Italia, rapporto Bankitalia indica imprese più redditizie e banche solide davanti al rischio geopolitico
L'economia italiana affronta il nuovo shock geopolitico legato al conflitto in Iran in condizioni finanziarie migliori rispetto agli anni precedenti, con famiglie, imprese e banche che arrivano dal 2025 con indicatori in rafforzamento. Questo quadro riduce l'esposizione immediata a un eventuale protrarsi della crisi nel Golfo, anche se rincari energetici, costi di trasporto e maggiore incertezza continuano a rappresentare un rischio.
In evidenza
- Nel quarto trimestre 2025 la redditività delle imprese italiane migliora, con valore aggiunto nominale in crescita del 2,7% annuo e autofinanziamento sugli investimenti poco sotto l'85%.
- Il sistema bancario italiano mostra solidità con patrimonializzazione elevata e tasso di deterioramento dei prestiti sceso all'1,2% nel quarto trimestre 2025, contenendo la necessità di una stretta creditizia anche in scenari avversi.
- Nel secondo semestre 2025 l'indice italiano recupera le perdite post-guerra segnando un progresso del 7% da novembre, mentre cresce la quota di titoli di Stato detenuta da investitori esteri e famiglie.
Rapporto Bankitalia, quadro 2025 e rischi del conflitto
Secondo Il Sole 24 Ore, come emerge dal primo Rapporto sulla stabilità finanziaria 2026 della Banca d'Italia, la situazione finanziaria di famiglie e imprese resta equilibrata, pur in un contesto in cui un peggioramento dello scenario macroeconomico può incidere sulla fiducia e sulla capacità di spesa. Per le famiglie i rischi restano limitati grazie alla solidità patrimoniale e al basso indebitamento, mentre per le imprese il quadro si mantiene complessivamente stabile per effetto di un debito contenuto e di una moderata espansione del credito.Bankitalia avverte che rincari dell'energia e dei costi di trasporto, pressioni inflazionistiche più persistenti e condizioni finanziarie meno accomodanti possono comprimere il potere d'acquisto delle famiglie e aumentare i costi operativi delle imprese. In caso di peggioramento del contesto, anche le banche risultano esposte a rischi sulla provvista, sulla liquidità e sulla qualità degli attivi, soprattutto se si indebolisce la capacità delle aziende di rimborsare i finanziamenti.
Per le famiglie, il secondo semestre del 2025 mostra comunque un ulteriore aumento del potere d'acquisto, seppure più contenuto, con una propensione al risparmio in calo ma ancora attorno ai livelli precedenti alla pandemia. Secondo i dati preliminari dei conti finanziari, nel 2025 cresce anche la ricchezza finanziaria, mentre nell'ultima parte dell'anno aumentano i depositi a vista, si riducono gli investimenti in azioni e partecipazioni e sale la domanda di credito.
Il settore produttivo presenta segnali ancora più favorevoli. Nel corso del 2025 le condizioni di redditività delle imprese migliorano e nell'ultimo trimestre dell'anno la crescita del valore aggiunto nominale raggiunge il 2,7% su base annua, dall'1% di fine 2024; nello stesso periodo il margine operativo lordo torna a salire, gli investimenti proseguono in territorio positivo pur con rallentamento, e alla fine del 2025 il rapporto tra autofinanziamento e investimenti si colloca poco sotto l'85%.
Banche e mercati italiani mostrano tenuta
Il sistema bancario italiano affronta le tensioni seguite allo scoppio del conflitto da una posizione giudicata complessivamente solida, con livelli elevati di patrimonializzazione e redditività. Il tasso di deterioramento dei prestiti scende lievemente all'1,2% nel quarto trimestre del 2025, pur restando più alto per gli istituti meno significativi, e la flessione della redditività attesa nel 2026 non appare tale da innescare una stretta creditizia eccessiva anche in uno scenario economico peggiore.L'esposizione diretta delle banche ai comparti più colpiti dai rincari energetici resta contenuta. Bankitalia indica che circa il 20% dei prestiti alle società non finanziarie riguarda settori nei quali l'aumento dei prezzi dell'energia tra dicembre e marzo determina un incremento non marginale del rapporto tra costi e valore della produzione, lasciando quindi spazio a rischi indiretti più che a concentrazioni critiche del credito.
Anche i mercati finanziari italiani mostrano per ora un impatto limitato della crisi. I rendimenti dei titoli di Stato aumentano e lo spread con i Bund tedeschi si amplia in misura moderata, mentre i corsi azionari recuperano le perdite registrate dall'inizio della guerra e, dopo l'annuncio della tregua all'inizio di aprile, l'indice italiano segna un progresso del 7% da novembre.
Il funzionamento dei mercati resta ordinato e gli indicatori di rischio non segnalano fragilità particolari nonostante l'incertezza elevata. Nella seconda metà del 2025 aumenta inoltre la quota di titoli di Stato italiani detenuta da investitori esteri, mentre cresce leggermente anche la partecipazione di famiglie e banche italiane e si riduce quella riconducibile all'Eurosistema e ai fondi di investimento italiani.
Nel nostro precedente approfondimento sull’offerta di UniCredit per Commerzbank abbiamo analizzato l’inasprimento delle pressioni regolamentari in Germania, dopo il divieto di BaFin sull’uso di pubblicità ritenuta ingannevole e il superamento della soglia del 30% nella partecipazione. L’articolo evidenziava anche come, nonostante utili elevati e piani di dividendi e buyback, il titolo restasse sotto pressione con segnali tecnici di ipervenduto e un probabile scenario di consolidamento nel breve periodo.
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