FiberCop, operatori chiedono ad Agcom di rigettare i listini wholesale proposti

FiberCop, operatori chiedono ad Agcom di rigettare i listini wholesale proposti
FiberCop, scontro sui prezzi

Nel confronto sulle tariffe di accesso alla rete in fibra, gli operatori contestano ad Agcom i listini proposti da FiberCop e chiedono che vengano respinti. Le telco sostengono che lo studio comparativo usato a supporto della manovra tariffaria non offre una base affidabile per il mercato italiano e che eventuali rincari possono riflettersi sugli utenti finali.

In evidenza

  • Gli operatori chiedono ad Agcom di rigettare i listini wholesale di FiberCop, contestando la validità del benchmark europeo di Arthur D. Little.
  • Le telco sottolineano che i prezzi wholesale italiani risultano già i più bassi rispetto a UK, Germania e Belgio, con un differenziale minimo tra ingrosso e retail.
  • Gli operatori ritengono infondata la correlazione tra aumento dei prezzi wholesale e investimenti in fibra, chiedendo che Agcom non prenda come riferimento i listini del 15 aprile 2026.

Contestazioni sul benchmark europeo

Come riportato da Il Sole 24 Ore Radiocor, gli operatori chiedono all'Autorità di non prendere in considerazione gli esiti del benchmark europeo predisposto da Arthur D. Little a sostegno della revisione tariffaria proposta da FiberCop. Nella loro contestazione, le telco mettono in discussione diversi punti dello studio e ne negano la validità come riferimento comparativo per l'Italia.

In particolare, le società osservano che il confronto sui prezzi italiani, definiti nello studio come i più bassi d'Europa, si basa soltanto su tre Paesi, UK, Germania e Belgio. Secondo gli operatori, si tratta di mercati con livelli di copertura in fibra tra i più bassi in Europa, assetti competitivi e regolamentari differenti e prezzi retail sensibilmente più alti, elementi che rendono il benchmark non significativo per il contesto italiano.

Impatto atteso su concorrenza e clienti finali

Le telco contestano anche la tesi secondo cui il settore avrebbe margini sufficienti per assorbire gli aumenti. A loro avviso, anche limitandosi ai tre Paesi selezionati, emerge che in Italia il differenziale assoluto tra prezzi wholesale e retail è il più basso, per cui eventuali incrementi all'ingrosso sono suscettibili di riflettersi direttamente sulle condizioni di mercato e, in ultima istanza, sugli utenti finali.

Sul fronte degli investimenti, gli operatori respingono inoltre l'assunto secondo cui gli aumenti proposti da FiberCop generano maggiore sviluppo della rete. Nella missiva citata nel testo, affermano che i Paesi scelti come benchmark sono proprio quelli con minore copertura e diffusione della fibra in Europa e che il nesso causale tra prezzi wholesale più alti e maggiori investimenti non risulta dimostrato, mentre i dati disponibili suggeriscono semmai il contrario.

Per questo le anticipazioni sullo studio Arthur D. Little, si legge nella lettera, non possono costituire una base comparativa affidabile per giustificare la manovra tariffaria di FiberCop. Gli operatori aggiungono che i contenuti dei listini del 15 aprile 2026 presentano criticità rilevanti in termini di ragionevolezza, non discriminazione, equità e tutela della concorrenza, e chiedono quindi ad Agcom di non attribuire a tali comunicazioni alcun valore giustificativo e di rigettare i listini medesimi.

Nella nostra precedente analisi sul titolo Telecom Italia (TIT) abbiamo evidenziato una fase di forte pressione ribassista, con il prezzo sotto le principali medie mobili e diversi indicatori in area di ipervenduto. Il focus era su livelli tecnici chiave (in particolare l’area €7,84 come soglia da riconquistare) e sul rischio di ulteriori discese in assenza di catalizzatori positivi nel breve periodo.

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