastweb+Vodafone la sostituzione in tempi rapidi delle infrastrutture storicamente conferite non appare semplice, anche se la migrazione non deve essere completata necessariamente alla data di scadenza. Per Inwit il nodo è altrettanto rilevante, perché da Tim e Fastweb proviene almeno l'80% del fatturato, un livello di concentrazione che accentua il peso industriale e finanziario dello scontro.
Joint venture e possibili sviluppi giudiziari
Il caso arriva a pochi giorni dall'annuncio di una joint venture non vincolante tra i due operatori per realizzare direttamente 6mila nuovi siti aggiuntivi. Questa iniziativa segnala che Tim e Fastweb+Vodafone stanno valutando alternative industriali per ridurre la dipendenza dall'attuale fornitore di torri. Resta però da verificare la tempistica di realizzazione dei nuovi asset e la loro capacità di coprire il fabbisogno di rete.
Fastweb si è già rivolta al Tribunale per ottenere il riconoscimento della propria posizione contrattuale. Con la mossa di Tim, il confronto con Inwit assume ora un perimetro più ampio e aumenta la probabilità di uno scontro legale su più fronti. Per il mercato italiano delle torri, la controversia può incidere sulle prospettive di ricavo di Inwit e sulle strategie di controllo dei costi delle principali società telecom.
In un nostro precedente articolo abbiamo ricostruito la controversia tra Tim, Fastweb+Vodafone e Inwit sulla durata degli accordi per l’uso delle torri e sulle condizioni economiche ritenute non allineate alla media europea. Avevamo inoltre evidenziato come la necessità di ridurre la dipendenza dall’attuale fornitore stesse spingendo gli operatori a valutare alternative industriali, con possibili ricadute sui ricavi di Inwit e un aumento del rischio di contenzioso.
Ultime notizie su Vodafone
- Forex
- Crypto