Inps rileva 299mila posizioni in più nel privato a giugno, rallentano assunzioni e incentivi
Il mercato del lavoro privato mantiene a giugno 2026 un saldo annualizzato positivo, anche se la crescita si attenua rispetto al trimestre precedente. A sostenere l'aumento sono soprattutto i contratti a tempo indeterminato, mentre nel semestre calano le assunzioni complessive e si riduce il ricorso ai rapporti incentivati.
Punti chiave
- In giugno 2026, il saldo annualizzato delle posizioni di lavoro nel settore privato raggiunge 299mila unità, rallentando rispetto al trimestre precedente.
- I contratti a tempo indeterminato contribuiscono maggiormente con un saldo di 246mila posizioni, mentre apprendistato e stagionali segnano rispettivamente meno 14mila e meno 1.000.
- Le assunzioni nel primo semestre 2026 ammontano a 4,284 milioni, in calo dello 0,8% sul 2025, con trasformazioni a tempo indeterminato a 383mila, meno 6,4%.
Andamento dell'occupazione privata a giugno
Secondo Teleborsa, citando l'Osservatorio sul mercato del lavoro dell'Inps, a giugno 2026 il saldo annualizzato delle posizioni di lavoro nel settore privato è pari a 299mila unità. Il dato, calcolato come differenza tra assunzioni e cessazioni negli ultimi dodici mesi, resta positivo ma mostra una dinamica meno intensa rispetto al trimestre precedente.La componente principale della crescita arriva dai contratti a tempo indeterminato, che segnano un saldo di 246mila posizioni. Le altre tipologie contribuiscono per 53mila unità, con gli intermittenti a 44mila, i contratti a tempo determinato a 13mila e la somministrazione a 11mila, mentre risultano in calo gli stagionali, a meno 1.000, e l'apprendistato, a meno 14mila.
Nel primo semestre dell'anno le assunzioni si attestano a 4,284 milioni, in diminuzione dello 0,8% rispetto al 2025. Scendono i contratti a tempo indeterminato, l'apprendistato e il tempo determinato, mentre aumentano stagionali, somministrazione e intermittenti; nello stesso periodo le trasformazioni da tempo determinato a indeterminato sono 383mila, in calo del 6,4%, e le conferme degli apprendisti scendono da 60mila a 57mila.
Nel nostro precedente articolo sui rinnovi dei contratti collettivi nel settore privato abbiamo evidenziato che, dopo l’ondata inflattiva 2021-2023, i tempi di rinnovo si sono allungati e i salari contrattuali hanno perso potere d’acquisto in termini reali. L’analisi mostrava differenze marcate tra industria e servizi e spiegava come i ritardi nei rinnovi aumentino disparità e ricorso a una tantum, in un contesto in cui la tutela dei redditi resta un tema centrale.
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