Private equity in Italia, Deloitte prevede un calo del 28% delle operazioni nel secondo semestre

Private equity in Italia, Deloitte prevede un calo del 28% delle operazioni nel secondo semestre
Private equity in calo

Dopo un primo semestre 2026 caratterizzato da volumi elevati ma valori in contrazione, il mercato italiano del private equity si avvia verso una seconda parte dell'anno con un netto rallentamento delle operazioni. La flessione attesa riguarda soprattutto i deal oltre 31 milioni di euro, mentre cresce il peso delle transazioni di taglio medio-piccolo.

In evidenza

  • Secondo Deloitte, nel secondo semestre il numero di operazioni di private equity in Italia calerà del 28%, con transazioni sopra i 31 milioni di euro in flessione del 16,9%.
  • Il 64,6% dei deal riguarda investimenti sotto i 30 milioni di euro, mentre il Nord Italia mantiene la maggioranza delle operazioni ma con una quota in calo al 72,9%.
  • L'intelligenza artificiale viene integrata nell’87,5% dei processi di selezione dei target, in crescita del 12,5% sul semestre precedente, e il manifatturiero resta il settore più attrattivo per il 28,7% degli investitori.

Previsioni sui deal e composizione del mercato

Secondo Borsa Italiana, dallo studio di Deloitte emerge che nel secondo semestre le transazioni superiori a 31 milioni di euro scendono al 35,4% del totale, in calo del 16,9%, con la fascia tra 31 e 50 milioni che registra la contrazione più marcata.

Nello stesso periodo, le operazioni sotto i 30 milioni di euro salgono al 64,6%, sostenute soprattutto dalla fascia 16-30 milioni, al 37,5%, e da quella 5-15 milioni, al 18,8%. Nel primo semestre del 2026 sono stati finalizzati 276 investimenti e 23 disinvestimenti, tra i livelli più elevati mai registrati in un semestre, per un controvalore di 1,6 miliardi di euro.

"Oggi i fondi si muovono in uno scenario complesso che richiede lucidità: le tensioni e l'incertezza sui mercati internazionali restano un fattore con cui fare i conti ogni giorno. L'elemento di svolta rimane però il ritorno a condizioni di finanziamento più accessibili che sta ridando fiducia agli operatori e rimettendo in moto le operazioni", afferma Elio Milantoni, senior partner M&A di Deloitte.

Le attese sui portafogli diventano intanto più prudenti. Scende al 58,3% la quota di operatori che prevede un aumento del valore dei portafogli, mentre sale al 41,7% quella di chi si aspetta stabilità. Per il prossimo semestre cala inoltre l'interesse per le operazioni di maggioranza, che restano comunque prevalenti all'81,3%, mentre crescono le operazioni di minoranza e i co-investimenti di minoranza con altri fondi.

Settori favoriti, tecnologia e riequilibrio geografico

A livello settoriale, il manifatturiero si conferma il comparto più attrattivo per il 28,7% degli investitori. Food & Beverage scende al 13,9%, i beni di consumo salgono al 12%, il farmaceutico cresce al 9,3%, mentre l'ICT arretra all'8,3%; aumentano inoltre l'interesse per il terziario, al 6,5%, e per il cleantech, al 3,7%.

Dalla survey emerge anche che l'integrazione dei criteri ESG nei processi di investimento è ormai una pratica consolidata. Il 27,9% degli operatori monitora gli standard ESG già nella due diligence e prima del closing, il 23% applica politiche sostenibili nelle società in portafoglio e il 17,2% utilizza l'ESG come leva di creazione di valore nell'analisi preliminare delle opportunità.

Cresce parallelamente il ruolo dell'intelligenza artificiale: l'87,5% degli operatori la integra nel processo di selezione dei target, in aumento del 12,5% rispetto al semestre precedente. Di questi, il 37,5% la considera un driver decisionale, mentre il 50% ne riconosce l'utilità mantenendola però subordinata ai parametri tradizionali.

Sul piano geografico, il Nord Italia concentra il 72,9% delle operazioni concluse negli ultimi sei mesi, suddivise tra Nord Ovest e Nord Est, pur segnando un calo del 16% rispetto al semestre precedente. Il Centro Italia accelera al 16,7%, il Sud sale al 6,3% e gli investimenti oltreconfine scendono al 4,2%.

Il ricorso alle banche commerciali resta la forma di finanziamento più diffusa per le acquisizioni, al 64,6%, nonostante una lieve flessione. Le banche d'investimento raggiungono il 12,5%, mentre il private credit si attesta al 14,6%. "Osserviamo un cambiamento profondo nelle priorità dei fondi. La tecnologia, e in particolare la capacità di integrare l'intelligenza artificiale, è diventata un criterio chiave nella valutazione delle società target. Allo stesso tempo, la sostenibilità è ormai un elemento strutturale. Sul fronte geografico, restano centrali le aree più solide del tessuto industriale italiano, ma cresce l'attenzione anche verso il Centro e il Sud del Paese", conclude Claudio Scardovi, Deloitte Private Equity Leader.

Nella nostra precedente analisi sull’Opas di Poste Italiane su Tim abbiamo evidenziato come l’operazione venga presentata come un’accelerazione degli investimenti in infrastrutture digitali, tra data center, cloud e intelligenza artificiale. Abbiamo inoltre ricordato che l’obiettivo indicato era favorire integrazione e sinergie, con l’ipotesi di delisting come leva per sostenere una strategia di scala e rafforzare la competitività del settore dei servizi digitali in Italia.

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