Elena Nikulina

Bankitalia difende il sistema two-tier per l’evoluzione monetaria digitale

Bankitalia difende il sistema two-tier per l’evoluzione monetaria digitale
Bankitalia e moneta digitale

La digitalizzazione dei mercati finanziari non supera l’impianto monetario a due livelli, ma ne richiede un adattamento coerente con nuove tecnologie, standard condivisi e infrastrutture interoperabili. Nel dibattito sulla tokenizzazione e sulle future architetture DLT, la Banca d’Italia indica come centrale il mantenimento di un’attività di regolamento priva di rischio e di un’ancora monetaria comune.

Punti chiave

  • La vice direttrice generale della Banca d’Italia, Chiara Scotti, ribadisce la validità del sistema monetario two-tier anche nell’evoluzione digitale per preservare fiducia ed efficienza.
  • Scotti sottolinea che interoperabilità e standard comuni sono essenziali per evitare la frammentazione della liquidità e degli ecosistemi, sostenendo iniziative come euro digitale, Pontes e Appia.
  • La trasformazione digitale spinge le banche a ripensare catena del valore, investendo gradualmente in competenze, processi programmabili e infrastrutture modulari nonostante elevata incertezza sui benefici.

Tokenizzazione e architettura monetaria digitale

Come riportato da Teleborsa, Chiara Scotti, vice direttrice generale della Banca d’Italia, afferma che il sistema monetario two-tier non è un assetto istituzionale obsoleto e continua a risolvere il problema della fiducia, combinando un punto di ancoraggio monetario pubblico con intermediazione privata e innovazione.

Nel suo intervento all'Institut International d’Études Bancaires, Scotti sostiene che la logica del sistema a due livelli rimane valida perché la digitalizzazione modifica gli strumenti, ma non i principi fondamentali. Ricorda inoltre che il denaro funziona perché gli utenti possono accettarlo senza dover valutare ogni volta la solvibilità dell’emittente e che tecnologie come la tokenizzazione producono valore solo dentro un’architettura capace di preservare fiducia, convertibilità, efficienza della liquidità e certezza del regolamento.

In questo quadro, la divisione dei compiti tra settore pubblico e privato resta centrale. Secondo Scotti, occorre preservare anche nelle nuove infrastrutture digitali un asset di regolamento privo di rischio, così da sostenere la stabilità del sistema mentre avanzano le applicazioni basate su DLT.

Implicazioni per banche e mercati finanziari

Scotti osserva che la tokenizzazione non riguarda più soltanto gli specialisti dei pagamenti, ma investe direttamente la strategia delle imprese e la futura struttura del mercato finanziario. A suo giudizio, il potenziale della tecnologia può esprimersi pienamente in un ecosistema interoperabile, nel quale standard condivisi permettono a denaro, attività finanziarie e servizi di operare su piattaforme differenti.

Il rischio alternativo è la proliferazione di piattaforme proprietarie non interoperabili, scenario in cui la varietà può trasformarsi in frammentazione di liquidità, infrastrutture e mercati. Per questo, interoperabilità e standard comuni assumono caratteristiche simili a beni pubblici, mentre iniziative come euro digitale, Pontes e Appia mirano a mantenere accessibili moneta di banca centrale, liquidità e garanzie anche nelle future architetture digitali.

Per il settore bancario, la trasformazione digitale impone di ripensare l’evoluzione della catena del valore finanziario, del ruolo delle banche nella gestione di denaro, liquidità e garanzie e del peso che standard e competenze possono avere nel posizionamento competitivo degli operatori. Pur riconoscendo che l’incertezza resta elevata e che i benefici degli investimenti non sono ancora pienamente dimostrati, Scotti evidenzia che anche l’attesa ha un costo perché rallenta apprendimento e sperimentazione. In questa prospettiva, flessibilità e impegno graduale possono conciliare prudenza e innovazione, privilegiando investimenti senza rimpianti in competenze, standard comuni, processi programmabili e infrastrutture modulari.

Nella nostra precedente analisi sull’interoperabilità delle infrastrutture di pagamento in Europa abbiamo spiegato perché, secondo Bancomat, la sovranità digitale e finanziaria si rafforza collegando le eccellenze nazionali invece di sostituirle. L’articolo evidenziava anche l’importanza di continuità operativa, sicurezza e capacità di funzionare anche in caso di indisponibilità di sistemi esterni, legando questi elementi a resilienza e competitività del mercato europeo dei pagamenti.

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