Marcegaglia punta a 7 miliardi di ricavi, margini attesi in miglioramento

Marcegaglia punta a 7 miliardi di ricavi, margini attesi in miglioramento
Marcegaglia cresce nel 2024

Il gruppo siderurgico mantovano apre l’esercizio con un’accelerazione della redditività e prevede di raggiungere entro fine anno 7 miliardi di euro di fatturato. La spinta arriva dal recupero dei prezzi, sostenuto dal Cbam e dalle nuove misure europee di tutela del settore.

In evidenza

  • Marcegaglia prevede di raggiungere 7 miliardi di euro di ricavi entro fine esercizio, sostenuta dal recupero dei prezzi e nuove protezioni dal luglio 2024.
  • L’EBITDA del primo trimestre 2024 è raddoppiato rispetto al 2023, mentre quello annuale 2023 si attesta a 402 milioni di euro contro i 430 milioni dell’anno precedente.
  • La riduzione delle importazioni UE fino al 50% attesa nel 2024 favorisce i produttori domestici, con Marcegaglia che beneficia di un portafoglio ordini corto e reattivo.

Conti annuali e obiettivi per l’esercizio

Come riportato da Il Sole 24 Ore, Marcegaglia registra un avvio d’anno in forte progresso, con un Ebitda trimestrale raddoppiato rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente e con aspettative di un risultato finale "decisamente migliore" di quello archiviato lo scorso anno.

Considerando la sola componente steel del consolidato, il gruppo chiude l’ultimo esercizio con ricavi pari a 6,320 miliardi di euro, in calo del 7% su base annua per effetto della dinamica negativa dei prezzi, mentre i volumi restano stabili a 5,8 milioni di tonnellate. L’Ebitda di fine anno si attesta a 402 milioni di euro, contro 430 milioni dell’anno prima, con un utile netto di 65 milioni.

Nonostante investimenti per 220 milioni di euro, che includono interventi a Fagersta in Svezia, San Giorgio di Nogaro e Ravenna, il cash flow operativo raggiunge 270 milioni di euro. La posizione finanziaria netta è di 150 milioni, con disponibilità di cassa pari a 970 milioni di euro.

Prezzi, costi energetici e scenario europeo

Secondo i vertici del gruppo, in un contesto di incertezza i conti mostrano una buona tenuta e il recupero dei prezzi dovrebbe sostenere il traguardo dei 7 miliardi di ricavi entro la fine dell’esercizio. Il rialzo prende forza nell’ultima parte del 2025 e si amplifica nei primi mesi di quest’anno, favorito dal Cbam e dalle nuove misure di protezione che entrano in vigore all’inizio di luglio.

Le tensioni nell’area del Golfo Persico e nello stretto di Hormuz non incidono sulle catene logistiche di approvvigionamento del gruppo, ma pesano sui costi dell’energia. Marcegaglia calcola un extracosto di circa 4 milioni di euro al mese sul conto economico, nonostante i benefici legati allo strumento dell’Energy Release.

La previsione è che le importazioni entro i confini dell’Unione europea si riducano fino a quasi il 50%, aprendo maggiore spazio agli operatori europei. In questo quadro, il gruppo beneficia anche di un portafoglio ordini corto, che gli consente di adeguarsi più rapidamente alla nuova dinamica dei prezzi, mentre anche la seconda metà dell’anno si prospetta positiva.

Nel nostro precedente approfondimento sul rialzo del petrolio legato allo stallo nei colloqui tra U.S. e Iran, abbiamo ricostruito come l’inasprimento del quadro diplomatico abbia spinto Brent e WTI verso quota 100 dollari e riacceso i timori di shock energetico. L’articolo evidenziava anche la centralità dello Stretto di Hormuz e i rischi per l’offerta globale, con un effetto diretto su inflazione, aspettative di politica monetaria e volatilità dei listini.

Questo materiale può contenere opinioni di terze parti, nessuno dei dati e delle informazioni su questa pagina web costituisce consulenza sugli investimenti secondo il nostro Disclaimer. Sebbene aderiamo a una rigorosa Integrità Editoriale, questo post può contenere riferimenti a prodotti dei nostri partner.