Confindustria chiede un mercato unico Ue dell'energia, Orsini avverte sul costo Ets
Il costo dell'energia resta un nodo centrale per la competitività industriale italiana e riporta al centro il tema di una maggiore integrazione europea. Confindustria segnala che il peso del sistema Ets e il divario con concorrenti come la Cina stanno erodendo la capacità competitiva delle imprese.
In evidenza
- Italia chiede un mercato unico europeo dell'energia per difendere la competitività delle imprese rispetto a Cina e altri continenti.
- Orsini segnala che il prezzo della CO2 è salito da 6 euro nel 2017 a 80 euro per tonnellata, attribuendo l'aumento a speculazioni finanziarie.
- Il tema energia sarà discusso nel trilaterale Italia-Francia-Germania a novembre, con urgenza su costi e revisione del sistema Ets.
Pressione sui costi energetici e richiesta di integrazione europea
Come riportato da Borsa Italiana, il presidente di Confindustria Emanuele Orsini afferma che l'Italia ha bisogno di un mercato unico dell'energia in Europa per difendere la competitività dei propri prodotti. L'intervento arriva a margine dell'iniziativa 'Alta Formazione, Ricerca e Innovazione: Università e Imprese per la Competitività del Paese', promossa da Crui e Confindustria.Orsini sostiene che il confronto con altri continenti penalizza le imprese europee a causa di regole differenti e di costi energetici più elevati. Nel suo richiamo cita in particolare la Cina, che secondo il presidente di Confindustria beneficia di aiuti fiscali capaci di favorire la penetrazione dei prodotti sul mercato europeo.
Secondo Orsini, il tema di un mercato unico europeo dell'energia sarà sicuramente discusso nel trilaterale con Francia e Germania previsto a novembre. La richiesta si inserisce nel dibattito più ampio sulle condizioni industriali necessarie a sostenere la produzione manifatturiera nel continente.
Allarme su Ets e impatto sulla competitività industriale
Nel suo intervento, Orsini richiama anche la recente revisione del sistema Ets e afferma che uno strumento nato con finalità nobili è ormai diventato un costo fuori controllo e fortemente finanziarizzato. Il presidente di Confindustria indica come esempio l'aumento del prezzo della CO2, passato da 6 euro per tonnellata nel 2017 a 80 euro oggi, attribuendo la crescita alle speculazioni finanziarie.Per l'industria italiana ed europea, il costo dell'energia resta quindi un fattore decisivo per la tutela di imprese e occupazione. Orsini afferma che, per salvaguardare il patrimonio produttivo dell'Europa, serve intervenire in modo diretto sul livello dei prezzi energetici.
Nel nostro precedente approfondimento sulle prospettive dei prezzi dell’energia nell’area euro, abbiamo evidenziato come la BCE vedesse quotazioni ancora ben sopra i livelli pre-crisi geopolitica, con effetti diretti sul costo della vita. L’analisi sottolineava anche che la volatilità energetica continua a influenzare le aspettative su inflazione e politica monetaria, con ricadute su imprese, consumatori e dinamiche di mercato nell’Eurozona.
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