Ue, Eurostat segnala divari nell'efficienza energetica delle abitazioni
Nel 2025 quasi un quarto dei cittadini dell'Unione europea vive in case la cui efficienza energetica è stata migliorata nei cinque anni precedenti. Il dato evidenzia forti differenze tra i Paesi membri e un accesso più limitato agli interventi per le persone a rischio di povertà o esclusione sociale.
In evidenza
- Nel 2025, solo il 23,9% della popolazione UE vive in abitazioni con efficienza energetica migliorata negli ultimi cinque anni, con forti disparità tra paesi.
- I Paesi Bassi guidano con il 60,5% di abitazioni ammodernate, mentre Italia (2,6%), Malta (7,8%) e Grecia (9,5%) registrano i livelli più bassi.
- Le persone a rischio povertà dichiarano solo nel 17,4% dei casi di vivere in case efficienti, rispetto al 25,6% di chi non è a rischio, evidenziando un divario sociale significativo.
Quadro europeo degli interventi recenti
Secondo Borsa Italiana, citando Eurostat, nel 2025 il 23,9% della popolazione dell'Unione europea vive in un'abitazione in cui l'efficienza energetica è stata migliorata negli ultimi cinque anni.Le quote più elevate si registrano nei Paesi Bassi, con il 60,5%, seguiti da Danimarca con il 34,0%, e da Francia e Slovenia, entrambe al 33,3%. All'estremo opposto, le percentuali più basse si osservano in Italia, ferma al 2,6%, davanti a Malta al 7,8% e Grecia al 9,5%.
Impatto sociale e divari tra Paesi
Il confronto sociale mostra che le persone a rischio di povertà o esclusione sociale hanno meno probabilità di dichiarare di vivere in abitazioni con una migliore efficienza energetica, con una quota del 17,4%, contro il 25,6% di chi non è a rischio.Il divario risulta particolarmente ampio nei Paesi Bassi, dove la differenza è tra il 45,3% e il 63,3%, a Cipro, con il 16,7% contro il 30,3%, e in Danimarca, con il 22,9% contro il 36,4%. I dati indicano che i benefici degli investimenti per l'efficienza energetica restano distribuiti in modo disomogeneo sia tra i Paesi dell'Ue sia tra i gruppi sociali.
Nella nostra precedente analisi sulla revisione del sistema europeo di scambio delle emissioni (EU ETS), abbiamo ricostruito la posizione dell’Italia a favore di strumenti più forti per sostenere gli investimenti nella decarbonizzazione industriale. L’attenzione si è concentrata sui nodi ancora aperti — come benchmark e quote gratuite — e sul loro possibile impatto sulla competitività dei settori più esposti, nel tentativo di bilanciare ambizione climatica e tutela del sistema produttivo.
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