Il prezzo del Brent sale di oltre il 5% con il ritorno della propensione al rischio, nonostante l’allentamento delle tensioni geopolitiche
Il petrolio Brent (XBR) è balzato oggi del 5,02% grazie a una forte ripresa della propensione al rischio, anche se la recente riduzione delle tensioni geopolitiche ha pesato sul sentiment generale del mercato. Il rialzo incontra dei limiti: l’asset scambia al di sotto sia della media mobile a 20 giorni sia di quella a 50 giorni e sta testando una resistenza chiave al rialzo.
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Punti chiave
- Il Brent è sceso di oltre il 20% dal massimo di fine ottobre, toccando il minimo da due mesi, dopo che le elezioni di metà mandato negli Stati Uniti hanno ridotto i premi per il rischio geopolitico.
- Il 4 novembre si è verificato il maggior calo giornaliero da maggio, mentre gli operatori di mercato rivalutavano le tensioni legate all’Iran.
- L’analisi tecnica indica che il Brent resta sotto pressione nel breve e medio periodo, con un range previsto a cinque giorni compreso tra $87,84 e $108,68 e una probabilità del 71% di ulteriori ribassi.
Il calo del petrolio accelera: le elezioni USA allentano il premio per il rischio geopolitico
I prezzi internazionali del petrolio sono scesi bruscamente dalle elezioni di metà mandato negli Stati Uniti, in cui i Democratici hanno conquistato sia la Camera dei rappresentanti sia il Senato, spingendo gli operatori di mercato a prevedere premi per il rischio geopolitico più bassi, in particolare quelli legati alle tensioni con l’Iran. Il Brent è sceso di oltre il 20% rispetto al massimo di fine ottobre, toccando il livello più basso da oltre due mesi. Secondo quanto riportato, il 4 novembre il Brent ha registrato il maggior calo giornaliero da maggio.
La pressione tecnica persiste, mentre i segnali di ipervenduto indicano un possibile rimbalzo
XBR/USD scambia al di sotto sia della media mobile a 20 giorni ($109,58) sia di quella a 50 giorni ($103,89), evidenziando il persistere della pressione nel breve e medio periodo, ma resta sopra la media mobile a 200 giorni ($95,67), che fornisce supporto nel lungo periodo. La resistenza immediata è a $103,89, mentre il supporto si trova vicino al massimo odierno, a $98,25. L’allineamento di lungo periodo delle medie a 50 e 200 giorni resta rialzista. I segnali di momentum sono contrastanti: il MACD è neutrale, l’ADX indica una propensione alla vendita e l’RSI è neutrale, mentre lo Stochastic RSI e il CCI si trovano entrambi in zona di ipervenduto, suggerendo un possibile esaurimento delle vendite e un eventuale rimbalzo. Nell’intraday, secondo il BBP negativo, i venditori restano dominanti, ma l’elevata volatilità e il marcato rialzo dei prezzi mostrano un forte interesse all’acquisto in prossimità della resistenza.
In precedenza, gli analisti avevano osservato che i rischi geopolitici e la volatilità continuavano a influenzare i mercati petroliferi, in un contesto di persistente incertezza sulle tensioni in Medio Oriente e sulle interruzioni delle forniture. Ora, con la convergenza dei livelli tecnici e segnali di momentum contrastanti, i trader dovrebbero monitorare attentamente un movimento deciso sopra $103,89 o sotto $87,84, che potrebbe rappresentare il prossimo catalizzatore per la direzione del Brent.
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