UniCredit lancia un tracker ex U.S. legato ai ricavi e quotato su SeDeX
Il nuovo certificato di UniCredit amplia l'offerta di strumenti per diversificare il portafoglio fuori dal mercato azionario statunitense, selezionando società dei mercati sviluppati in base alla minore esposizione dei ricavi agli Stati Uniti. Lo strumento, negoziato dal 28 ottobre su SeDeX MTF di Borsa Italiana, replica 50 titoli, non protegge il capitale e applica una commissione di gestione annua dell'1,20%.
Punti chiave
- Il tracker Benchmark Open End DE000UR4AGC9 di UniCredit replica l'indice MSCI World ex USA con esposizione minima agli USA, pesantemente concentrato su finanziari (43,11%) e quotato 10,13 euro su SeDeX.
- In un anno l'indice sottostante ha reso 21,34% rispetto al 19,88% del benchmark, ma su dieci anni la performance annua è stata 6,91% contro 9,15%.
- Il prodotto comporta rischio azionario, rischio di cambio e rischio emittente, con commissione di gestione 1,20% annua superiore agli ETF tradizionali (TER 0,09%-0,15%).
Struttura del prodotto e composizione del paniere
Come riportato da Teleborsa, il certificato Benchmark Open End DE000UR4AGC9 di UniCredit replica l'indice MSCI World ex USA with Minimum Economic Exposure to USA Top 50 Select (EUR Net), che seleziona 50 società dei mercati sviluppati diversi dagli Stati Uniti sulla base della minore esposizione economica reale verso il mercato americano, misurata sui ricavi.Il tracker quota oggi 10,13 euro e adotta una replica uno a uno, Delta-1, senza barriera né cedole, con capitale non protetto. Il prodotto segue l'indice al netto di una commissione di gestione dell'1,20% annuo e secondo un multiplo di 0,005162.
Al 30 settembre i Paesi più rappresentati sono Giappone con il 15,86%, Canada con il 14,89% e UK con il 13,37%, mentre il settore finanziario pesa per il 43,11% del paniere. Tra le principali posizioni figurano UniCredit con il 5,07%, Canadian Natural Resources con il 4,92%, Axa con il 4,87%, Hong Kong Exchanges & Clearing con il 4,83% e Lloyds Banking Group con il 4,64%.
Il certificato non prevede una scadenza predeterminata, salvo le facoltà di esercizio dell'investitore e di richiamo dell'emittente. Non sono previsti rimborsi anticipati automatici e, in via ordinaria, l'uscita dall'investimento avviene attraverso la vendita sul mercato secondario.
Rendimenti storici, costi e profilo di rischio
A un anno l'indice registra un rendimento del 21,34%, superiore al 19,88% del benchmark, mentre su tre anni il rendimento annualizzato è del 18,08% contro il 16,14% dell'indice tradizionale. Su dieci anni, invece, la performance annualizzata si attesta al 6,91%, sotto il 9,15% del benchmark, con la precisazione che i dati precedenti a luglio 2025 includono simulazioni storiche.Se l'indice sale, il guadagno resta proporzionale al netto dei costi; se rimane fermo, la commissione erode circa l'1,2% l'anno; se scende, la perdita è piena e proporzionale. Al rischio azionario si sommano il rischio di cambio, dato che molti titoli del paniere sono quotati in yen, dollari canadesi e sterline, e il rischio emittente di UniCredit Bank GmbH, appartenente allo stesso gruppo della prima componente dell'indice.
Il prodotto offre quindi un'esposizione tematica ai mercati sviluppati ex U.S., storicamente meno volatile, ma presenta una forte concentrazione sul comparto finanziario. I costi risultano inoltre superiori a quelli degli ETF che replicano l'indice tradizionale, con TER compresi tra lo 0,09% e lo 0,15%, rendendo lo strumento più adatto a investitori con orizzonte lungo e piena accettazione del rischio azionario.
Nel nostro precedente articolo sulle prospettive di UniCredit alla vigilia della trimestrale abbiamo passato in rassegna le stime su utili, capitale e possibile revisione della guidance 2026. Abbiamo inoltre approfondito il dossier Commerzbank, evidenziando come i tempi delle autorizzazioni regolamentari e le implicazioni di governance restino i principali driver di mercato, insieme al potenziale impatto sulla creazione di valore per gli azionisti.
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