La parità di genere diventa leva di competitività per le aziende italiane, ma il gap nel lavoro resta ampio

La parità di genere diventa leva di competitività per le aziende italiane, ma il gap nel lavoro resta ampio
Parità e sfida lavoro

I più recenti indicatori sul mercato del lavoro italiano confermano che l’avanzamento dell’equità di genere procede, ma a velocità ridotta, con segnali contrastanti tra occupazione e inattività. L’analisi si inserisce nel dibattito rilanciato dall’8 marzo e poggia su dati e rendicontazioni citati nell’articolo, tra cui UN Global Compact Network Italia, Istat e organismi internazionali, che collegano la presenza femminile nella leadership a performance economiche migliori, pur evidenziando ostacoli ancora strutturali.

In evidenza

  • L’adesione nel 2025 di 114 Borse mondiali alla campagna Ring the Bell for Gender Equality riflette la crescente integrazione di parametri di genere nelle linee guida di governance.
  • Le aziende con maggiore diversità interna mostrano rendimenti annuali superiori dell’1,6%, mentre almeno il 25% di donne negli executive board incrementa la redditività.
  • Nella rendicontazione Communication on Progress 2025 il 35% delle pmi italiane ha donne in posizioni di leadership, sopra la media UE del 31%, ma il gap occupazionale femminile in Italia resta ampio.

Finanza e governance spingono la parità

Nel panorama globale la parità di genere viene sempre più letta come variabile di competitività, non solo come tema etico. Come sottolinea Il Sole 24 Ore, secondo i dati di UN Global Compact Network Italia citati nell’articolo, nel 2025 hanno aderito 114 Borse mondiali alla campagna Ring the Bell for Gender Equality, segnale di un’attenzione crescente dei mercati. Lo stesso network indica che la trasparenza è ormai uno standard, con due terzi delle linee guida borsistiche che includono parametri di genere. Inoltre, il 13% delle economie globali prevede quote obbligatorie nei consigli di amministrazione delle aziende quotate.

Rendimenti più alti, ma disuguaglianze persistenti

Daniela Bernacchi (executive director di UN Global Compact Network Italia) sostiene che il tema non debba restare confinato alle funzioni Hr, ma diventare una priorità strategica della leadership aziendale. Bernacchi aggiunge che le evidenze mostrano un aumento della redditività quando negli executive board la quota femminile raggiunge almeno il 25%. L’articolo richiama anche analisi di McKinsey e Morgan Stanley, secondo cui le imprese con maggiore diversità interna registrano rendimenti annuali superiori dell’1,6%. Inoltre, chi è nel quartile più alto per diversità di genere nei ruoli direttivi avrebbe il 21% di probabilità in più di superare la redditività media del proprio settore.

Italia: leadership nelle pmi, ritardo nel lavoro

Il testo evidenzia che, a fronte di progressi e di un miglior posizionamento nel Gender Equality Index 2024, l’Italia resta in coda in Europa sul fronte occupazionale femminile. Bernacchi attribuisce il divario a fattori culturali e a un mix di carenze nei servizi di welfare e fragilità strutturali del sistema Paese. Nella rendicontazione Communication on Progress 2025 delle aderenti a UNGCN Italia, il 35% delle pmi italiane registra donne in posizioni di leadership, sopra la media europea del 31%, mentre le grandi aziende si fermano al 25%. Sul piano delle policy, l’articolo segnala che il 96% delle grandi imprese e il 75% delle pmi ha adottato politiche sui diritti delle donne e sulla parità, indicando un allineamento formale che però non elimina il gap nei risultati.

In una nostra precedente analisi abbiamo ricostruito l’andamento dell’occupazione femminile in Italia nell’ultimo decennio, evidenziando che la crescita non è bastata a chiudere il divario con la media Ue. Abbiamo inoltre messo a fuoco il peso della maternità e delle difficoltà di conciliazione famiglia-lavoro, indicando nell’istruzione un fattore che riduce l’uscita dal mercato del lavoro dopo la nascita dei figli. Il quadro aiutava a leggere anche le differenze con altri Paesi europei, dove le politiche di supporto alla genitorialità incidono sulla continuità lavorativa.

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