Italia amplia il divario Ue sull’occupazione femminile, la maternità pesa, l’istruzione attenua l’impatto

Italia amplia il divario Ue sull’occupazione femminile, la maternità pesa, l’istruzione attenua l’impatto
Donne, lavoro e divario Ue

In Italia la partecipazione delle donne al lavoro è aumentata nell’ultimo decennio, ma il Paese continua a restare indietro rispetto alla media europea, con un divario che si è leggermente ampliato. L’analisi si basa su dati e confronti citati nel testo da Eurostat, Istat e Banca d’Italia, che collegano la persistenza del gap soprattutto alle difficoltà di conciliazione tra famiglia e lavoro. Nello stesso quadro emerge però un fattore protettivo netto, il livello di istruzione, che riduce l’uscita dal mercato del lavoro dopo la maternità.

In evidenza

  • Italia registra nel 2024 un tasso di occupazione femminile 15-64 anni al 57,6%, con un divario di oltre 13 punti rispetto alla media Ue.
  • Tra le donne 25-49enni, la presenza di figli riduce il tasso di occupazione dal 68,5% (senza figli) al 42,3% (tre o più figli), e al 36,6% se il più piccolo ha meno di sei anni.
  • In Germania e Francia, con tassi di occupazione femminile rispettivamente all’81,3% e 78,8% (25-49 anni), il supporto alle madri incide direttamente sulla continuità lavorativa rispetto all’Italia.

Dati e dinamiche dell’occupazione femminile

L’occupazione femminile in Italia è cresciuta dal 50,5% del terzo trimestre 2015 al 58,3% dello stesso periodo del 2025, secondo i dati richiamati nel testo su Il Sole 24 Ore. Nello stesso arco temporale, però, il divario con l’Unione europea è passato da 12,7 a 13,2 punti, segnalando un recupero non sufficiente rispetto al benchmark comunitario. Nel 2024, nella fascia 15-64 anni risultava attivo il 57,6% delle donne, oltre 13 punti in meno della media Ue. Nel Mezzogiorno il dato scendeva al 43,1%, evidenziando una frattura territoriale che amplia la distanza dal resto d’Europa.

Figli, istruzione e “penalità” sul lavoro

La maternità resta uno dei principali snodi che riducono il tasso di occupazione, con un crollo più marcato al terzo figlio, soprattutto tra le donne con bassa istruzione. Secondo Eurostat, tra le 25-49enni in Italia è occupato il 64,9% delle donne, ma la quota varia dal 68,5% per chi non ha figli al 42,3% per chi ne ha tre o più, e scende al 36,6% se l’ultimo figlio ha meno di sei anni. Il testo richiama inoltre studi secondo cui, rimuovendo gli ostacoli che le donne incontrano dopo la maternità, nei prossimi vent’anni si potrebbe colmare più di un terzo del divario di genere nell’occupazione. L’istruzione appare determinante, perché riduce l’abbandono del lavoro e sostiene la permanenza nel mercato anche con famiglie numerose. Sullo sfondo resta il tema della conciliazione vita-lavoro, indicato dagli osservatori come vincolo strutturale.

Confronto Ue, Germania e Francia

Nella media Ue, tra le 25-49enni lavora il 77,6% delle donne, con una discesa dall’80,9% senza figli al 59,8% con tre figli. Tra le donne con bassa istruzione e almeno tre figli, il tasso medio Ue è del 31,3%, un segnale di vulnerabilità che si ripresenta anche in Italia ma con intensità maggiore. In Germania l’occupazione femminile in questa fascia d’età è all’81,3%, ma cala al 56,4% tra chi ha almeno tre figli, evidenziando un forte effetto famiglia. In Francia la quota complessiva è del 78,8% e tra chi ha almeno tre figli è al 59,9%, dato che il testo collega anche alle politiche di conciliazione. Il confronto suggerisce che, oltre al capitale umano, le misure di supporto alla genitorialità incidono in modo diretto sulla continuità lavorativa delle donne.

In una nostra precedente analisi abbiamo seguito le pressioni sul tessuto produttivo della Lombardia tra instabilità geopolitica, rischio dazi e aumento dei costi dell’energia, con possibili ricadute sulla programmazione di investimenti e sull’occupazione. Avevamo inoltre riportato il confronto in corso sul sito StMicroelectronics di Agrate, dove la Regione punta a formalizzare impegni per gestire la transizione tecnologica con un saldo occupazionale pari a zero.

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