Confitarma respinge i pedaggi nello Stretto di Hormuz e segnala rischi per shipping e commercio

Confitarma respinge i pedaggi nello Stretto di Hormuz e segnala rischi per shipping e commercio
Stretto di Hormuz: allarme

Le associazioni dell’armamento italiano alzano l’attenzione sull’impatto economico e operativo della crisi nello Stretto di Hormuz, snodo chiave per energia e traffici marittimi internazionali. La contrarietà a nuovi pedaggi si lega sia alla tutela della libertà di navigazione sia ai possibili profili di violazione del regime sanzionatorio Ue.

In evidenza

  • Confitarma si oppone fermamente a qualsiasi forma di pedaggio nello Stretto di Hormuz, rilevando possibili rischi per approvvigionamenti energetici, commercio e competitività italiana.
  • Il pagamento di pedaggi allo Stato iraniano violerebbe le sanzioni UE e potrebbe influenzare clausole contrattuali nei finanziamenti bancari agli armatori.
  • Assarmatori segnala che i noli marittimi sono aumentati negli ultimi mesi a causa di maggiori costi di combustibile, assicurazioni e logistica sostitutiva per evitare aree critiche.

Allarme sui pedaggi e sui vincoli sanzionatori

Come riferisce Il Sole 24 Ore, Confitarma esprime una ferma e unanime contrarietà a qualunque forma di pedaggio nello Stretto di Hormuz, posizione emersa durante il consiglio generale e l’assemblea privata tenuti a Napoli nella sede del gruppo Grimaldi.

Il presidente Mario Zanetti afferma che il diritto di passaggio delle navi negli stretti internazionali deve restare libero e non può essere soggetto a limitazioni o pedaggi, espliciti o mascherati. Secondo la Confederazione, da questo principio dipendono gli approvvigionamenti energetici, il commercio internazionale e la competitività dell’Italia.

Nel corso del consiglio viene inoltre evidenziato che il pagamento di un pedaggio o di un servizio a favore di uno Stato sanzionato, come l’Iran, potrebbe configurare una violazione del regime sanzionatorio dell’Unione europea. Questo scenario potrebbe avere effetti anche sulle clausole contrattuali dei finanziamenti bancari già in essere per gli armatori.

Zanetti aggiunge che gli sviluppi diplomatici sono seguiti con attenzione, ma che la situazione richiede per ora prudenza e massima vigilanza, soprattutto per i 20mila marittimi ancora coinvolti. Confitarma auspica una rapida risoluzione della crisi e una riapertura accelerata della navigazione sicura nello Stretto, anche con il contributo della Marina militare insieme alle altre marine nazionali.

Costi in aumento per il trasporto marittimo

Il tema di Hormuz viene affrontato anche alla Farnesina in un incontro tra il ministro degli Affari esteri Antonio Tajani e le associazioni di categoria. Per Assarmatori interviene il presidente Stefano Messina, che collega l’aumento dei noli registrato negli ultimi mesi a una crescita più ampia dei costi sostenuti dalle imprese armatoriali.

Messina indica in particolare l’incremento dei costi del combustibile, delle coperture assicurative e della logistica terrestre integrativa necessaria per aggirare le aree di conflitto o soggette a limitazioni del traffico. In assenza di strumenti compensativi, questi maggiori oneri si riflettono sul costo complessivo del trasporto, sull’utenza finale e quindi anche sul prezzo delle merci.

Il presidente di Assarmatori ringrazia infine il ministero, la rete diplomatica delle ambasciate e le agenzie di supporto all’export per l’assistenza fornita al settore dell’armamento in una fase considerata particolarmente difficile. Il quadro conferma come la sicurezza delle rotte nel Golfo resti un tema con effetti diretti su shipping, filiere energetiche e commercio estero italiano.

Nel nostro precedente aggiornamento sulla crisi nello Stretto di Hormuz abbiamo raccontato la riunione alla Farnesina guidata da Antonio Tajani con associazioni di categoria e organismi di supporto alle imprese, per valutare l’impatto su costi energetici, logistica e export. In quell’occasione è stato ribadito che la ripresa dei traffici deve avvenire in piena sicurezza e nel rispetto della libertà di navigazione, affiancando anche lo sviluppo di rotte alternative per ridurre i rischi e i rincari.

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