Corte Ue chiarisce i limiti della clausola antiabuso sui dividendi infragruppo

Corte Ue chiarisce i limiti della clausola antiabuso sui dividendi infragruppo
Clausola antiabuso dividendi

La Corte di giustizia dell'Unione europea precisa i criteri con cui valutare l'uso abusivo della direttiva madre-figlia nelle distribuzioni di dividendi tra società di un gruppo. La decisione del 15 ottobre 2026 indica che l'analisi fiscale deve considerare l'intera sequenza delle operazioni e la sostanza economica della struttura, anche oltre lo Stato che applica la ritenuta.

Punti chiave

  • La Corte di Giustizia UE stabilisce che la valutazione dell’abuso nel regime dividendi intra-gruppo richiede un’analisi dell’intera sequenza negoziale e della reale funzione economica.
  • La direttiva 2011/96/UE permette agli Stati membri di negare i benefici fiscali sui dividendi se la struttura societaria mira a vantaggi fiscali contrari all’oggetto della norma e privi di valide ragioni commerciali.
  • La Corte chiarisce che la clausola antiabuso si applica anche in presenza di attività economica effettiva, e l’onere della prova grava sull’amministrazione fiscale senza necessità di dimostrare la consapevolezza abusiva della società distributrice.

Pronuncia Ue su catene societarie e benefici fiscali

Come riportato da Fisco Oggi, i giudici di Lussemburgo tornano sul rapporto tra divieto di abuso del diritto e nozione di beneficiario effettivo, sviluppando i principi già emersi nei cosiddetti Danish cases. La decisione riguarda un rinvio pregiudiziale previsto dall'articolo 267 del Tfue, che consente a un giudice nazionale di chiedere alla Corte di giustizia dell'Unione europea di chiarire l'interpretazione del diritto europeo.

Nel caso esaminato, una società residente fiscalmente in Lituania distribuisce dividendi alla propria controllante cipriota, che a sua volta li trasferisce a un'altra holding residente a Cipro. Quest'ultima mette poi somme di denaro a disposizione del socio persona fisica tramite pagamenti di debiti, con un effetto sostanziale di ritorno delle risorse al soggetto posto al vertice della catena partecipativa.

La Corte afferma che le singole operazioni, se considerate separatamente, possono apparire formalmente legittime. L'accertamento dell'eventuale abuso richiede però una valutazione complessiva della sequenza negoziale, della funzione economica realmente perseguita e della distribuzione effettiva dei poteri di disposizione sui redditi.

Implicazioni fiscali per i gruppi europei

La direttiva madre-figlia, la 2011/96/UE, esonera da ritenuta i dividendi distribuiti da una società figlia alla propria controllante residente in un altro Stato membro, con l'obiettivo di evitare la doppia imposizione nei gruppi europei. Dopo le modifiche del 2015, l'articolo 1 impone però agli Stati membri di negare il beneficio quando la costruzione è finalizzata a ottenere un vantaggio fiscale contrario all'oggetto della direttiva e non risulta genuina, cioè priva di valide ragioni commerciali.

Tra gli elementi di rilievo della nuova decisione, la Corte chiarisce che la clausola antiabuso può applicarsi anche quando la società madre che riceve i dividendi svolge un'effettiva attività economica. Precisa inoltre che spetta all'amministrazione fiscale dimostrare gli elementi costitutivi della pratica abusiva e che la consapevolezza del carattere abusivo non deve essere necessariamente provata in capo alla controllata che distribuisce i dividendi, potendo emergere in una delle società coinvolte o nella persona fisica che beneficia del vantaggio fiscale.

Nel nostro precedente articolo sulle proposte fiscali di Assonime per la legge di bilancio abbiamo riepilogato le 34 misure avanzate per favorire crescita e aggregazioni, intervenendo su operazioni straordinarie, azioni proprie e regole del consolidato. In particolare, veniva evidenziata la richiesta di eliminare la tassazione “a cascata” del 5% sui dividendi infragruppo lungo le catene partecipative, tema che torna centrale quando si valutano i benefici fiscali e i possibili profili di abuso nelle strutture societarie.

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