Ue segnala carenze nella risposta agli incidenti di cybersicurezza
L'Unione europea dispone di un quadro più chiaro per gestire le principali crisi informatiche, ma il coordinamento operativo resta incompleto. Le criticità riguardano soprattutto lo scambio di informazioni, i ritardi nell'attivazione dei sistemi di allerta e i controlli sui soggetti che ricevono fondi Ue.
Punti chiave
- La Corte dei conti Ue segnala che l’insufficiente scambio di informazioni tra strutture europee e nazionali limita l’efficacia nella risposta agli incidenti di cybersicurezza.
- Il sistema europeo di allerta per la cybersicurezza non è ancora operativo a causa di ritardi negli appalti e mancanza di accordi di cooperazione e norme tecniche.
- I beneficiari di fondi Ue restano responsabili delle verifiche su beneficiari terzi, ma il Centro europeo di competenza non controlla, esponendo infrastrutture sensibili a rischi di sicurezza.
Reti europee e allerta ancora incomplete
Secondo Borsa Italiana, come riferisce la Corte dei conti Ue, il principale punto debole dell'intero sistema è l'insufficiente scambio di informazioni tra le strutture europee e nazionali coinvolte nella cybersicurezza. Il programma per la cybersicurezza adottato nel 2025 chiarisce ruoli e responsabilità, ma la collaborazione tra le due reti informatiche dell'Ue non è ancora definita formalmente, con effetti sulla cooperazione tra la rete delle squadre nazionali che gestiscono gli incidenti e la rete europea per la cooperazione nelle crisi cyber.In alcuni Stati membri, inoltre, le norme Ue aggiornate, tra cui la direttiva NIS 2, sono ancora in fase di attuazione. La normativa nazionale vigente limita anche le informazioni che possono essere condivise, aumentando il rischio che le reti europee abbiano difficoltà a individuare tempestivamente le minacce e a coordinare una risposta efficace.
La Corte rileva anche sovrapposizioni tra alcuni organismi Ue incaricati del monitoraggio delle minacce. Il centro di situazione informatica della Commissione europea, istituito nel 2022 e ampiamente assistito da fornitori esterni, duplica in parte capacità già presenti nell'Agenzia dell'Unione europea per la cibersicurezza sul monitoraggio delle minacce e sullo sviluppo della conoscenza situazionale.
Al momento dell'audit, il sistema europeo di allerta per la cybersicurezza non è ancora operativo. I due hub esaminati, Athena ed Ensoc, non entrano in funzione a causa di ritardi negli appalti, mentre mancano ancora accordi di cooperazione, un sistema comune di classificazione e le norme tecniche necessarie al funzionamento del sistema.
Rischi operativi per fondi e infrastrutture sensibili
Le debolezze individuate si estendono anche ai controlli su alcune organizzazioni che ricevono finanziamenti Ue. Queste verifiche servono a ridurre il rischio di intrusioni o influenze da parte di Paesi non Ue e a impedire che informazioni sensibili sulla sicurezza vengano condivise con autorità esterne all'Unione.Secondo la Corte, i beneficiari delle sovvenzioni restano responsabili della valutazione della proprietà e del controllo dei soggetti terzi che ricevono sostegno finanziario, ma il Centro europeo di competenza per la cibersicurezza non verifica tali valutazioni. Di conseguenza, infrastrutture sensibili, dati operativi e tecnologie critiche per la sicurezza possono restare esposti a rischi di sicurezza.
Nel nostro precedente approfondimento sui controlli della Guardia di finanza su borse di studio e housing universitario abbiamo ricostruito il rafforzamento della collaborazione con il Ministero dell’Università e della Ricerca per prevenire l’uso illecito delle risorse pubbliche, incluse quelle del PNRR. L’articolo riportava verifiche su milioni di euro e casi di irregolarità, come contratti di locazione fittizi e indebite percezioni, evidenziando come la tutela dei fondi richieda procedure solide e scambio efficace di informazioni tra i soggetti coinvolti.
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