Confcommercio vede crescita Italia a rischio nel 2026

Confcommercio vede crescita Italia a rischio nel 2026
Rischi per la crescita italiana

Secondo l’analisi congiunturale di Confcommercio, i consumi mantengono un avvio d’anno positivo e sostengono un Pil in aumento, ma l’inizio del conflitto in Iran apre un nuovo fattore di rischio per energia, inflazione e domanda interna. L’associazione indica che a febbraio i consumi crescono dell’1,3% e il Pil dell’1,4%, mentre a marzo il ritmo rallenta con consumi all’1,1% e inflazione stimata all’1,8%.

In evidenza

  • Confcommercio segnala che l’aumento dei costi energetici a marzo può ridurre il livello di attività economica di un decimo di punto rispetto a febbraio, pur mantenendo la crescita del Pil italiano intorno all’1% annuo nel primo trimestre 2026.
  • L’Ufficio Studi di Confcommercio prevede per marzo 2026 una crescita congiunturale dello 0,6% dell’indice dei prezzi al consumo e una variazione annua dell’1,8%, con rischio d'inflazione al 4% a dicembre nello scenario peggiore di prosecuzione del conflitto in Iran.
  • Il presidente Carlo Sangalli indica che il petrolio deve tornare a 70 dollari entro maggio 2026 per evitare una crescita economica dimezzata qualora i prezzi rimangano sopra i 100 dollari fino a fine anno.

Scenari energia e stime sul Pil 2026

Confcommercio segnala che il primo bimestre beneficia della ripresa della spesa per cura della persona, tempo libero, turismo, elettronica di consumo e tecnologia, insieme al recupero dei beni durevoli come l’auto. Anche l’abbigliamento interrompe la fase di calo, contribuendo a un quadro iniziale più favorevole per l’economia italiana. L’associazione avverte però che l’aumento dei costi energetici può ridurre già a marzo il livello di attività economica di un decimo di punto rispetto a febbraio, pur lasciando il tendenziale del Pil sopra l’1%. Nel primo trimestre, in questo quadro, la crescita resta intorno all’1% su base annua, un livello che non si registra dall’ultimo trimestre del 2023.

Inflazione, consumi e impatto sull’economia italiana

L’Ufficio Studi stima per marzo 2026 un aumento congiunturale dello 0,6% dell’indice dei prezzi al consumo e una variazione annua dell’1,8%. Confcommercio collega questa dinamica ai primi effetti del conflitto in Iran, che si trasferiscono più rapidamente sui carburanti, mentre i recenti interventi del governo sulle accise attenuano solo in parte la pressione sui prezzi. Se la guerra prosegue, i rincari possono estendersi alle diverse filiere e innescare una nuova fase inflazionistica, meno intensa di quella del 2022-2023 ma comunque capace di frenare il recupero dei consumi. Nello scenario peggiore, l’inflazione tendenziale di dicembre 2026 oscilla intorno al 4%, con possibili effetti negativi anche sulle performance economiche del 2027.Il presidente di Confcommercio, Carlo Sangalli, afferma che il 2026 inizia con segnali incoraggianti, tra consumi in crescita, inflazione sotto controllo e occupazione ai massimi livelli. Sangalli sottolinea però che uno scenario di guerra rischia di vanificare la ripresa e indica nel ritorno del petrolio intorno a 70 dollari entro maggio la condizione per contenere l’impatto su Pil e consumi. Se invece le quotazioni restano sopra i 100 dollari fino a fine anno, aggiunge, la crescita risulta dimezzata. Per il commercio e i servizi, il quadro conferma quindi una ripresa ancora fragile e fortemente esposta ai costi energetici e alla tenuta della domanda.

In un nostro precedente approfondimento abbiamo analizzato il calo delle azioni Alphabet in un contesto di nuova impennata del petrolio e aspettative di tassi più elevati. L’articolo evidenziava come le pressioni energetiche e i timori di inflazione abbiano pesato sui titoli tecnologici sensibili ai rendimenti, con i 300 dollari indicati come area tecnica chiave per il titolo.

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