Centromarca chiede regole stabili per sostenere competitività ed export dell’industria di marca
L’industria di marca in Italia apre il 2026 con vendite in crescita, ma opera in un contesto segnato da domanda interna debole, costi in aumento e tensioni geopolitiche. Ad aprile la crescita delle vendite raggiunge l’1,6%, mentre il settore sollecita un quadro normativo più semplice e certo per pianificare investimenti di lungo periodo.
In evidenza
- Le vendite dell’industria di marca crescono dell’1,6% ad aprile 2026, ma Centromarca segnala necessità di regole stabili e trasparenti per consolidare la competitività.
- Le previsioni per il 2026 indicano Pil italiano in aumento dello 0,4%, inflazione al 2,9%, consumi delle famiglie in crescita dello 0,5% e esportazioni a -0,1%.
- Centromarca sottolinea la centralità dell’export brand made in Italy, mentre la Commissione europea punta su semplificazione normativa e flessibilità per sostenere resilienza economica.
Vendite in crescita e richiesta di semplificazione
Come riportato da Il Sole 24 Ore, Francesco Mutti, presidente di Centromarca, afferma a Milano che i primi mesi del 2026 rafforzano la traiettoria di crescita del settore, con un aumento delle vendite dell’1,6% ad aprile. L’indicazione arriva nel convegno “Il ruolo della Marca nel sistema Paese. Generare valore, promuovere valori, ispirare futuro”, in cui l’associazione mette al centro le condizioni necessarie per consolidare la tenuta dell’industria di marca.Mutti segnala che la fase resta fragile per effetto della congiuntura internazionale, dell’aumento dei costi legato all’instabilità geopolitica e della contrazione del potere d’acquisto delle famiglie. In questo scenario, Centromarca chiede un impianto normativo con poche regole ma certe, chiare e trasparenti, insieme a un ecosistema legislativo capace di individuare le criticità e contrastare con forza illegalità e pratiche di concorrenza sleale.
Export e quadro economico sotto pressione
Per il presidente di Centromarca, una delle leve principali resta l’export, sostenuto dalla forza del brand made in Italy. Mutti osserva che la marca rappresenta un elemento centrale per ampliare la presenza del sistema Italia sui mercati esteri, mentre il Paese si avvicina a diventare il quinto esportatore mondiale.Le previsioni richiamate nel convegno indicano però per il 2026 una crescita del Pil italiano dello 0,4% e un’inflazione al 2,9%, con consumi delle famiglie in aumento dello 0,5%, investimenti in rallentamento dall’3,8% all’1,7% ed esportazioni che passano da una crescita dell’1,4% a una lieve variazione negativa dello 0,1%. Anche le prospettive per il 2027 restano contenute, con il Pil stimato in aumento dello 0,5%.
Nel suo videointervento, il vicepresidente esecutivo della Commissione europea Raffaele Fitto indica nella flessibilità e nella semplificazione due obiettivi centrali per rendere l’Europa più capace di affrontare le sfide future, anche in vista del prossimo bilancio.
Nel nostro precedente articolo sull’accordo tecnico tra Italia e Sudafrica per l’export di uva da tavola italiana abbiamo spiegato che l’intesa apre la strada all’accesso al mercato sudafricano e rafforza la cooperazione agroalimentare bilaterale. Abbiamo inoltre evidenziato come l’operazione sia considerata strategica per l’ortofrutta e inserita in una più ampia spinta a consolidare le relazioni economiche con l’Africa, con la possibilità di estendere il modello anche ad altri prodotti.
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