Biesse riduce la perdita nei nove mesi, ricavi in calo in un mercato debole

Biesse riduce la perdita nei nove mesi, ricavi in calo in un mercato debole
Biesse riduce le perdite

Nel 2026 Biesse continua a misurarsi con un rallentamento della domanda e degli investimenti nei mercati di riferimento. Nei primi nove mesi il gruppo registra ricavi consolidati per 450,7 milioni di euro, con marginalità operativa in tenuta e risultato netto ancora negativo ma in miglioramento.

Punti chiave

  • Biesse chiude i nove mesi del 2026 con ricavi netti consolidati in calo del 6,6% a 450,7 milioni di euro, pesando la debolezza del mercato.
  • L'EBIT adjusted torna positivo a 5,2 milioni di euro rispetto a -1,9 milioni, e la perdita netta si riduce a 2,1 milioni da 8,9 milioni nei nove mesi 2025.
  • Il portafoglio ordini scende a 170,1 milioni di euro (-9,2%) e la posizione finanziaria netta peggiora a -34,1 milioni per l'aumento del capitale circolante.

Conti dei nove mesi e andamento operativo

Come riportato da Teleborsa, Biesse chiude i primi nove mesi del 2026 con ricavi netti consolidati pari a 450,7 milioni di euro, in calo del 6,6% rispetto ai 482,4 milioni dello stesso periodo del 2025, o del 5,4% a cambi costanti. Il gruppo attribuisce l'andamento a un contesto di mercato ancora debole, segnato dal rallentamento della domanda e degli investimenti.

L'EBITDA adjusted si attesta a 24,7 milioni di euro, sostanzialmente stabile su base annua, con un margine in miglioramento al 5,5% dal 5,2%. L'EBIT adjusted torna positivo a 5,2 milioni di euro, rispetto a un valore negativo di 1,9 milioni un anno prima, mentre l'EBIT è pari a 3,6 milioni, contro i -6,7 milioni registrati nei nove mesi del 2025. Il risultato netto resta negativo per 2,1 milioni di euro, ma mostra un netto recupero rispetto alla perdita di 8,9 milioni dell'anno precedente.

"Anche nel terzo trimestre del 2026 Biesse ha continuato ad operare in un contesto di mercato complesso, caratterizzato da una domanda debole", afferma l'amministratore delegato Roberto Selci. Il manager aggiunge che il gruppo mantiene una rigorosa disciplina operativa per mitigare gli effetti della contrazione dei ricavi e prosegue con attenzione a efficienza operativa, competitività dell'offerta e solidità finanziaria.

Ordini, geografie e posizione finanziaria

Il portafoglio ordini a fine settembre ammonta a 170,1 milioni di euro, in calo del 9,2% rispetto ai 187,4 milioni di dicembre 2025, per effetto della minore raccolta nei settori vetro e marmo, mentre il comparto legno mostra una migliore tenuta. Sul piano geografico, l'area EMEA rappresenta il 64,1% delle vendite, in aumento dal 60,2%, mentre le Americhe pesano per il 23,3% e l'Asia Pacifico per il 12,6%.

La posizione finanziaria netta, esclusi gli effetti dell'IFRS 16, è negativa per 34,1 milioni di euro, rispetto a un valore positivo di 1,5 milioni a fine 2025. Sul peggioramento incide soprattutto l'aumento di 30,4 milioni del capitale circolante netto operativo, dovuto quasi interamente alla riduzione dei debiti commerciali, una dinamica che la società prevede di recuperare nell'ultimo trimestre dell'anno. Il patrimonio netto si attesta a 222,2 milioni.

Per il deputy CEO e CFO Stefano Porcellini, il trimestre è in linea con quanto anticipato a giugno, con una piccola flessione delle performance che viene recuperata con il quarto trimestre. Il dirigente definisce il 2026 un anno di transizione sul piano dei numeri, mentre sul fronte strategico indica il rafforzamento del customer care, gli investimenti in marketing e fiere e il buon riscontro sulle innovazioni come leve per i risultati economico-finanziari dei prossimi 12-24 mesi, assumendo una stabilizzazione del contesto economico e geopolitico.

Nella nostra precedente analisi sulle previsioni di Confindustria per l’economia italiana nel 2026-2027 abbiamo evidenziato la revisione al rialzo della crescita del PIL 2026 all’1%, sostenuta da consumi e investimenti anche grazie al PNRR, a fronte però di un indebolimento atteso nel 2027. L’articolo metteva inoltre in luce le pressioni sul commercio estero legate ai dazi U.S. e, in parallelo, alcuni segnali di tenuta dell’export verso nuovi sbocchi come l’area Mercosur, delineando un contesto ancora incerto per le aziende manifatturiere.

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