Delfin, il cda si divide sul riassetto della holding prima dell'assemblea del 30 giugno

Delfin, il cda si divide sul riassetto della holding prima dell'assemblea del 30 giugno
Tensioni sul riassetto Delfin

Il confronto sul futuro di Delfin si intensifica a pochi giorni dell'assemblea dei soci del 30 giugno, mentre il consiglio di amministrazione non approva il sostegno richiesto per un'operazione che rafforzerebbe la posizione di Leonardo Maria Del Vecchio. Lo stop riporta in alto mare la trattativa sulla cassaforte lussemburghese e apre nuove tensioni all'interno della famiglia.

In evidenza

  • Delfin’s board rejected the letter of patronage supporting Leonardo Maria Del Vecchio’s financing to acquire additional shares before the June 30 assembly.
  • The proposal would have allowed Delfin to buy a 37.5% stake for 10 miliardi if Leonardo Maria defaulted, preventing banks from entering the holding.
  • Board division, with President Milleri in favor and CEO Bardin opposed, underscores heightened family tensions and complicates the holding’s restructuring process.

Voto diviso sul finanziamento

Come riporta Il Sole 24 Ore Radiocor, il board di Delfin non approva la lettera di "patronage" richiesta a favore delle banche per consentire il finanziamento con cui Leonardo Maria Del Vecchio acquisirebbe le quote di almeno altri due eredi, salendo così in maggioranza relativa.

Secondo la ricostruzione, la lettera definiva le condizioni alle quali la holding eserciterebbe i propri diritti di prelazione in caso di inadempimento di Leonardo Maria Del Vecchio verso gli istituti finanziatori. Il testo prevedeva che, se il prestito non fosse rimborsato, Delfin rileverebbe l'intera quota del 37,5% detenuta da Leonardo Maria al prezzo di 10 miliardi, includendo quindi non solo le partecipazioni di Luca e Paola, valutate 5 miliardi ciascuna, ma anche quella dello stesso Leonardo Maria.

In questo schema, Delfin acquisterebbe tre quote al valore di 3,3 miliardi ciascuna, evitando l'ingresso diretto delle banche nella holding in caso di problemi sull'operazione. Al momento del voto il consiglio si divide, con il presidente Francesco Milleri e Mario Notari favorevoli, mentre il ceo Romolo Bardin e i consiglieri Giovanni Giallombardo e Aloyse May votano contro.

Tensioni familiari e assemblea in salita

Il mancato via libera spinge ora la decisione verso l'assemblea e rende più complesso il percorso di riassetto della holding. Il passaggio è rilevante per la governance di uno dei principali veicoli finanziari della famiglia Del Vecchio e segnala una frattura interna che può incidere sulla stabilità delle scelte strategiche.

Fonti vicine al family office di Leonardo Maria Del Vecchio riferiscono "delusione e perplessità" di fronte a un consiglio spaccato e a una famiglia che appare ancora "non unita". Nelle stesse valutazioni emerge il timore che, in queste condizioni, la gestione aziendale faccia più fatica a reggere, mentre il confronto sul controllo della holding resta aperto.

Nella nostra precedente analisi sul dividendo di Fininvest abbiamo spiegato la decisione della holding della famiglia Berlusconi di portare la cedola complessiva a 150 milioni di euro sui risultati 2025, in aumento rispetto ai 100 milioni dell’anno precedente. Abbiamo anche evidenziato la conferma dell’attuale consiglio di amministrazione con Marina Berlusconi alla presidenza, un segnale di continuità nella governance e di stabilità della struttura di controllo.

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