Macfrut, export ortofrutticolo italiano in crescita mentre la crisi in Medio Oriente pesa sui costi
La filiera italiana dell’ortofrutta si ritrova dal 21 al 23 aprile al Macfrut di Rimini con 800 operatori esteri attesi da 80 Paesi, in un passaggio chiave per consolidare la spinta internazionale del settore. Il comparto arriva all’appuntamento con l’export del fresco salito a 6,6 miliardi di euro nel 2025, ma con costi aggiuntivi stimati in 200 milioni per gli effetti della crisi in Medio Oriente.
In evidenza
- Italian fresh fruit and vegetable exports reached €6.6 billion in 2025, up 11% year-on-year, while imports grew 14.9% in value to €6.2 billion.
- Trade surplus dropped 26.8% to just over €408,000 and -195,960 tonnes, as higher transport costs and logistical disruptions weigh on margins despite volume growth.
- Key exports—apples (€1.1 billion), table grapes (€973 million), kiwis (€700 million)—face increased risk from the Middle East conflict and market pressure from excess supply out of Egypt and Turkey.
Scambi esteri e pressioni sui margini
Come riportato da Il Sole 24 Ore, la crescita delle vendite all’estero convive con un peggioramento delle condizioni operative per le imprese, tra rincari energetici e dei carburanti, surcharge straordinarie nel trasporto marittimo, criticità nelle rotte, tempi di transito più lunghi e aumento dei costi del trasporto terrestre.Nel 2025 l’export italiano di ortofrutta fresca vale 6,6 miliardi di euro, in aumento dell’11% rispetto al 2024. Sul fronte della bilancia commerciale, però, in termini di quantità l’Italia continua a importare più di quanto esporta, con 4.118.164 tonnellate importate, in crescita del 7%, per un valore di 6,2 miliardi, in aumento del 14,9%.
Il saldo commerciale si attesta poco sopra i 408mila euro, in calo del 26,8% rispetto al 2024, e a -195.960 tonnellate, con un peggioramento del 7,7% rispetto al saldo dell’anno precedente. La frutta fresca mantiene la quota principale dell’export con 3,6 miliardi di euro e 2,3 milioni di tonnellate, entrambi in aumento rispettivamente del 15% e del 13%, mentre tuberi, legumi e ortaggi restano stabili a 1,9 miliardi per circa un milione di tonnellate.
Mercati chiave sotto pressione in Europa e Medio Oriente
Tra i segnali più evidenti negli scambi esteri emergono l’exploit della frutta secca, che registra un aumento del 24,4% in volume e del 35,4% in valore, e il rallentamento della frutta tropicale, che dopo anni di crescita segna un calo del 18,1% in volume e del 10,2% in valore. Anche sul lato dell’import la frutta mostra un aumento dell’8,3%, un dato che segnala una riduzione dell’autosufficienza italiana anche nei prodotti considerati centrali per il comparto.Le principali categorie dell’export restano mele, con 1,1 miliardi di euro, uva da tavola, con 973 milioni, e kiwi, con 700 milioni. Si tratta di prodotti particolarmente esposti agli effetti della guerra in Medio Oriente, un’area verso cui l’Italia è il maggiore esportatore europeo di ortofrutta e dove la quota di mercato ha superato i 150 milioni di euro lo scorso anno.
Marco Salvi, presidente di Fruitimprese, afferma che l’impatto del conflitto si amplifica perché il Canale di Suez sta lentamente tornando operativo e il settore sta rientrando sul mercato indiano e nel sud-est asiatico. A preoccupare è anche il surplus in arrivo sul mercato europeo da partner storici dei Paesi arabi, come Egitto e Turchia, con il rischio di una pressione sui prezzi mentre le loro esportazioni di mele e agrumi restano al momento in stand by.
Nel nostro precedente approfondimento sull’andamento dei futures sul petrolio WTI abbiamo spiegato come le dichiarazioni sui negoziati con l’Iran e l’evoluzione della crisi in Medio Oriente abbiano alimentato una forte volatilità dei prezzi. In quel contesto, il WTI è sceso sotto quota 85 dollari per poi rimbalzare verso le aree di resistenza, con il quadro geopolitico indicato come principale driver di breve periodo.
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