Vino italiano, export e taglio produttivo tra le leve per rilanciare il settore

Vino italiano, export e taglio produttivo tra le leve per rilanciare il settore
Vino italiano tra sfide

Al Forum della Cucina Italiana di Manduria, secondo quanto dichiarano i rappresentanti del settore intervenuti all’evento, il vino italiano affronta una fase di pressione tra minori esportazioni verso gli U.S., cambio euro-dollaro sfavorevole e timori per nuovi rincari di energia e trasporti. Nel dibattito emerge anche un cambiamento nei consumi domestici, indicato dal presidente di Unione italiana vini Lamberto Frescobaldi, che invita a ripensare il modo in cui il comparto si rivolge ai giovani consumatori.

In evidenza

  • Il settore vinicolo italiano ha perso circa 300 milioni di euro di esportazioni negli U.S. a causa dei dazi Trump e del cambio sfavorevole.
  • Per Vinitaly 2024 è atteso un aumento del 20% dei buyer esteri, trainato dagli accordi Ue con Mercosur, India e Australia e risorse Ice.
  • I produttori italiani puntano su promozione internazionale e taglio produttivo per contrastare la debolezza della domanda e preservare i margini.

Nuovi mercati esteri e promozione

Frescobaldi descrive un comparto in difficoltà, stimando in circa 300 milioni di euro le mancate esportazioni negli U.S. legate ai dazi introdotti durante la presidenza Trump e a un cambio valutario penalizzante. A suo avviso, il settore risente anche dell’impostazione salutista che assimila il vino alle altre bevande alcoliche senza distinguere tra abuso e consumo moderato durante i pasti. A pesare sul quadro attuale c’è inoltre l’incertezza internazionale, che rischia di tradursi in maggiori costi operativi per energia e logistica. Il presidente di Ice Agenzia, Matteo Zoppas, afferma che il vino è tra i comparti su cui l’ente concentra maggiormente le proprie iniziative. Zoppas richiama il tavolo di crisi tenuto nei mesi scorsi a Palazzo Chigi e segnala che il rafforzamento delle risorse a disposizione di Ice sostiene nuovi progetti per l’apertura di mercati esteri. Tra le leve indicate figurano anche gli accordi commerciali della Ue con Mercosur, India e Australia, mentre per Vinitaly di quest’anno è atteso un aumento del 20% dei buyer esteri.

Pressioni sui consumi e impatto per la filiera

Nel suo intervento, Frescobaldi cita una ricerca Ikea per spiegare come stiano cambiando le abitudini alimentari nelle case, anche tra i giovani italiani. Se il pasto si consuma sempre meno attorno al tavolo, sostiene, anche il messaggio tradizionale che collega il vino al consumo durante i pasti rischia di perdere efficacia. Questo scenario spinge i produttori a rivedere linguaggi e posizionamento, in una fase in cui la domanda interna mostra segnali di trasformazione. La presidente del Gruppo vini di Federvini, Albiera Antinori, indica nella promozione internazionale la strada principale per sostenere il comparto. Secondo Antinori, il possibile riconoscimento della Cucina Italiana come patrimonio Unesco può rafforzare il richiamo del made in Italy e sostenere le vendite all’estero. La manager propone inoltre di valutare un nuovo accorpamento delle deleghe del Turismo con quelle dell’Agricoltura, osservando che l’enogastronomia resta uno dei principali motori del turismo straniero in Italia.

Strategie industriali per il rilancio

Dalle posizioni espresse al forum emerge una linea comune, fondata sull’espansione commerciale all’estero e su un riequilibrio dell’offerta per affrontare la debolezza del mercato. Il richiamo al taglio produttivo contenuto nel dibattito si inserisce in questa logica di adattamento della filiera a una domanda più incerta e a margini sotto pressione. Per il settore vinicolo italiano, la sfida resta quella di difendere export, redditività e immagine in un contesto internazionale più complesso.

In un nostro precedente articolo abbiamo riferito della ricerca che stima in 251 miliardi di euro il valore della cucina italiana nel mondo, con un potenziale avvicinamento a 300 miliardi se prosegue il ritmo di crescita recente. L’analisi evidenziava il peso di Stati Uniti e Cina e il nodo dell’italian sounding, sottolineando l’obiettivo di trasformare la domanda internazionale in maggiori acquisti di prodotti autenticamente italiani attraverso promozione e valorizzazione di qualità, Dop e Igp.

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