Mirai Robotics raccoglie 3,5 milioni per droni marini autonomi in Italia
La robotica marina italiana punta a rafforzare il monitoraggio di mari e fondali con nuovi mezzi autonomi sviluppati per usi civili, industriali, istituzionali e militari. Mirai Robotics, startup con sede in Puglia, ha già un prototipo di superficie lungo 5 metri operativo e prepara la presentazione in autunno di un secondo veicolo unmanned da 10 metri.
In evidenza
- Mirai Robotics chiude un round da 3,5 milioni di euro guidato da Primo Capital, Techshop e 40 Jemz Ventures, con partecipazione di angel investor italiani e internazionali.
- La startup italiana sta sviluppando veicoli autonomi da 5 e 10 metri equipaggiati con sonar attivi, destinati a sorveglianza costiera e missioni di intelligence marittima persistente.
- Il modello di Mirai punta a integrare avanzate soluzioni robotiche nella filiera nazionale della difesa, offshore e infrastrutture marine, in risposta all'aumento dei budget Ue sul settore.
Sviluppo industriale e piano tecnologico
Come riportato da Il Sole 24 Ore, Mirai Robotics nasce dalla collaborazione tra Luciano Belviso, Luca Mascaro e Davide Dattoli con l'obiettivo di costruire sistemi basati su robotica e intelligenza artificiale integrata per missioni marittime complesse. La società sviluppa veicoli a guida autonoma per il monitoraggio, sistemi intelligenti integrabili in flotte esistenti, oltre a software e analisi dei dati per la gestione delle operazioni in mare.La startup viene avviata con risorse proprie dei fondatori e completa un primo round da 3,5 milioni di euro, guidato dai venture capitalist italiani Primo Capital, Techshop e 40 Jemz Ventures, con la partecipazione di angel investor italiani e internazionali. Oggi il gruppo conta 15 addetti tra robotic engineer e system engineer provenienti da Italia, Svizzera e Germania.
Secondo Belviso, amministratore delegato di Mirai, il progetto punta a sviluppare un mezzo autonomo capace di ricevere obiettivi, come il pattugliamento di un'area marina, e di eseguirli in autonomia decidendo gli spostamenti, evitando ostacoli e occultandosi quando necessario. L'azienda ha già realizzato un'imbarcazione da 5 metri per applicazioni costiere di sorveglianza e sta sviluppando un secondo scafo da 10 metri destinato a missioni di intelligence, surveillance and reconnaissance persistenti.
Impatto su difesa ed economia del mare
Il posizionamento di Mirai si inserisce in un contesto in cui il mare resta un ambito esposto sotto il profilo della sicurezza e della carenza di personale specializzato. Belviso sostiene che i Paesi dell'Ue stanno riconsiderando i budget per la difesa, sia per raggiungere le soglie richieste dalla Nato sia per rispondere a una maggiore vulnerabilità della territorialità statale anche attraverso il dominio marittimo.In questo scenario, la società mira a costruire una leadership europea nell'ocean economy partendo dall'Italia. La startup indica nella filiera nazionale, che va dalla difesa alla cantieristica, dall'offshore alle infrastrutture marine, la base industriale su cui integrare competenze avanzate di robotica.
I due mezzi in sviluppo sono progettati per inviare immagini affidabili di ciò che si muove in superficie e sott'acqua. Pur non essendo sottomarini, i veicoli integrano sonar attivi per monitorare il fondale, ampliando così il campo di applicazione verso sorveglianza, controllo operativo e raccolta dati in ambiente marino.
Nel nostro precedente approfondimento sul distretto della nautica in Emilia-Romagna abbiamo ricostruito la crescita della filiera tra Rimini, Ravenna e Forlì-Cesena, arrivata a circa 1,6 miliardi di euro di fatturato e con una forte spinta su export e fascia premium. L’analisi evidenziava il ruolo trainante dei grandi gruppi e della rete di PMI specializzate, oltre all’aumento di occupazione e investimenti legati a qualità, design e innovazione.
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