Italia, la filiera della pasta conferma peso economico ed export in crescita

Italia, la filiera della pasta conferma peso economico ed export in crescita
Pasta italiana, export in crescita

Alla vigilia del World Pasta Day 2026, la pasta si conferma un asset identitario e industriale centrale per l'Italia, con una domanda interna solida e una forte proiezione internazionale. Il comparto abbina produzione, export e valore sociale, mentre le famiglie continuano a considerarlo un alimento accessibile in un contesto di aumento del costo della vita.

Punti chiave

  • Italia si conferma primo produttore mondiale di pasta con circa 4,2 milioni di tonnellate nel 2025, registrando un aumento dello 0,8%.
  • L'export italiano di pasta supera 2.456.940 tonnellate (+2,1% rispetto al 2024), per un valore di 3.969 milioni di euro, rappresentando il 48,3% del commercio mondiale.
  • La filiera della pasta in Italia raggiunge un fatturato di 13,5 miliardi di euro per il 2025 e genera 3 miliardi di euro di valore aggiunto secondo The European House - Ambrosetti.

Produzione 2025, export e dimensione economica

Come riportato da Teleborsa, citando Unione Italiana Food, la produzione mondiale di pasta raggiunge 17,3 milioni di tonnellate e l'Italia resta al primo posto con circa 4,2 milioni di tonnellate prodotte nel 2025, in aumento dello 0,8%. Il Paese precede Turchia, con 2,04 milioni di tonnellate, U.S., con 2 milioni, ed Egitto, con 1,5 milioni.

Gli italiani si confermano anche i maggiori consumatori pro capite, con 23,1 chili annui, davanti a Tunisia, Ungheria, Germania, Turchia e Austria. Sul fronte commerciale, il settore mantiene una forte vocazione estera: l'Italia rappresenta il 48,3% del commercio mondiale di pasta, con vendite oltre confine pari a oltre 2.456.940 tonnellate, in crescita del 2,1% rispetto al 2024, per un valore complessivo di 3.969 milioni di euro, equivalente al 5,4% dell'intero export agroalimentare italiano.

Secondo uno studio di The European House - Ambrosetti, la filiera estesa della pasta, che include coltivazione del grano duro, industria molitoria e trasformazione, raggiunge nel 2025 un fatturato di 13,5 miliardi di euro e genera 3 miliardi di euro di valore aggiunto. Per Unione Italiana Food, il comparto resta quindi centrale nell'economia interna anche in uno scenario globale più complesso.

Consumi, identità nazionale e prospettive del settore

Una ricerca demoscopica di AstraRicerche per i pastai di Unione Italiana Food mostra che per oltre nove italiani su dieci una vita senza pasta sarebbe più povera sotto il profilo culturale e gastronomico. Per il 51,1% l'idea di farne a meno è semplicemente impossibile, mentre il 43,8% la collega alla perdita di un alimento centrale nella dieta quotidiana.

Oltre tre italiani su quattro associano la pasta a piacere ed emozione, mentre l'85,2% la considera un simbolo di eccellenza del Made in Italy. Il 43,4% la vede anche come risposta al carovita grazie al prezzo accessibile, e sette italiani su dieci ne valorizzano praticità e convenienza.

L'indagine evidenzia differenze generazionali nei motivi di attaccamento al prodotto: i Baby Boomer richiamano soprattutto il piacere del consumo, la Gen Z sottolinea praticità ed economicità, mentre i Millennial attribuiscono maggiore peso alla dimensione di comfort food. Guardando ai prossimi anni, il 59,6% ritiene che la pasta manterrà il suo valore emotivo e identitario anche per le future generazioni, mentre tra i fattori di cambiamento emergono evoluzione dei gusti alimentari, cambiamento climatico, salute e sostenibilità.

Anche la componente sociale resta rilevante. Oltre l'83,4% degli italiani non rinuncia ai momenti di convivialità legati al consumo di pasta, mentre per il World Pasta Day l'iniziativa social con l'hashtag #WorldPastaDay punta a coinvolgere consumatori, chef, giornalisti e blogger di tutto il mondo dopo oltre 21 mila contenuti pubblicati lo scorso anno.

Le previsioni di Confindustria sulla crescita del PIL italiano nel 2026 sono state riviste al rialzo all’1%, grazie alla tenuta della prima metà dell’anno, al contributo del PNRR e al sostegno di consumi e investimenti. Nel nostro precedente approfondimento abbiamo anche evidenziato le ombre sul commercio estero, tra l’effetto dei dazi U.S. e le nuove opportunità legate all’accordo UE‑Mercosur, oltre ai vincoli di finanza pubblica segnalati dall’Ufficio parlamentare di bilancio.

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