The Italian Sea Group, dimissioni nel cda e prestito soci, il titolo accelera al ribasso

The Italian Sea Group, dimissioni nel cda e prestito soci, il titolo accelera al ribasso
Tensioni e calo in Borsa

La governance di The Italian Sea Group entra in una fase di forte tensione dopo la riunione del cda del 18 febbraio, convocata per affrontare costi aggiuntivi e la necessità di rafforzare la struttura finanziaria, secondo quanto riportato da Il Sole 24 Ore. A seguito di quel passaggio, l’azienda ha sottoscritto un prestito soci e ha annunciato l’intenzione di avviare un audit indipendente e un confronto con le banche. In Borsa, la volatilità è aumentata e il titolo è arrivato a 2,02 euro, in calo dell’8,39% nella seduta citata.

In evidenza

  • Italian Sea Group annuncia un prestito soci da 25 milioni di euro tramite Gch per coprire extra costi, avviando un audit indipendente operativa e sulle commesse.
  • Dimissioni in blocco nel consiglio d'amministrazione, incluse quelle di Menchelli, Carniani e Tadini, a causa di forti contrasti sulla gestione e trasparenza finanziaria.
  • Il titolo crolla oltre il 35% fino a 2,02 euro sull’Euronext Star Milan, segnando -50,25% da inizio anno e -72,9% negli ultimi 12 mesi.

Prestito soci da 25 milioni e revisione operativa

La fase più complessa, come ricostruito nell’articolo, si apre con il consiglio del 18 febbraio, quando emergono extra costi da coprire rapidamente e la necessità di irrobustire la struttura finanziaria. La soluzione individuata è un prestito soci, approvato dal Comitato operazioni con parti correlate. Il finanziamento è pari a 25 milioni di euro, senza commissioni e senza interessi, sottoscritto tramite Gch, riconducibile all’amministratore delegato e socio di riferimento Giovanni Costantino. Gli extra budget non vengono quantificati e non viene indicato l’impatto su cassa e marginalità operativa. Il cda comunica inoltre l’avvio di un audit “indipendente e approfondito” su gestione operativa e commesse, affidato a una primaria società di revisione non nominata, oltre all’intenzione di aprire un confronto con le banche.

Spaccatura nel board e scontro sulle informazioni finanziarie

Dopo le dimissioni del presidente Filippo Menchelli e del vicepresidente Marco Carniani, in serata lascia anche la consigliera Laura Angela Tadini, componente del Comitato operazioni con parti correlate. Tadini parla di una “fase di difficoltà” e attribuisce l’uscita a contrasti con Costantino, mentre la società riferisce di una divergenza di vedute sulle modalità operative più idonee per gestire la situazione. Menchelli e Carniani dichiarano di contestare integralmente quanto riferito dall’ad nel cda del 18 febbraio e l’informativa sulla situazione finanziaria. I due affermano di voler verificare autonomamente la corretta gestione della società negli ultimi anni, riservandosi di rendere note le risultanze al termine dell’attività. Carniani, che era anche dirigente preposto alla redazione dei documenti contabili societari, qualifica le sue dimissioni come “per giusta causa”, mentre la società contesta fermamente le motivazioni addotte, definendole infondate e non rispondenti al vero.

Reazione del mercato e pressione sul titolo

Il mercato ha reagito con un forte ridimensionamento della capitalizzazione, con un primo scossone che, secondo l’articolo, ha portato il titolo a perdere oltre il 35% sull’Euronext Star Milan, scendendo da 4,16 euro a 2,6 euro. Nei giorni successivi la discesa è proseguita, fino al nuovo tonfo nella seduta citata, con il prezzo a 2,02 euro e un calo giornaliero dell’8,39%. I dati riportati indicano inoltre un rendimento di -50,25% da inizio anno e -72,9% negli ultimi 12 mesi. Il combinato tra tensioni di governance, necessità di coperture finanziarie e annunci di verifiche interne aumenta l’incertezza percepita dagli investitori. I prossimi passaggi attesi ruotano attorno all’esecuzione dell’audit e all’esito del confronto con gli istituti di credito, che potrebbero incidere sulla traiettoria finanziaria e sulla fiducia del mercato.

In un nostro precedente articolo abbiamo riportato le valutazioni del Governo e dei commissari sull’ex Ilva di Taranto dopo la sentenza del Tribunale di Milano che impone di riscrivere alcune prescrizioni ambientali dell’Aia, con il rischio di stop dell’area a caldo dal 24 agosto. Il pezzo evidenziava anche le ricadute sulla trattativa per la cessione e sul prestito fino a 390 milioni autorizzato dall’UE, oltre all’incertezza operativa legata alla manutenzione dell’altoforno 4.

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