Nagel: la BCE potrebbe dover aumentare ulteriormente i tassi

Nagel: la BCE potrebbe dover aumentare ulteriormente i tassi
La BCE potrebbe aumentare ulteriormente i tassi se l’inflazione energetica persiste

​La Banca centrale europea potrebbe dover portare i tassi d’interesse oltre il livello neutrale se i prezzi elevati dell’energia continueranno a tenere sotto pressione l’inflazione, ha dichiarato il presidente della Bundesbank Joachim Nagel. Le sue parole rafforzano le aspettative che il ciclo di rialzi della BCE possa non essere ancora terminato, dopo i due aumenti dei tassi effettuati quest’estate.

Punti chiave

  • La BCE potrebbe dover portare i tassi in territorio moderatamente restrittivo.
  • Il tasso sui depositi è attualmente pari al 2,5%.
  • I prezzi persistentemente elevati dell’energia restano un grave rischio inflazionistico.

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Nagel ha affermato che costi energetici persistenti potrebbero alla fine richiedere un orientamento di politica monetaria moderatamente restrittivo, sottolineando tuttavia che è troppo presto per stabilire se una simile mossa sarà necessaria, secondo Bloomberg. Il tasso sui depositi della BCE è attualmente pari al 2,5%, dopo un aumento di 25 punti base questo mese.

I prezzi dell’energia continuano a mettere sotto pressione la BCE

Il dibattito si concentra sempre più su quanto durerà l’ultimo shock energetico e sulla possibilità che si trasmetta ai salari e agli altri prezzi. L’inflazione dell’area euro ha raggiunto il 3,3% ad agosto, in aumento dal 2,9% di luglio, mentre l’inflazione energetica ha accelerato al 14,3%.

Nagel monitora in particolare il rischio che pressioni prolungate sui prezzi si riflettano nelle trattative salariali e generino effetti inflazionistici di secondo livello più ampi. Il presidente della Bundesbank ha comunque indicato che le condizioni del mercato del lavoro destano meno preoccupazione rispetto al precedente shock inflazionistico.

La BCE prevede attualmente che l’inflazione complessiva si attesti in media al 3,0% nel 2026, al 2,5% nel 2027 e al 2,1% nel 2028. Tale traiettoria manterrebbe l’inflazione al di sopra dell’obiettivo del 2% della banca centrale per un periodo prolungato.

I mercati si preparano a ulteriori rialzi

Gli investitori stanno già scontando ulteriori rialzi dei tassi da parte della BCE. I prezzi del petrolio e del gas sono aumentati abbastanza da alimentare i timori sulla durata dello shock inflazionistico, sebbene i funzionari della BCE abbiano messo in guardia dal presumere che i tassi d’interesse seguano meccanicamente i prezzi dell’energia.

La distinzione tra politica neutrale e restrittiva sta diventando sempre più importante. A livelli neutrali, la politica monetaria non dovrebbe né stimolare né frenare in modo significativo l’attività economica. Spingersi oltre tale intervallo significherebbe utilizzare deliberatamente costi di finanziamento più elevati per frenare la domanda e riportare l’inflazione verso l’obiettivo.

I mercati obbligazionari aggiungono un’ulteriore complicazione. Lo spread tra i titoli di Stato francesi e tedeschi a 10 anni è recentemente salito oltre 100 punti base, evidenziando le crescenti differenze nelle condizioni di finanziamento all’interno dell’area euro.

Nagel ha inoltre affrontato il tema dello Strumento di protezione del meccanismo di trasmissione della BCE, concepito per contrastare movimenti disordinati dei mercati che minacciano la trasmissione della politica monetaria. La BCE descrive questo strumento come una protezione contro dinamiche di mercato ingiustificate, non come un meccanismo per affrontare i problemi fiscali dei singoli governi.

Le prospettive sui tassi diventano più sensibili all’energia

La BCE deve ora trovare un difficile equilibrio tra inflazione persistente e rischi di indebolimento della crescita. Le sue ultime proiezioni indicano una crescita dell’area euro appena dello 0,9% nel 2026, mentre l’inflazione resta ampiamente al di sopra dell’obiettivo.

Uno shock energetico prolungato rafforzerebbe l’ipotesi di ulteriori rialzi, soprattutto se l’aumento dei costi iniziasse a riflettersi più chiaramente sui salari e sull’inflazione di fondo. Un più rapido calo dei prezzi dell’energia, al contrario, ridurrebbe la pressione affinché la BCE si spinga con decisione in territorio restrittivo.

In precedenza, avevamo riportato che la BCE prevede un’inflazione elevata mentre i prezzi dell’energia aumentano.

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