I futures statunitensi divergono in vista di dati chiave sull’inflazione
I futures sulle azioni statunitensi erano contrastati giovedì mattina, mentre gli investitori si preparavano agli ultimi dati sull’inflazione all’ingrosso; i rialzi dei futures sul Dow erano compensati dalla debolezza dei titoli tecnologici. Gli scambi prudenti sono seguiti a tre sedute consecutive di ribassi per i principali indici, mentre l’aumento dei rendimenti dei Treasury e dei prezzi del petrolio continuava a pesare sulle azioni.
Punti chiave
- I futures sul Dow sono saliti dello 0,21%, mentre i futures sull’S&P 500 hanno guadagnato lo 0,04%.
- I futures sul Nasdaq-100 sono scesi dello 0,33%, lasciando i futures statunitensi contrastati.
- Si prevede che i prezzi alla produzione di agosto aumenteranno del 5,3% su base annua.
- L’aumento dei prezzi del petrolio e dei rendimenti dei Treasury resta un rischio fondamentale per le azioni.
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I futures sul Dow Jones Industrial Average sono saliti di 108 punti, pari allo 0,21%, a 52.533, mentre i futures sull’S&P 500 hanno guadagnato 3,25 punti, pari allo 0,04%, a 7,647. I futures sul Nasdaq-100 sono scesi di 97,50 punti, pari allo 0,33%, a 29.351,25, secondo gli ultimi dati di mercato. Gli investitori attendevano i dati sui prezzi alla produzione di agosto, ha riferito CNBC.
I dati sull’inflazione sotto i riflettori
Gli economisti intervistati da Dow Jones prevedono un aumento dell’indice dei prezzi alla produzione dello 0,3% rispetto a luglio e del 5,3% rispetto a un anno prima. Venerdì seguirà l’indice dei prezzi al consumo, per il quale le previsioni indicano un aumento mensile dello 0,4% e un’inflazione annua del 3,4%.
Entrambi i report contribuiranno a definire le aspettative in vista della decisione sui tassi d’interesse della Federal Reserve del 16 settembre. Alimenteranno inoltre l’indice dei prezzi delle spese per consumi personali, l’indicatore dell’inflazione preferito dalla Fed, anche se tale report sarà pubblicato solo dopo la riunione di politica monetaria.
I prezzi dell’energia hanno aumentato la posta in gioco. Mercoledì il greggio Brent ha chiuso in rialzo del 3,4% a 101,21 dollari al barile, mentre il West Texas Intermediate statunitense ha guadagnato il 3,3% a 96,05 dollari. Entrambi i benchmark hanno registrato i livelli di chiusura più alti da maggio, mentre il conflitto tra Stati Uniti e Iran continuava a perturbare i mercati energetici.
I rendimenti dei Treasury pesano sulle azioni
I dati sull’inflazione arrivano dopo un’altra seduta difficile a Wall Street. Il Dow è sceso di oltre 400 punti, pari allo 0,7%, mercoledì, mentre l’S&P 500 ha perso lo 0,5% e il Nasdaq Composite lo 0,6%.
I rendimenti dei Treasury hanno aumentato la pressione. Il rendimento del Treasury statunitense a 10 anni è salito fino al 4,857%, il livello più alto da novembre 2023, dopo che il Dipartimento del Tesoro ha dichiarato che avrebbe riacquistato fino a 6 miliardi di dollari di debito a più lunga scadenza, il triplo dell’importo abituale.
Rendimenti più elevati possono pesare in modo particolare sui titoli tecnologici e su altre azioni growth, riducendo il valore attuale che gli investitori attribuiscono agli utili futuri; ciò contribuisce a spiegare la debolezza dei futures sul Nasdaq giovedì mattina.
L’inflazione potrebbe determinare la prossima direzione dei mercati
Il report PPI fornirà questa settimana il primo test importante per capire se le pressioni inflazionistiche si stanno ampliando con l’aumento dei costi dell’energia. Un dato superiore alle attese potrebbe rafforzare le aspettative che la Federal Reserve debba mantenere una politica monetaria restrittiva.
Con il Brent sopra i 100 dollari, il rendimento del Treasury decennale recentemente arrivato al 4,857% e le azioni reduci da tre sedute consecutive di ribassi, gli investitori hanno poco margine per ignorare un’altra sorpresa sull’inflazione. I futures contrastati di giovedì riflettono quindi un mercato in attesa dei dati economici, anziché segnalare una chiara ripresa.
Abbiamo inoltre riferito che i mercati si aspettano un rialzo dei tassi da parte della BCE mentre l’inflazione raggiunge il 3,3%.
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