Corepla avverte su una crisi strutturale del riciclo della plastica in Italia

Corepla avverte su una crisi strutturale del riciclo della plastica in Italia
Crisi riciclo plastica

La pressione sulla filiera italiana del riciclo degli imballaggi in plastica continua ad aumentare dopo la crisi emersa lo scorso anno. L'accumulo di rifiuti nei centri di conferimento e selezione ha raggiunto livelli critici e, senza misure urgenti, rischia di interrompere la raccolta differenziata in ampie aree del Paese.

In evidenza

  • Corepla segnala la chiusura di 45 impianti di riciclo in Europa e 2 già fermi in Italia, aggravando la crisi nella gestione dei rifiuti plastici.
  • Dal 1° ottobre Conai e Corepla aumentano il contributo ambientale per le frazioni plastica più difficili da riciclare, a fronte di crescenti costi industriali e concorrenza estera.
  • Il rischio di blocco della raccolta differenziata in alcune aree italiane cresce senza misure straordinarie, con Corepla che propone aumento dei volumi autorizzati e recupero energetico.

Capacità di trattamento sotto pressione

Come riportato da Il Sole 24 Ore, Corepla segnala che la riduzione della capacità di riciclo in Europa e in Italia sta aggravando la gestione dei rifiuti da imballaggio in plastica. Giorgio Quagliuolo, tornato a inizio giugno alla presidenza del consorzio, afferma che in Europa hanno chiuso 45 impianti di riciclo, mentre in Italia due impianti sono già fermi e altri due entrano a breve in revamping.

Secondo Quagliuolo, la crisi colpisce soprattutto le frazioni meno pregiate, come il misto poliolefinico, polietilene e polipropilene, oltre ad altri imballaggi difficili da riciclare. Su queste categorie Conai, d'intesa con Corepla, delibera per quest'anno i maggiori aumenti del contributo ambientale che i produttori pagano per assicurare il fine vita degli imballaggi, con decorrenza dal 1° ottobre.

Il quadro è reso più difficile dalla concorrenza di prodotti provenienti da Paesi extra U.S. a prezzi molto bassi e dall'aumento dei costi industriali, a partire dall'energia. La combinazione di minore capacità disponibile e maggiori oneri operativi comprime la sostenibilità economica delle aziende del settore.

Rischi per la raccolta e misure richieste

Per legge i consorzi intervengono in via sussidiaria rispetto al mercato nel trattamento dei rifiuti da imballaggio, prendendo in carico le frazioni che il mercato non riesce a gestire in modo economicamente sostenibile. Quando aumentano i volumi da trattare, crescono anche i costi che devono essere coperti attraverso il contributo ambientale versato dai produttori.

Quagliuolo definisce la situazione una crisi strutturale e indica tra le possibili risposte l'aumento dei volumi autorizzati degli impianti, pur con tempi che giudica lunghi. Come misura emergenziale finale propone inoltre di attivare il recupero energetico per i flussi non riciclabili.

Il presidente di Corepla osserva che i rincari della plastica vergine dovuti al blocco di Hormuz favoriscono la plastica riciclata, ma non sono sufficienti a riequilibrare il sistema. Senza interventi straordinari, il rischio di un blocco della raccolta differenziata resta concreto e in parte si manifesta già in alcune aree del Paese.

Nel nostro precedente articolo sui risultati Conai 2025 per il riciclo degli imballaggi in Italia abbiamo evidenziato l’aumento del tasso di riciclo al 77,3% e una quota complessiva dell’86,6% di imballaggi sottratti alla discarica includendo anche il recupero energetico. Abbiamo inoltre ricordato i dati per materiale (con la plastica al 50,5%) e il supporto economico ai Comuni per la raccolta differenziata, insieme alle nuove richieste di adeguamento legate all’entrata in vigore del regolamento europeo Ppwr.

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